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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 21 settembre 1977
La carità, genio operativo della Chiesa
In questi ultimi mercoledì, nel breve discorso all’Udienza generale,
come quella di oggi che qui ci riunisce, noi ci siamo proposti una domanda, che
ci sentiamo ripetere da tanta parte degli uomini esponenti della mentalità
antireligiosa, o semplicemente areligiosa del nostro tempo: a che cosa
serve la Chiesa? Non basta a se stessa la società moderna? Pur troppo questa
mentalità, anche se suffragata dal mirabile progresso umanitario contemporaneo,
è superficiale, empirica, e ridotta spesso a giudicare la vita umana secondo
criteri utilitari, che il materialismo coltiva come una scoperta, un progresso,
un umanesimo liberatore, ripetendo in termini filosofici formule radicalmente
negative, non solo contro la Chiesa costituita, ma altresì contro ogni
spiritualismo non redditizio, o non soddisfacente a qualche profitto economico o
scientifico. A che cosa serve la Chiesa, quando il mondo profano è in grado di
rispondere ad ogni bisogno, anche puramente voluttuario? La Chiesa organizza la
religione; ma oggi, la religione a che cosa serve? Non si vuole più ammettere
nemmeno l’ipotesi della verità, come base della religione, e perciò come titolo
alla sua esistenza e tanto meno alla sua efficienza in una società moderna, che
si crede autosufficiente e affrancata da vani pensieri teologici e
spiritualisti.
Noi non pretendiamo ora minimamente di dare una adeguata risposta a obiezioni
così radicali e così, apparentemente almeno, formidabili; non sarebbe
impossibile l’apologia della religione e della Chiesa iniziando là donde parte
quel grande documento autobiografico sulla realtà della nostra esistenza, che
sono le «Confessioni» di S. Agostino, il quale afferma, nel primo capitolo di
tale opera, subito rivolgendo a Dio il suo appassionato e realistico discorso:
«Tu ci hai fatti in ordine a Te; e il nostro cuore è inquieto fino a che in Te
non si riposi». Del resto, la discussione su tale tema fondamentale è così
estesa e così accesa (se pur con qualche accenno ad una certa resipiscenza
teorica, o almeno a qualche pratica temperanza), che noi rimandiamo i curiosi
intelligenti a qualche studio speciale (Cfr. CORNELIO FABRO,
Introduzione all’ateismo, Studium, 1964; Mons. Veuiliot, etc. L’Athéisme . . . .
Cerf, 1963). E basti qui discendere al livello più semplice della questione
circa l’utilità pratica e sociale della Chiesa, ma livello immensamente esteso,
com’è quello dove la Chiesa è operante con le sue azioni di umana carità.
Sì, la Chiesa documenta la sua utilità con l’obbedienza al Vangelo. Superfluo
perfino addurre documentazioni, tanto la presenza attiva della Chiesa è
dappertutto, e ancora, nella nostra società. La Chiesa dimostra l’intelligenza
dei bisogni umani, come nessun altro organismo sociale ancora ha potuto fare,
anche se oggi la civiltà dispone di sviluppi meravigliosi. Un’intelligenza che
previene: quante istituzioni benefiche sono sorte appunto dal cuore della
Chiesa, quando ancora la società non pensava a portarvi soccorso! La Chiesa ha
la percezione del dolore dell’uomo, in ogni condizione, ad ogni età, in ogni
Paese, dove essa sia ammessa a esercitare la sua missione umanitaria. Chiedete a
chi conosce questa sociologia della carità, dove questo Vangelo vivente possa
arrivarvi e quali prodigi di dedizione, di pazienza, di sacrificio esso abbia
suscitato.
