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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 25 agosto 1978

 

Per costruire la Chiesa è necessaria la coscienza apostolica, la coscienza missionaria

Fratelli e Figli!

Ascoltate: noi abbiamo già annunciato ai nostri visitatori nelle precedenti udienze, e ora a voi lo ripetiamo: è venuto il tempo in cui quanti hanno la fortuna e la responsabilità di chiamarsi cristiani-cattolici devono sentirsi impegnati a «costruire la Chiesa», essendo questo, primo, il disegno messianico di Cristo Salvatore (Matth. 16, 18); e, secondo, avendo Egli associato nell’esecuzione di questo storico e universale disegno l’opera, la mano d’opera potremmo dire, degli Apostoli e dei loro seguaci; terzo, essendo doveroso preservare dalla rovina, minacciata dall’evoluzione storica e dalla irreligiosità dei tempi nuovi, l’edificio, già costruito in duemila anni di storia della Chiesa tuttora vivente; e quarto, avendo la coscienza della Chiesa stessa, collaudata e stimolata dal recente Concilio, risvegliato in essa, tanto nelle gerarchie dei suoi pastori e dai suoi promotori, quanto negli animi più generosi e più aperti dei suoi figli e delle sue figlie alle voci dello Spirito, il senso del Mandato originario: «andate e annunciate il Vangelo a tutte le genti» (Cfr. Ibid. 28, 19), con accento gaudioso e imperioso, come non mai forse prima di oggi.

Non avete notato com’è diventata attuale e generale nella Chiesa la parola «apostolato» riferita non solo ai pastori di essa, ma estesa a quanti debbono e possono essere loro collaboratori? E con essa quella oggi tanto esigente di testimonianza? e quale accento specifico e vigoroso abbia assunto il termine di «missionario»? Riecheggia negli animi dei capi e anche dei figli tutti della Chiesa l’ultima parola pronunciata da Cristo nel quadro della nostra vita terrena: «voi mi sarete testimoni . . . fino agli estremi della terra» (Act. 1, 8). La salvezza, portata da Cristo, non si realizza da sé, ma esige la mediazione d’un duplice ministero: indispensabile quello del sacerdozio ministeriale, e quello, coordinato anch’esso all’integrazione del primo, del sacerdozio comune, quello dei fedeli-fedeli; così che tutto il corpo visibile della Chiesa è impegnato a trasmettere e a vivere i doni salvifici di verità e di grazia meritati dal Verbo incarnato, ed effusi dallo Spirito (Cfr. Lumen Gentium, 10).

Per costruire la Chiesa è necessaria questa coscienza apostolica, questa coscienza missionaria. Costruire è dir poco, se non si intende insieme, per noi vittime di tante demolizioni, ricostruire, non già a riguardo di quanto può essere contingente e caduco nella vita storica della Chiesa, ma piuttosto a riguardo dei suoi elementi costitutivi, derivati e voluti da Cristo, sia nel campo dottrinale che in quello operativo; e se non si proietta lo sguardo, non tanto al passato, quanto al futuro, al piano integrativo, che ancora e sempre nella storia rimane da compiere. Ed è necessità intrinseca al piano di salvezza, unico, universale, indispensabile instaurato da Cristo. Se la sua salvezza è necessaria per l’umanità intera, e se la virtù operante di tale salvezza è, per quanto a noi è dato conoscere, condizionata dal servizio umano della istituzione ecclesiastica, appare chiaro come questa istituzione dev’essere continuamente sotto la pressione interiore di un’urgenza di dilatazione, di diffusione, di amore: «caritas Christi urget nos», la carità di Cristo ci spinge (2 Cor. 5, 14), esclama S. Paolo, e la sua infaticabile attività apostolica lo dimostra (Cfr. Ibid. 11, 16 ss.). Questa attitudine all’apostolato non è di alcuni di temperamento più vivace e più coraggioso; con le debite forme e proporzioni dev’essere di tutti i veri cristiani, e non solo rivolta ai paesi così detti di missione, ma ad ogni ambiente in cui ciascuno si trova. Chi comprende questa coerenza interiore col carattere cristiano trova logica l’esortazione continua, che oggi i Pastori d’anime fanno, per la milizia d’ogni figlio della Chiesa nelle file dell’Azione Cattolica o di qualche altra associazione destinata all’affermazione e alla diffusione del nome cattolico (Cfr. Apostolicam Actuositatem, 33). Il cristiano è un soldato; come e quanto ce lo ricorda l’Apostolo (Cfr. Eph. 6, 14; 1 Thess. 5, 8; 1 Cor. 9, 19-27). Ed ancora più necessaria appare la chiamata che la Chiesa continuamente ripete, alla gioventù specialmente, in ordine alle vocazioni, con l’invito di Cristo: «venite con me; io vi farò pescatori di uomini» (Matth. 4 , 19). È il grande problema delle vocazioni al sacerdozio, o alla vita religiosa. Sì, grande problema; se ne dovrà riparlare.

