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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 3 febbraio 1971
Il Regno dei Cieli tema centrale della predicazione di Gesù
A noi Gesù Cristo, dicono molti uomini d’oggi, basterebbe vederlo, almeno
vederlo, per farcene un concetto nostro, reale. Abituati come siamo a tutto
conoscere, e a tutto riassumere in formule brevissime, pratiche, nominali e
sensibili, vorremmo avere la soddisfazione di poterlo conoscere per via di uno
sguardo diretto, immediato, con la segreta e temeraria fiducia di poterlo così
giudicare, misurare, definire, e di potere finalmente decidere se sì, se no
accettare, e determinare finalmente quale posizione assumere nei suoi confronti.
Questa attitudine, dicevamo altra volta, è stata quella dei contemporanei di
Gesù, questo uomo problematico, chi è?: uno come gli altri? (Cfr. Luc. 4,
22) un profeta? (Matth. 16, 14; 21, 11) un seduttore? (Matth. 27,
63) il figlio di David? (Matth. 21, 9) e tutti volevano leggergli in viso
la sua identità. Ricordate l’episodio accaduto nella Sinagoga di Nazareth, dopo
che Gesù, al principio della sua vita pubblica, colà ritornato, lesse in
pubblico la profezia di Isaia sul Messia? «Gli occhi di tutti, dice S. Luca,
erano fissi sopra di Lui» (Luc. 4, 20), ammirati prima, sdegnati e
adirati poi, quando Gesù ebbe a dire: «Questa scrittura si adempie davanti a
voi».
L’ANNUNCIO DI GESÙ
Quanto a noi, vederlo non possiamo, ma da quanto sommariamente sappiamo di
Lui, quali tratti, quali aspetti caratteristici ci consentono di figurarcelo
vivo davanti al nostro pensiero? Chi era e com’era, ancora ci chiediamo?
Cominciamo ad escludere le note, che di solito distinguono gli uomini singolari.
Non era un ricco. Dice il Signore di se stesso: «Le volpi hanno le loro tane, e
gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare
il capo» (Matth. 8, 20). Non era un uomo rinomato di cultura. I suoi
compaesani si meravigliano ch’Egli sia tanto saggio ed eloquente: «non è costui
il fabbro, figlio di Maria?» (Marc. 6, 3; 1, 27). Non era un uomo
politico, un demagogo, un agitatore, Gesù respinge la tentazione del diavolo,
che gli offre in cambio d’un atto di servile ossequio i regni del mondo e la
loro gloria (Matth. 4, 8); e fugge, dopo la moltiplicazione dei pani,
dalla folla entusiasta che lo voleva proclamare suo re (Io. 6, 15). Non
era un soldato, un condottiero, un uomo d’armi, come tanti si aspettavano che
fosse il Messia, vindice e liberatore della nazione ebraica; non era nemmeno uno
zelota, un rivoluzionario, un contestatore del dominio romano imperante nel
Paese. Egli dirà a chi su questa scottante questione gli aveva teso l’insidiosa
domanda se fosse lecito pagare il tributo a Cesare: «Date a Cesare ciò ch’è di
Cesare, e a Dio ciò ch’è di Dio» (Matth. 22, 21; cfr. O. CULLMANN,
Jésus et les révolutionnaìres de son temps, p. 47 ss.). Chi è dunque Gesù? o
almeno: come appare Gesù? quale è il suo profilo, la sua figura? qual è
l’attività che lo fa conoscere? A questa domanda, che ci trasporta nel quadro
evangelico, pare che si possa rispondere: Gesù appariva come un profeta (Cfr.
Matth. 13, 57; 21, 11; Luc. 7, 16; 7, 39; Io. 4, 19; 6, 14; 9,
17; ecc.). Lo immaginate un profeta? È un uomo che annuncia oracoli sapienti e
misteriosi; vaticinii sui destini nascosti e futuri; ma specialmente un uomo che
ascolta e che annuncia messaggi divini. Egli ha la chiave dei segreti di Dio. È
l’araldo d’una Parola più grande della sua misura umana (Cfr. Io. 7, 16).
