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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 24 giugno 1964

 

Diletti Figli e Figlie!

Oggi non possiamo dimenticare che la Chiesa celebra la festa di San Giovanni Battista, la Chiesa Romana specialmente che ha aggiunto al titolo della sua Cattedrale, dedicata al Salvatore, quello del Santo che ne fu Precursore, tanto che la Basilica principale di Roma si chiama comunemente «San Giovanni in Laterano».

Ma noi che ci troviamo nella Basilica di San Pietro non possiamo pensare a quella di San Giovanni senza domandarci se fra i due Santi, San Giovanni e San Pietro, vi sia qualche relazione particolare. E la risposta viene dal Vangelo d’un altro Giovanni, l’Evangelista, il quale ci narra, al primo capitolo, come Simone, che poi sarà chiamato Pietro, fosse, con suo fratello Andrea, uno dei discepoli di Giovanni il Battezzatore. Non riusciamo a capire come mai questi pescatori di Galilea fossero diventati seguaci dell’eremita-profeta che predicava e battezzava nella regione del Mar Morto, verso la foce del Giordano in quel triste mare. Ma il fatto è questo: che Pietro era discepolo del Precursore, e proprio per questo diventò discepolo di Gesù. La missione di Giovanni, di cui oggi ricordiamo la natività prodigiosa che lo preconizzava araldo del Messia, ebbe in Simone Pietro il suo più felice compimento. Giovanni doveva risvegliare la coscienza messianica del popolo ebreo, la cui storia era stata orientata e sostenuta dall’attesa del Messia, annunciando niente meno che finalmente il Messia era venuto, era già in mezzo al popolo, sebbene sconosciuto (Io. 1, 26). E doveva inoltre Giovanni svelare la figura vera che il Messia avrebbe assunto; la fantasia popolare attendeva un grande, un potente, un conquistatore, un fondatore d’un regno temporale, ricco e glorioso; mentre Giovanni lo annunciò e lo identificò nella figura d’una vittima innocente; un giorno, quando Gesù stesso arrivò sulle rive del Giordano, Giovanni lo riconobbe come Colui ch’era mandato da Dio, ma nelle sembianze e nella funzione d’un umile agnello, e gridò: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (Io. 1, 29). Quel grido deve avere talmente impressionato Andrea, insieme ad un altro discepolo di Giovanni, che, incontrato Simone, gli disse: «Abbiamo trovato il Messia... e lo portò da Gesù. E Gesù, fissando bene in lui lo sguardo, disse: Tu sei Simone, figlio di Giona; tu ti chiamerai Cefa, che vuol dire pietra» (Io. 1, 40-42).

Questa scena anticipa quella di Cesarea di Filippo, dove Gesù ripeterà questo nome nuovo, da Lui imposto al pescatore Simone, dopo che questi, folgorato da una divina rivelazione, aveva proclamato la divinità di Gesù: «Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivo» (Matth. 16, 16).

San Giovanni aveva preparato Pietro alla grande scoperta, alla grande professione di fede. Dice bene S. Ambrogio: «Forse questo è un mistero che anche oggi si compie nella nostra vita. Precede infatti nell’anima nostra un certo influsso di Giovanni, quando ci prepariamo a credere in Cristo, così che egli predispone le vie dell’anima nostra alla fede».

Tra Giovanni e Pietro sta Gesù. Giovanni riassume tutto l’Antico Testamento e lo annoda a Gesù (Luc. 1, 17); Pietro annunzia il Nuovo Testamento, e lo deriva da Gesù; l’uno e l’altro ci annunciano chi Egli sia.

E la Chiesa, quella Romana per prima, dedicando le sue due maggiori basiliche a questi due Santi, dimostra quanto ella abbia compreso il quadro storico e religioso, in cui Gesù Cristo, centro della storia e della fede, si presenta al mondo; così che troveremo meravigliosamente uniti, anzi fusi e coincidenti in lei, i due termini che definiscono comunemente la religione di Gesù: il cristianesimo e il cattolicesimo. Ci dirà San Giovanni, onorato nella prima Cattedrale cattolica del mondo, come la Chiesa raccolga e possegga quanto per cristianesimo si deve intendere; ci dirà San Pietro, onorato nella più grande chiesa del mondo, come il cristianesimo indubbiamente autentico sia quello cattolico.

E a noi, che ricordiamo l’odierna festività di San Giovanni sulla Tomba di San Pietro, sarà facile e gioioso celebrare il duplice mistero di Cristo, la sua Incarnazione e la sua Redenzione, umano e divino l’uno e l’altro, con le loro voci ispiranti la nostra fede nel Signore Gesù: Tu sei il Figlio di Dio vivo, Tu sei l’Agnello di Dio che togli il peccato del mondo.

A tale professione di fede, che insieme canteremo recitando il Credo alla fine dell’udienza, si accompagnerà la Nostra Benedizione Apostolica.

 

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