E poi vi sono i casi speciali, che dobbiamo ammirare con molta simpatia e meraviglia; ecco il cristiano si fa missionario nel senso specifico; e ancora questa parola «missionario» ci lascia intravedere un mondo drammatico, relativo alla diffusione del Vangelo; diffusione ancora troppo limitata rispetto alla geografia della terra e alle statistiche delle popolazioni nel mondo. Certo non tutti possono farsi personalmente missionari, ma tutti dovremmo sentire la forza dell’esempio dei missionari, e tutti dobbiamo sentirci solidali con questi eroici araldi della fede e della civiltà con la nostra amicizia, col nostro obolo, con la nostra preghiera: sono essi che fondano le nuove Chiese locali e costruiscono la Chiesa universale.

Davanti a questo aspetto tanto positivo ed esemplare della vita della Chiesa in costruzione dovrebbero trovare rimedio nella Chiesa già costruita certi fenomeni negativi, che non contribuiscono né alla sua prosperità, né alla sua espansione. Oggi, per esempio, si confonde la libertà religiosa, quale la Chiesa ci insegna riguardo a chi non professa la nostra fede (Cfr. Dignitatis Humanae, 2) con l’indifferenza religiosa, quasi che non esistesse l’obbligo morale di cercare e di dare testimonianza alla verità; ovvero con un ibrido sincretismo, quasi che ogni religione fosse valida per se stessa. Inoltre noi richiameremo ancora una volta la buona volontà di chi si professa figlio della Chiesa a non arrendersi alla moda della contestazione sistematica, quasi che questa posizione critica autorizzasse a corrodere quell’intima coesione che dev’essere d’una Chiesa ben costruita, cioè d’una società animata dalla carità (Cfr. Phil. 1, 9; 2 Thess. 1, 3).

Impariamo dunque l’arte di costruire la Chiesa, fondata su Cristo Gesù (Cfr. 1 Cor. 3, 10-12) e da lui edificata su Pietro.

Con la nostra Benedizione Apostolica.

Ai sacerdoti salesiani neo-direttori di istituti

Accogliamo inoltre con grande effusione di cuore il gruppo, così ragguardevole e meritevole della nostra stima, dei Neo-Direttori di Istituti Salesiani, i quali prendono parte a un corso di spiritualità per prepararsi al loro delicato ufficio. A voi tutti il nostro più cordiale saluto, figli carissimi! E in particolar modo salutiamo il Direttore della Casa di Beyrouth e l’Ispettore del Medio Oriente, la cui presenza qui in mezzo a voi richiama alla nostra mente la dolorosa tragedia che ha recentemente colpito la Comunità Salesiana Libanese. Ciò è un motivo di più per dirvi, insieme alla nostra gratitudine, l’apprezzamento con cui seguiamo il lavoro silenzioso e tanto prezioso da voi svolto a servizio delle anime, e per assicurarvi ancora una volta della nostra piena fiducia.

Sappiamo bene le gravi difficoltà che incontra oggi la vostra missione educativa fra i giovani. Nella trepidazione con cui voi vi accingete ad assumere i nuovi compiti che vi sono affidati, si riflette l’ansia stessa della Chiesa di avvicinare i giovani ed orientarli con un’azione la quale, ispirandosi agli intramontabili principii del Vangelo, nel medesimo tempo sappia tener conto delle inquietudini, dei fermenti e delle aspirazioni della gioventù di oggi. In ciò se grande sarà la vostra responsabilità, grande pure sarà il vostro merito di fronte a Dio e alla società.

Coraggio, adunque, carissimi figli, ed aiuti voi tutti a ben rispondere alle attese della Chiesa la nostra particolare Apostolica Benedizione.

Agli insegnanti ed allievi dell’Istituzione Internazionale «Auxilia» guidati dal Direttore Ingegner Zucchelli

Un affettuoso saluto rivolgiamo alla rappresentanza italiana di Dirigenti, Insegnanti ed Alunni dell’Istituzione Internazionale «Auxilia».

Nel ringraziarvi, carissimi figli, del gentile pensiero, vogliamo esprimere il nostro apprezzamento per l’opera esemplare e disinteressata, svolta con tanta dedizione, dai maestri nei confronti dei loro discepoli, affinché essi nonostante la malattia o l’infortunio, possano usufruire delle legittime soddisfazioni dello studio per il loro futuro inserimento per la sincera e fruttuosa corrispondenza, da parte degli allievi alle sollecitudini degli educatori. E mentre invitiamo questi ultimi a considerare di quali elette consolazioni spirituali sia fonte e principio l’insegnamento, nelle sue finalità di allargare l’orizzonte delle umane cognizioni e di promuovere il bene, ricordiamo agli allievi, così provati dalla sofferenza, che essa è strumento di purificazione, di elevazione e di propiziazione della misericordia divina, nonché scuola di forti virtù per la preparazione alle responsabilità della vita.

Vi esortiamo, pertanto, entrambi a sempre più fecondo rapporto di mente e di cuore, e facciamo voti che la vostra Istituzione si distingua sempre per felici incrementi a servizio dell’umana e civile convivenza.

Con tale auspicio impartiamo a voi e alle vostre rispettive famiglie la nostra propiziatrice Benedizione.

                     

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