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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Mercoledì,
10 giugno 1964
Diletti Figli e Figlie!
Pensate un momento: siete riuniti sulla tomba di S. Pietro, l’Apostolo scelto
da Gesù Cristo per essere il fondamento, il centro, il Pastore di tutta la
Chiesa, colui al quale il Signore ha dato le chiavi, ha cioè conferito i sommi
poteri per istruire, per santificare, per dirigere tutto il popolo cristiano.
Ora è spontaneo, è pio il pensiero che sorge, proprio in questo luogo che ci
offre il ricordo vivissimo della persona e della missione dell’Apostolo, quale
solo una tomba può suscitare, ci fa misurare il rapporto che intercede fra noi
e lui, e ci mette nel cuore il desiderio di sentire la sua voce, di avere da lui
una parola, che riassuma al tempo stesso la sua predicazione, il suo messaggio,
la sua testimonianza a noi rivolta, e insieme i nostri doveri verso di lui. Come
sarebbe bello se qui, egli stesso, ci facesse ascoltare quella sua voce, ci
dicesse quella sua benedetta parola.
Ebbene questa comunicazione non è impossibile; anzi è possibile, è facile.
Solo dovete ricordare che Egli, S. Pietro, ci ha lasciato scritto due lettere,
che faremo bene a meglio conoscere, e che la Chiesa ci offre alla memoria e alla
meditazione nella liturgia della Santa Messa. Domenica scorsa abbiamo letto un
magnifico brano della prima lettera di S. Pietro; ed è da questo brano che Noi
ora scegliamo la parola, che vi vogliamo affidare a ricordo di quest’udienza.
Ascoltandola dalle Nostre labbra vi sembrerà più facile pensarla come
pronunciata da lui, e arrivata a voi come l’eco che l’ultimo dei successori
di S. Pietro, ultimo nel tempo e ultimo nel merito, qui fa risuonare.
La parola è questa: «fortes in fide», siate forti nella fede (1
Petr. 5, 9). L’Apostolo, al quale dobbiamo l’espressione centrale della
fede oggettiva del cristianesimo con la famosa confessione di Cesarea di
Filippo: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente» (Matth. 16,
16), considera invece in questa sua esortazione l’aspetto soggettivo della
fede, la virtù cioè della spirito che aderisce alla verità
divina, e vuole che tale adesione tanto sia forte da diventare essa stessa
sorgente di fortezza e dl capacità di azione come dirà S. Paolo: «la fede
che opera mediante la carità» (Gal. 5, 6).
Una fede forte, vuole da noi S.
Pietro, vuole da noi la Chiesa; e pare che questa esigenza si imponga, durante
questa udienza, come una chiamata profonda e solenne in fondo alle nostre
anime, dove invece l’atto di fede sembra inceppato da tante incertezze e da
tante difficoltà, aggravate dalla formazione moderna, che orienta sempre più
l’intelligenza verso i metodi positivi, proprii delle scienze fisiche e
matematiche, i quali servono benissimo per conoscere certi aspetti delle cose
naturali, ma non ci dicono nulla su altre realtà, su altre verità
fondamentali, che si raggiungono con altri metodi di conoscenza e di pensiero.
Ora la fede è sempre un atto ragionevole, ma si compie con un processo più
complesso e più personale che non sia un atto di conoscenza comune; esige sì
l’impegno della nostra volontà, rivolta specialmente all’espressione
religiosa per eccellenza, quella dell’omaggio amoroso al Dio che parla; e
esige altresì, com’è noto, un suo misterioso intervento nella nostra
interiore operazione di pensiero religioso, esige la grazia stessa di Dio, che
ci abilita a credere; a credere con certezza, con gaudio, con forza. La fede
è una virtù divina, meravigliosa; e se noi abbiamo la fortuna di possederla,
dobbiamo esercitarla, dobbiamo respirarla, dobbiamo professarla: prima
internamente, per accettarne l’umiltà, per sperimentarne la luce, per
sentirne la dolcezza, per goderne l’energia, di cui ci riempie; poi per
esprimerla esternamente, nella nostra parola, nel nostro canto, nella nostra
condotta, nello spirito di fede che deve stilizzare tutta la nostra vita, in
semplicità senza timore.
Noi pensiamo che S. Pietro rinnovi a
noi, con la sua raccomandazione: siate forti nella fede, la sublime e difficile
e salutare lezione del come credere, del come superare le debolezze e gli
ostacoli della nostra mentalità moderna, e del come essere veramente fedeli,
veramente cristiani.
Possa questo semplice ricordo,
accompagnato, tra poco, dal canto del Credo e dalla Nostra Benedizione
Apostolica, sigillare in voi tutti la memoria di questa udienza come un
vigoroso e trionfante atto di fede.
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