Non v’è miseria umana che non abbia avuto nella Chiesa un Istituto suo
proprio che vi abbia consacrato delle vite intere, di Religiosi, e Religiose
specialmente, con indicibile pazienza, con silenzioso amore. Ancora oggi
testimonianze evangeliche, come quelle, per citarne alcune famose, di un Padre
Damiano, lebbroso con i lebbrosi all’isola Molokai in Oceania, di una Madre
Teresa, vivente, fra i Poveri senza numero a Calcutta, o dei Petits Frères e
delle Petites Sœurs de Charles de Foucauld, ormai sparse per il mondo, e le
tante, tante Figlie e Suore e Ancelle della Carità d’innumerevoli Famiglie
religiose, e di tante iniziative benefiche, dicono con l’eroismo della loro
immolazione che cosa fa la Chiesa nel mondo; lo dicono, disseminate nelle grandi
Città e nei sobborghi delle periferie urbane, con ammirabile perseveranza, le
schiere di Dame, di Compagnie, di Conferenze e di gruppi derivati da San
Vincenzo de’ Paoli, di laici e di giovani anche, che insigniti di tale nome, o
di quelli d’altri Santi o Sante, e di innumerevoli buoni cristiani dappertutto
nel mondo, vanno cercando il Povero, dovunque si trovi, con lo sguardo
avido di scoprirvi la trasparenza evangelica rivelatrice del volto umiliato di
Cristo: «ogni volta che avete fatto opera di carità anche ad uno solo dei miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», Gesù Cristo che parla (Cfr. Matth.
25, 35-45). Chi è questo Me, che si presenta nel volto dolente dell’uomo
qualunque per farsi oggetto d’un superlativo e inestinguibile amore? È il Cristo
che ispira, guida, sostiene, trasfigura, santifica il programma, nella sua parte
più impegnativa ed espressiva, della sua Chiesa: perché tale è il suo programma,
tale il suo genio; amare e servire Cristo-Dio nell’Uomo che soffre.
La lezione è sempre presente ed eloquente in mille sue forme. È per noi
tutti. Pensiamoci. Con la nostra Benedizione Apostolica.
Ai Consiglieri ecclesiastici diocesani della «Confederazione Nazionale
Coltiva tori Diretti»
Un cordiale saluto rivolgiamo ai numerosi sacerdoti italiani,
Consiglieri ecclesiastici diocesani della «Confederazione Nazionale Coltivatori
Diretti», riuniti in questi giorni a Roma per il loro decimo Convegno Nazionale,
al fine di studiare e riflettere insieme i complessi problemi della politica
agricola europea, regionale e sindacale, alla luce dell’impegno cristiano per
l’autentica e globale promozione umana.
Nell’esprimervi il nostro vivo compiacimento per la vostra presenza,
auspichiamo che la vostra azione pastorale, assidua e generosa, contribuisca
sempre più ad animare, difendere e potenziare quei valori culturali, morali e
religiosi, che costituiscono il prezioso ed encomiabile patrimonio del mondo
rurale.
Ad un gruppo di sacerdoti, religiose e laici
Un affettuoso saluto indirizziamo anche al gruppo di sacerdoti,
religiose e laici, che con entusiasmo si preparano alla prossima partenza per
vari Paesi dell’Africa, dove svolgeranno la loro attività missionaria.
Vi diciamo, figli carissimi, il nostro sincero, cordiale apprezzamento per
questa vostra risposta generosa alle esigenze della Evangelizzazione. Vi saremo
vicini con la nostra preghiera perché la vostra vita sia una luminosa ed
efficace testimonianza della immensa carità della Chiesa nei confronti di quei
popoli, così aperti al richiamo di Dio.
A voi tutti impartiamo di cuore la nostra Benedizione Apostolica.
A vari gruppi di lingua tedesca
Einen besonderer Willkommensgruß richten Wir an die Pilger es Trierer
Bistumsblattes »Paulinus«. Wir erflehen ihnen als Frucht dieser Gnadentage einen
frohen und lebendigen Glauben und unverbrüchliche Treue zu Christus und seiner
heiligen Kirche.
Zugleich grüßen Wir auch eine Gruppe von protestantischen Glaubensbrüdern aus
der »Evangelischen Kirche von Kurhessen-Waldeck« und die Mitglieder des
»Ökumenischen Gesprächskreises von Herne«. Gebe Gott, daß ihr Rombesuch
fruchtbar werde für das große Anliegen der vollen Einheit in Christus!
Von Herzen erteilen Wir allen anwesenden Pilgern Unseren besonderen
Apostolischen Segen.
Ai partecipanti ad un pellegrinaggio di anglicani
We are pleased to extend a word of welcome to an Anglican group from
Towcester, in England. We thank you for your visit, and we hope that your
pilgrimage to Rome will be an occasion of renewed commitment to Christ.
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