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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 13 settembre 1972

 

«Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio»

In queste conversazioni settimanali noi abbiamo da qualche tempo richiamato l’attenzione dei nostri visitatori sopra l’aspetto morale della vita, il quale, come tante altre cose, subisce cambiamenti e alterazioni, che non possono lasciare indifferente chi, come noi cristiani, desidera imprimere alla propria condotta una linea conforme a certi principii naturali e religiosi. Vogliamo, dobbiamo seguire il Maestro, Gesù Signore; desideriamo aprire il suo Vangelo senza sentirci condannati da questo codice di verità e di vita, ma piuttosto istruiti e sollevati alla forma ideale di condotta adeguata alla nostra vocazione cristiana.

Ora vi sarebbe un tema da trattare, quello della castità, sul quale vi sarebbe tanto da dire, per la sua importanza nello svolgimento morale della nostra vita, tanto da confiscare per sé, quasi per antonomasia, nel discorso ordinario, il titolo di «moralità»; e per la gravità e la quantità di vecchi e nuovi problemi, che si addensano sopra questo tema tanto delicato. Ma evidentemente la sede per trattarlo non è questa; basti enunciarlo, affinché ciascuno vi ponga l’attenzione e la vigilanza. Ecco alcuni paragrafi, che vi si riferiscono.

1. Il tema diviene invadente e ossessionante. Non si può preterire da quanti hanno funzioni pedagogiche sulla gioventù, sulla formazione degli animi, sulla sanità dei costumi, sulla pubblica moralità. Da tema delicato, perché di natura impressionante, e perciò trattato tradizionalmente con molto riguardo, talvolta perfino eccessivo perché coperto dalla reticenza, oggi è presentato con studiata e spesso provocante ostentazione.

In sede scientifica, la psicanalisi; in sede pedagogica, l’educazione sessuale; in sede letteraria, l’erotismo d’obbligo; in sede di pubblicità, la bassezza adescatrice; in sede di spettacoli, l’esibizione indecente, tesa verso l’osceno; in sede di pubblicazioni, riviste pornografiche perfidamente diffuse; in sede di divertimenti, la ricerca dei più ignobili e seducenti; in sede di amore, ch’è la più alta, la confusione tra l’egoismo sensuale e passionale e il sogno lirico e generoso del dono di sé.

2. Dobbiamo avere l’avvertenza che viviamo in un tempo nel quale l’animalità umana degenera in una sfrenata corruzione; si cammina nel fango. Se abbiamo senso di dignità personale e di rispetto verso gli altri, verso la società, e soprattutto senso della nostra elevazione al livello cristiano, di figli di Dio, di battezzati e santificati dalla grazia (ch’è accensione dello Spirito Santo nelle nostre persone), dobbiamo metterci in uno stato di difesa, di ripudio, di rinuncia a tante esibizioni e manifestazioni del malcostume moderno; e non cedere per acquiescenza o per rispetto umano all’inquinamento dell’immoralità ambientale.

3. E dobbiamo renderci conto che l’impurità, a cui accenniamo, non è un diritto del giovane che marcia verso la vita, dell’uomo moderno, che deve liberarsi dalle tradizioni d’una volta, dell’uomo maturo, quasi che egli sia immune dai disordini derivanti dal contagio con la provocante immondezza. Perché, che cosa intendiamo per impurità? intendiamo il prevalere degli istinti e delle passioni dell’uomo animale su l’uomo razionale e morale. Un prevalere che stimola, affascina, esalta il primo; degrada e umilia il secondo; rende il primo volgare, vizioso e triste, il secondo miope e insensibile e scettico verso le cose dello spirito (Cfr. 1 Cor. 2, 14); è un disordine grave nel nostro essere umano, ch’è complesso e composito; disordine, che facilmente discende più in basso.

4. Non si possono tacere i gradi inferiori verso i quali s’incammina la nostra società, scivolando sopra la cosiddetta libertà dei sensi e dei costumi. Sono le grandi questioni che non la fanno né forte, né gloriosa: l’anticoncezione, l’aborto, l’infedeltà dell’amore coniugale, il divorzio . . . Poi su l’iniziazione al piacere sensuale spunta la droga . . . È la vita dell’uomo in gioco; è l’amore vero che decade. Problemi gravi e presenti, di cui tanto si parla, e più si dovrebbe.

5. Concludiamo con un paragrafo positivo, proprio quello della formazione cristiana. Esso si concentra in una delle beatitudini del Vangelo: «beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Matth. 5, 8). Nella quale si possono scoprire molte cose: il rapporto fra la vita religiosa e la disciplina dei costumi; la sede primaria della purezza, ch’è il cuore, cioè l’interiorità nostra, i nostri pensieri, i nostri affetti, le nostre fantasie, la nostra coscienza (Cfr. Matth. 5, 27 ss.; 15, 29); l’austerità, cioè la forza d’animo, l’integrità vera della nostra condotta, condizione necessaria per mantenere e generare l’ordine del nostro essere, sconnesso dal peccato originale e fatto custode dei tesori del regno di Dio (Cfr. 2 Cor. 4, 7), l’eccellenza dell’amore puro ed onesto e benedetto dal vincolo sacro, la sovreccellenza della verginità votata all’Amore unico, assoluto, divino . . . La purezza è l’atmosfera in cui respira l’amore.

