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  UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 29 gennaio 1964

 

Diletti Figli e Figlie!

Vogliamo credere che questa udienza, questo vostro incontro col Papa susciti nei vostri animi un pensiero caratteristico, tanto comune ma tanto bello, circa il rapporto fra il Papa stesso e la Chiesa, tutta la Chiesa, il famoso pensiero, spesso ripetuto, di S. Ambrogio: Ubi Petrus, ibi Ecclesia, dove è Pietro, ivi è la Chiesa. Voi infatti, fedeli quali siete di Gesù Cristo, che su Pietro ha fondato la sua Chiesa, incontrandovi col Papa pensate alla Chiesa che è in lui concentrata, e vi sentite in questo momento più che mai in comunione con tutti i fratelli di fede, con tutta la comunità universale dei credenti, anzi, per un certo senso con tutto l’umanità. Sì, qui è il centro, qui è il cuore, qui è l’unità della cattolicità.

È cotesto un tema di meditazione molto grande e molto fecondo, il quale vi apre davanti allo spirito il panorama del mondo, visto da questo punto prospettico, fissato dal Signore, per capire il disegno di salvezza di Dio su gli uomini, per capire la storia e la civiltà, per capire l’amore e la pace sulla terra. Potrete ricordare questo impressionante momento per prolungare poi una così inebriante meditazione anche in seguito, fuori di qui.

Ma la vostra filiale devozione, da un lato, e la Nostra paterna affezione, dall’altro, arricchiscono questo momento d’una visione, non diversa dalla prima, ma più interiore, più personale; e cioè voi ora guardate all’umile Nostra persona quasi per leggervi dentro, quasi per scoprirvi i suoi sentimenti e i suoi pensieri, quasi per trovare lì, nel cuore del Papa, tutta la Chiesa e, con la Chiesa, voi stessi. Sì, carissimi figli, codesta non è una pretesa indiscreta, ma è un’aspirazione legittima dei figlioli di casa, di famiglia, all’apertura dell’animo del Padre comune, alla confidenza e alla comunicazione spirituale, propria di una società religiosa, fondata sull’identità di fede e sulla circolazione di carità, quale è la Chiesa cattolica.

Ebbene, che cosa potete voi scorgere nel cuore del Papa? Se avete qualche conoscenza dei discorsi pontifici, avrete notato che assai sovente i Papi, aprendosi a colloquio con i loro fidati interlocutori, rivelano due sentimenti dominanti e ricorrenti: uno di gioia, l’altro di dolore. È questa una duplice nota, che potremmo trovare nel Vangelo stesso, nel cuore del Signore, nelle profondità dei discorsi dell’ultima cena, ad esempio; e poi spesso nelle parole degli Apostoli. Gioia e dolore sono i due poli principali della sensibilità umana ed anche, a livello superiore, dell’esperienza spirituale.

Vi diremo dunque, carissimi Figli, che anche Noi abbiamo riflessa nel cuore la vita della Chiesa in tali sentimenti riassuntivi: quanto gaudio viene a Noi dalla vita della Chiesa di questo periodo! dai grandi avvenimenti, che la fanno così intensa, così importante, così misteriosa, ai Nostri occhi stessi: il Concilio, ad esempio, i movimenti religiosi rivolti verso l’unificazione dei cristiani, l’ardore missionario, il fervore del pensiero e dell’azione cattolica, e aggiungiamo, a vostra lode e a vostro incoraggiamento: la bontà delle anime in grazia di Dio, lo zelo per la sua gloria, la pazienza santificata, e così via, il regno dei cieli, in una parola, che ogni cristiano, ogni uomo di buona volontà racchiude nel cuore; ecco: la Nostra gioia, Noi possiamo dire a voi ciò che S. Paolo scriveva ai suoi carissimi fedeli di Filippi: «Voi siete il nostro gaudio e la nostra corona» (Phil. 4, 1). Vi ringraziamo e vi benediciamo per questa consolazione, che la vostra fedeltà cristiana Ci procura.

Ma poi il cuore del Papa, voi potete bene immaginare, è pieno di dolore. Quante amarezze, Figli carissimi, vengono a Noi, ogni giorno, da tutte le parti; e voi potete pensare quali siano, se osservate quante debolezze, quante infedeltà, quante apostasie, quante corruzioni, quante cattiverie siano sempre nel mondo!

Vedete: si potrebbe paragonare questo centro della cattolicità, che chiamiamo il Vaticano, ad uno di quegli apparecchi che registrano le oscillazioni, le scosse, le rovine d’un dato complesso territoriale o meccanico, posto sotto osservazione. A questo manometro centrale, quante tristi segnalazioni giungono ad ogni ora! Sì, pensate al cuore del Papa! Se davvero egli è Padre universale, come può essere indifferente alle tante penose notizie, che la cronaca quotidiana reca con sé? come può sapere delle bestemmie al nome di Dio, delle avversioni alla religione, delle minacce alla pace, delle offese alla giustizia, delle sofferenze dei malati, degli scandali ai bambini, e così via, senza sentirsi colpito da tanti malanni? I dolori dei figli sono i dolori del Padre!

In questi giorni una sofferenza particolare Ci rende tristi e pensosi, causata dalla notizia di atti di terrore, che si stanno compiendo in un giovane e grande paese, a Noi carissimo, il Congo (avente per capitale Léopoldville), disordini e terrori eccitati contro persone e opere, di origine missionaria e non soltanto cattoliche in quella terra, che alle missioni deve quanto di più generoso, di più progredito, di più umano essa possiede: la sua recente e magnifica ascesa alla civiltà moderna e alla libertà nazionale.

È questo per Noi dolore grave, che speriamo presto superato, per l’onore di quella stessa diletta nazione, per la fiducia che non deve venir meno nell’apparato internazionale promotore e garante dell’indipendenza e dello sviluppo dei nuovi Stati, e per il carattere inviolabile, che gli ideali di pace, di libertà, di rispetto ai supremi diritti umani devono rivestire per tutti.

A voi, carissimi Figli, confidiamo in modo particolare questa pena e questa speranza, affinché vogliate onorare la memoria di coloro che sono stati trucidati in questa triste vicenda, consolare con la vostra solidarietà ai Nostri missionari le loro prove e le loro sofferenze, e pregare in modo che l’ordine, la concordia e la pace abbiano a ritornare nel Congo, e a regnare in ogni angolo della terra.

E con questi sentimenti, tutti vi salutiamo e vi benediciamo.

 

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