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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Mercoledì, 8 aprile 1964
Diletti Figli e Figlie!
Anche oggi: vedete quanti siete? La Basilica di S.
Pietro non basta a contenervi, ora che la navata centrale è occupata dalle
tribune del Concilio ecumenico. E vedete da quali provenienze diverse voi
confluite all’incontro col Papa?
Ebbene: questa duplice circostanza, relativa l’una
al numero, l’altra alla varietà dei fedeli qui riuniti, riveste un
significato che va oltre l’osservazione del fenomeno esteriore, quantitativo e
qualitativo, e che ci aiuta a meditare uno degli aspetti caratteristici della
Chiesa, la quale ha qui, al suo centro, le sue espressioni più evidenti e più
significative. Merita, figliuoli e fedeli carissimi, meditare qui, e proprio in
questo momento, la ragione di questa affluenza, tanto copiosa e tanto varia. Non
è un fenomeno puramente turistico. Le possibilità moderne offerte ai nostri
viaggi accrescono meravigliosamente l’aspetto esteriore del fenomeno, ma non
lo spiegano. Per offrire ai vostri pensieri qualche spunto di riflessione,
tipica per questo momento e per questo luogo, vi faremo due domande.
La prima: perché siete venuti? perché da tante
parti del mondo affluite qua? Mi potreste rispondere: perché Roma è un centro
molto interessante, da quando esiste. Ancora prima che fosse cristiana, Roma,
dice uno dei suoi più grandi scrittori latini, è il faro del nondo e la rocca
di tutti i popoli («. . . hanc urbem, lucem orbis terrarum atque arcem omnium
gentium» - Cicerone, Catil. 4, 6, 11). Ma vi è per voi una ragione
più profonda, più vostra; siete venuti a Roma perché qui è il cuore della
Chiesa, qui vi sono le tombe degli Apostoli, qui vi è il Papa. Cioè un motivo
religioso vi ha guidato fin qua, un motivo che mette in evidenza la struttura
umana, la forma visibile e sociale, l’organizzazione particolare della
religione cristiana, cioè la sua realtà storica, che è la Chiesa. Qui, ancora
una volta, si scopre il disegno della Provvidenza sulla umanità: essa deve
essere una sola famiglia, tutti gli uomini devono essere amici e fratelli. Qui
si scopre il cardine dell’unità, qui si avverte la vocazione della
cattolicità, qui si ha il senso dell’ordine spirituale che dovrebbe dare a
tutti il loro posto nel mondo, e chiamare tutti a entrare nel grande concerto,
ciascuno con la propria libertà e con la propria personalità, dell’armonia
universale. Qui è l’immagine, sempre imperfetta e sempre in via di esprimersi
meglio, della «Città di Dio», la città illuminata dalla fede e tenuta
insieme dalla carità. Qui v’è una chiamata per tutti; qui ognuno è
aspettato; ognuno accolto; nessuno, par di comprendere, qui deve spiritualmente
mancare.
Ed ecco che voi non solo spiritualmente, ma anche
materialmente oggi siete venuti, siete a Roma, siete Romani! Vi presentiamo
allora un’altra domanda: vi sentite forestieri in questa Roma cattolica? in
questa Chiesa degli Apostoli? in questa casa del Papa? in questo ovile di
Cristo? Forestieri no. Anche gli antichi chiamavano Roma «patria communis»,
la patria comune. Tanto più i fedeli della santa Chiesa devono sentire che qui
nessuno è straniero. Papa Pio XI, di felice memoria, parlava sempre, nelle
udienze, della accoglienza nella casa di tutti, perché qui è la dimora del
Padre comune. E l’idea non è nuova. Sempre i pellegrini hanno avuto l’impressione,
venendo a Roma, anche quando i disagi del viaggio e dell’alloggio erano
terribili, di essere in casa propria. Una antica iscrizione, incisa davanti all’antica
Basilica di San Pietro, demolita per costruirvi questa mole di Michelangelo,
diceva precisamente, fissando la voce d’una donna felice d’essere arrivata a
questo pio luogo: in questi sacri portici non più forestiera io mi riposo (porticibus
sacris iam non peregrina quiesco [Diehl. Ins. Chr., 2127]).
Così voi, carissimi! Possa quest’ora singolare e
benedetta dare a voi l’impressione, la certezza, la felicità d’essere
cittadini della Roma cattolica, figli dello stesso Padre celeste, fratelli tutti
in Gesù Cristo, viventi dello stesso principio vitale, ch’è la grazia dello
Spirito Santo, e formanti tutti insieme quel mistico Corpo del Signore, che si
chiama la Chiesa!
E possa la benedizione dell’umile Vicario di
Cristo confermare in voi tali sentimenti per sempre.
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