6. Vogliamo aggiungere ancora una parola. Noi abbiamo detto, altra volta, che la morale cristiana è, di per sé, difficile. Che cosa dovremo dire di questo capitolo, relativo alla castità e alla purezza, che quasi tutti coloro che sono fuori della vita cristiana ritengono impossibile osservare? Diremo anche noi, sì, ch’è difficile, attese le circostanze in cui si svolge la vita dell’uomo, specialmente oggi; ma soggiungiamo subito, e correggiamo praticamente la prima generale affermazione: no, è facile; con il dominio di sé, con la scelta, quando possibile, d’un ambiente di vita sano, volendo la purezza è possibile; anzi con la preghiera e con i sacramenti: è facile ed è felice!

Per voi, giovani; per tutti lo diciamo! Con la nostra Apostolica Benedizione.


Sacerdoti novelli di Slovenia

Desideriamo rivolgere un saluto particolarmente affettuoso ad un gruppo di novelli Sacerdoti Sloveni, i quali han voluto farci visita prima di iniziare il loro ministero. Questo delicato pensiero, figli carissimi, rende la vostra presenza assai significativa e gradita: diciamo l’intenzione di collegare le primizie del sacerdozio all’incontro con la nostra persona, di ascoltare da noi una parola di esortazione, di riportare nelle vostre diocesi una rinnovata, stimolante carica di spirituale energia per gli impegni che, tra breve, vi attendono.

Voi conoscete certamente quanto ci stiano a cuore i sacerdoti ed i loro problemi, e come, in numerose occasioni, abbiamo cercato di far loro avvertire la pienezza di sentimento e di amore con cui li seguiamo nella loro attività. Ci sentiamo e siamo ad essi vicini. Noi appunto vorremmo che il medesimo senso di comunione sia sempre vivo e si accresca nei sacerdoti sia tra loro, sia nei rapporti con i propri Vescovi: è un contatto morale di altissimo valore, è un aspetto qualificante del «comandamento nuovo» che Gesù propone ai suoi discepoli (Cfr. Io. 13, 34-35), è un elemento atto a coordinare mirabilmente, nei disegni e nelle attuazioni, l’opera di tutti i sacerdoti. Tale comunione nasce, infatti, dalla natura stessa del sacerdozio, perché - come ha ricordato il Concilio - in forza della sacra Ordinazione «presbyteri . . . omnes inter se intima fraternitate sacramentali nectuntur» (Presbyterorum Ordinis, 8). Essa dev’essere coerentemente e costantemente vissuta da ciascun sacerdote.

Se vi manterrete fedeli a questa disposizione interiore, ne guadagnerà il vostro spirito e ne riceveranno un gran bene le anime.

Ritornando nelle vostre Chiese per cominciare il lavoro di ministero, meditate e ricordate questa nostra parola: vuol esser un augurio paterno, che avvaloriamo con la nostra Benedizione Apostolica.

Pellegrini della diocesi di San Sebastian

Saludamos con especial afecto a vosotros, amadísimos peregrinos de Idiazábal, en la Diócesis de San Sebastián, que habéis querido agradecer personalmente el cáliz que enviamos el año pasado a vuestra ermita de Nuestra Señora de Serotegui. Conociendo la honradez, religiosidad y sentido cristiano que distinguen a vuestro pueblo, os exhortamos a permanecer siempre fieles a vuestras tradiciones, mientras, en prenda de abundantes dones divinos, impartimos de corazón a vosotros, a vuestros familiares y a todos los habitantes de Idiazábal nuestra paternal Bendición Apostólica.

I vincitori del «Plus Ultra»

Con paterno afecto nos complacemos en dirigir un especial saludo a vosotros, amadísimos niños de la «Operación Plus Ultra», que habéis sido premiados por vuestra bondad.

Como a Vicario de Cristo, que tuvo su predilección por los niños, vuestra visita nos llena de consuelo y de alegría, y es un símbolo de esperanza, porque, al igual que tantos niños de todo el mundo cuyos nombres quedan desconocidos, habéis comprendido que sólo el amor puede salvar a los hombres.

En recuerdo de este encuentro, llevaos nuestra palabra de felicitación que os estimule a continuar siempre por este camino de los grandes ideales que nos trazó el Señor: el camino de la bondad, de la generosidad, del amor.

Implorando la protección del Altísimo sobre vosotros, sobre vuestros familiares y sobre todos vuestros amigos, os impartimos de corazón nuestra Bendición Apostólica.

                                    

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