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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 6 maggio 1964

 

Il viaggio a Roma, la visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, l’udienza del Papa, Noi pensiamo, sono per il viaggiatore attento, per il pellegrino pensoso, per il fedele orante, motivi molto stimolanti a penetrare nel senso della Città eterna e a raccogliervi fra le tante lezioni quella sulla Chiesa, sulla Chiesa cattolica, sulla Chiesa di Cristo. Tutto parla di lei a Roma, anche se moltissime altre cose vi sono degne d’interesse. Ma la parola su la santa Chiesa rimane, a Nostro avviso, quella più significativa. Chi venisse a Roma senza sentire, senza ascoltare questa voce su la Chiesa, sarebbe sordo alla nota più forte e più profonda del suo sublime linguaggio.

Qui parla la storia della Chiesa: chi non la sente? Qui parla la dottrina della Chiesa: chi può ignorare che a Roma vi è una cattedra che fa scuola al mondo? Qui la Chiesa manifesta più che altrove le sue note caratteristiche, perché appunto qui la Chiesa si mostra nella sua unità centrale, nella sua cattolicità universale, nella sua derivazione apostolica, nella sua ricchezza di santità, sia nello sforzo per essere conseguita, sia nel suo trionfo per essere raggiunta e celebrata. Questo è il fenomeno di più facile osservazione.

Ma vi sono altri aspetti della Chiesa che qui possono essere scoperti da chi abbia aperto e intelligente l’occhio dello spirito. È abbastanza facile, ad esempio, accorgersi a Roma che la Chiesa è al tempo stesso umana e misteriosa, come lo è un corpo abitato dall’anima; la si intravede nella sua definizione antichissima e modernissima di Corpo mistico.

Così è ancora più facile scorgere a Roma il bellissimo aspetto comunitario della Chiesa, cioè la fraternità e l’eguaglianza di tutti i suoi figli, come è evidente a Roma l’aspetto gerarchico e maestoso della Chiesa, il quale ci presenta la diversa funzionalità dei membri della stessa comunità: «Che sarebbe, scrive S. Paolo, se tutte le parti (della Chiesa) fossero un solo membro, dove sarebbe il corpo? Ora invece abbiamo molte membra (differenti, che compongono) un solo corpo» (1 Cor. 12, 19-20); ed ecco che a Roma la gerarchia della Chiesa possiede il suo capo, il Papa, donde tutto l’ordine gerarchico trae la sua consistenza e la sua armonia. Un altro tema, forse più arduo e complesso, ma non meno bello, è offerto alla meditazione del cittadino e del pellegrino in Roma dalla attraente difficoltà di commisurare l’aspetto visibile della Chiesa, il quale qui è portato al suo massimo grado (dove mai l’espressione sensibile della religione cristiana: l’organizzazione, l’arte, la liturgia, la parola, trova come a Roma eguale pienezza?), con quello invisibile della Chiesa medesima, il quale aspetto invisibile è pure qui proclamato, anzi generato dalla missione stessa della Chiesa, la quale insegna la verità di Cristo, e dispensa la grazia di Cristo («plenum gratiae et veritatis», ricordate il Vangelo di S. Giovanni? 1, 14); e non sa; non può tracciare i confini della verità e della grazia, noti solo all’occhio di Dio: estremamente concreta ed estremamente spirituale la Chiesa qui presenta una volta di più il suo volto, sì, preciso, ma irradiante bellezza e mistero.

Cari Figli: tutti voi oggi fate fotografie. Ciascuno vuole fermare l’immagine delle cose vedute e quasi fissarla e averla sempre con sé. Provate a fare sullo schermo, teso, nitido e tranquillo, dell’anima la fotografia di Roma cattolica, la fotografia della Chiesa di Cristo che a Roma ha il suo centro meraviglioso: non sappiamo se vi riuscirete, ma sappiamo che l’interesse per la visione che cercherete di fissare e di portare con voi sarà tale da lasciarvi incantati di ammirazione, e, Dio voglia, di amore per tutta la vita. È questo l’augurio che vi facciamo e che confermiamo con la Nostra Benedizione Apostolica.

 

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