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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 3 novembre 1971

 

La Chiesa comunità orante

Ancora noi parleremo del volto della Chiesa, cioè della Chiesa come appare ai nostri occhi, per vedere quello che essa è, e quello che essa fa, in concreto, nella sua realtà umana e subito conoscibile. Voi sapete il motivo che ci suggerisce questa osservazione intuitiva, questo sguardo immediato; è il desiderio di vedere la sua faccia solare, la sua bellezza nativa; è il bisogno di confortare tanti spiriti buoni e intelligenti, che soffrono nella scoperta continua e inesauribile dei difetti, delle deformità, degli scandali, che la critica odierna, fuori e dentro di casa nostra, riscontra in tanti aspetti della Chiesa, così che si diffonde l’antipatia verso questa vecchia istituzione, e nasce in molti il triste proposito di abbandonarla e di osteggiarla, come inutile, come superata, come infedele, come scheletro inaridito, ovvero sorge in non pochi altri il proposito generoso forse, ma presuntuoso, di rianimarla e di riformarla nel suo disegno costitutivo e tradizionale, attribuendole una forma nuova e immaginaria la quale ondeggia fra uno spiritualismo carismatico raffinato, che non si sa bene come consistente, ed un conformismo umanistico alle realtà presenti e fuggenti, proprie della società temporale.

FONDAMENTALE MISSIONE RELIGIOSA

Questa nostra altra e realistica visione della Chiesa invece non dice oggi alcun che di nuovo; anzi si limita ad un’osservazione tanto ovvia ed empirica da sembrare banale: la Chiesa che cosa è? È una comunità che prega. Pensate: è un Popolo salmodiante e pregante, un Popolo di Dio! Questo è il segno della sua filosofia e della sua teologia; è l’uomo che ha bisogno di Dio (Cfr. 2 Cor. 3, 5); e che a Dio deve tutto (Cfr. Matth. 22, 38).

Perciò il suo atteggiamento fondamentale e caratteristico è quello cultuale. La Chiesa è innanzi tutto una società religiosa. Ciò che più le preme è la preghiera. La Chiesa si propone uno scopo primario: quello di mettere gli uomini in comunicazione, anzi in comunione con Dio; essa è, come dice il Concilio, «segno e strumento dell’intima unione con Dio» (Lumen gentium, 1). La Chiesa unisce uomini a sé fedeli per renderli fedeli a Dio. La Chiesa attualizza nella storia, con la parola, con la carità e con i sacramenti, il Cristo del Vangelo, l’unico mediatore valido e indispensabile fra Dio e gli Uomini. Questa è la sua fondamentale missione, quella religiosa. E a questa missione collettiva, interiore ed esteriore, quali ferme e forti strutture sono necessarie! La Chiesa poi pretende, e a buon diritto, di offrire all’umanità la soluzione definitiva della questione religiosa, la quale, come tutti sanno, ha enormemente interessato e affaticato l’umanità. Essa sostiene anche dinanzi all’estesissima indifferenza e all’accanita negazione del nostro secolo che non solo la religione ha sempre, e oggi più che mai, ragion d’essere, ma che la formula religiosa da lei offerta è il «fondamento e il coronamento» della vita umana, del sapere e dell’agire dell’uomo; è la luce, è il sostegno, è il termine, è la beatitudine della nostra esistenza sulla terra, è la prima ed ultima parola, l’alfa e l’omega del mondo. Per questa sua concezione generale e suprema, umana e cosmica della religione cattolica, cioè per la sua fede, la Chiesa è organizzata, esiste, ama, lavora, soffre, e sempre svolgendo il suo duplice colloquio con Dio e con l’uomo, pregando.

Piacerà o non piacerà, ma questo è il volto della Chiesa, quello del grande coro ordinato e inneggiante dell’umanità, che adora il Padre «in spirito e verità» (Io. 4, 23). Ed è un volto splendido, irradiante spiritualità e socialità, vigore morale e bontà caritatevole, mistero e chiarezza, quali nessuna altra istituzione terrena può o pretende offrire alla gente del nostro tempo. E questa irradiazione si effonde dal volto della Chiesa come un riflesso del volto di Dio (Cfr. Ps. 4, 7). Così è la Chiesa orante.

COLLOQUIO CON DIO E CON L’UOMO

La Chiesa orante, come si sa, ha avuto nel Concilio la sua magnifica esaltazione. Non lo possiamo dimenticare anche per il fatto stimolante della riforma liturgica. Questa riforma, per l’intenzione stessa che l’ha provocata, quella pastorale, di ravvivare l’orazione nel Popolo di Dio, un’orazione pura e partecipata, cioè interiore e personale, e al tempo stesso pubblica e comunitaria, merita grande considerazione anche al confronto delle condizioni spirituali del ‘mando moderno. Non è un semplice fatto rituale, di sacrestia, o di erudizione arcaica e puramente liturgica; è un’affermazione religiosa piena di fede e di vita, è una scuola apologetica per tutti i ricercatori della verità vivificante, è una sfida spirituale in mezzo al mondo ateo, pagano, secolarizzato.

UN ONORE E UN OBBLIGO

In occasione della recente pubblicazione del nuovo Breviario Noi riceviamo, fra le tante, una lettera confidenziale, ma singolarmente espressiva, che dice, tra l’altro, quanto sarebbe utile esortare i fedeli «in momenti di generale tensione degli animi, per ricordare l’eccellenza della lettura, dell’esposizione, della meditazione della parola di Dio, con la certezza che tale esortazione sarebbe salutarmente accolta da ogni anima, quasi sigillo al nuovo libro sacro, e degna memoria, al tempo stesso, dell’opportunità di una preghiera alla cui composizione secoli e secoli hanno lavorato, e nella quale Padri, Dottiri, Teologi e Santi della Chiesa fanno sentire la loro voce perenne . . .». È vero; ed è ciò che anche con queste familiari parole Noi ora facciamo, specialmente per il Clero e per i Religiosi, a cui in modo particolare compete l’onore e l’obbligo di tenere accesa la fiamma dell’orazione in seno alla Chiesa, e per quei suoi figli ardenti, ai quali è noto come ogni rinnovamento nella Chiesa medesima, ogni sua vitalità, ogni suo superamento di difficoltà e di crisi, ogni sua capacità di servire a liberazione e a salvamento i fratelli vicini e lontani, è alimentata dalla preghiera; dalla preghiera intima e personale (Cfr. Matth. 6, 4), e non meno da quella comunitaria, sacerdotale e pubblica, che chiamiamo liturgia.

Noi vogliamo credere che voi tutti siate di ciò persuasi, e con voi lo siano quanti ricevono l’eco di queste parole; perciò mettiamo subito in esercizio la comune fiducia nell’orazione chiedendo a tutti di pregare per il felice esito del Sinodo episcopale, ormai alle sue conclusioni, affinché ne abbia profitto di grazia e di gaudio, di fortezza e di santità il ministero sacerdotale nella Chiesa, e ne abbiano lume e conforto la giustizia e la pace nel mondo, ai quali temi il Sinodo ha dedicato il suo studio amoroso e sapiente.

Pregate dunque; preghiamo. Così dobbiamo essere Chiesa.

Con la Nostra Apostolica Benedizione.

                                       

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