Pensare Gesù uomo della Parola di Dio ci porta assai addentro al mistero della
sua Persona: qui sarebbe da fermare la nostra esplorazione.
«TROVARE CRISTO»
Ma un’altra domanda più facile sorge spontanea: qual era l’annuncio del
profeta Gesù? Bisogna riportarsi al principio della sua predicazione, la quale
si collega con quella del Precursore, Giovanni il Battista; l’uno e l’altro
hanno un medesimo tema profetico. «Fate penitenza, esclama Giovanni, perché il
regno dei cieli è vicino» (Matth. 3, 2). «Fate penitenza, predica subito
dopo Gesù, perché il regno dei cieli è vicino» (Matth. 4, 17). Qui
dovremmo studiare questa coincidenza di parola e fare il confronto fra Giovanni
e Gesù. Ma un altro tema ora ci attrae: il grande tema del regno dei cieli, o
regno di Dio; tema che forma il nucleo primo e centrale della predicazione di
Cristo. Forse non vi abbiamo ancora pensato abbastanza.
Non è certo nel giro di questi brevissimi accenni elementari che possiamo
dare un’idea del «regno» annunciato da Gesù. Lo studio di questo tema ci
condurrebbe a capire qualche cosa della storia d’Israele e della tensione che al
tempo di Gesù s’era prodotta nel Popolo ebraico nell’attesa ardente e impaziente
della instaurazione di questo regno, che doveva consistere, nella estimazione
popolare, in una liberazione politica, potente e gloriosa, in virtù d’un
personaggio prodigioso, l’«unto» di Dio, il Messia trionfatore. Regno e Messia
sarebbero i due punti da studiare per entrare nel dramma del Vangelo. A voi il
farlo. Per ora noi qui notiamo che Gesù accoglie la parola fatidica di Regno, e
la fa propria (come Re dei Giudei infatti Egli sarà condannato alla croce): (Cfr.
Io. 19, 19) ma Egli vi cambia profondamente il significato. Regno dei
cieli, che Gesù annuncia, inaugura e personifica, è il disegno stupendo di Dio,
è il piano religioso nuovo, è il «mistero occultato ai secoli e alle
generazioni, come dirà S. Paolo, e che ora è stato rivelato» (Col. 1,
26), è l’economia di misericordia e di grazia, che il Cristo apre agli uomini
che credono in Lui, è la Chiesa segno e strumento del Regno in fieri, è l’inizio
d’una promessa dinamica che guiderà il cammino dell’umanità redenta ed eletta
per lo spiegamento finale in Dio della vita eterna. Oh! quanto vi sarebbe da
meditare su questo termine, il Regno così semplice e polivalente, così acquisito
alla mentalità umana e così fecondo e innovatore, così invadente la storia del
mondo e d’ogni singola coscienza, e così concentrato nella parola e nella figura
di Gesù. Sì, Gesù è il profeta dei Regno di Dio. Egli è venuto, e il Regno è
vicino. Egli è il personaggio possessore, annunciatore, donatore della formula
vera, universale, incomparabile per l’umanità. Egli è il Maestro. Egli è il
Pastore. Egli è il Salvatore.
Non vi siete mai accorti come gli uomini più evoluti sono e più fanaticamente
cerchino l’uomo che riassuma in sé l’ideale dell’umanità, e da sé diffonda la
norma di vivere, la stima di tutti i valori, la speranza di nuovi destini? La
nostra storia stessa ce lo prova; ahimé! con quali folli esaltazioni, con quali
servili umiliazioni, con quali disperate e talora tragiche delusioni. L’antico
sogno continua: io cerco l’uomo.
Ebbene: se noi sappiamo fissare lo sguardo dello spirito su Gesù, con onesto
pensiero, con semplice fede, con incipiente amore, la sua figura si farà grave e
luminosa; liberatrice e vincolante, davanti a noi; e ancora oggi, per noi, figli
di questo secolo esaltante e deprimente, si ripeterà la scoperta decisiva, dei
due primi discepoli: «Abbiamo trovato il Messia, che tradotto vuol dire il
Cristo» (Io. 1, 41).
È il voto che ripetiamo per ciascuno di noi: trovare Cristo.
Con la Nostra Benedizione Apostolica.
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