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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 7 ottobre 1964

 

La vostra visita giunge a Noi nel giorno in cui la pietà della Chiesa onora Maria Santissima con la festa detta del Santo Rosario. Voi certo lo sapete bene. E perciò le Nostre parole, quest’oggi, non possono ad altro riferirsi che a questa particolare forma di culto mariano.

È ormai una tradizione per i Papi di questi ultimi tempi tributare alla Madonna un omaggio sempre rinnovato e speciale mediante la spiegazione, l’apologia, la raccomandazione del Santo Rosario. Più degli altri è da ricordare Papa Leone XIII, che quasi ogni anno, dal 1883 al 1901, nella ricorrenza di questa festa pubblicava un’Enciclica sul Rosario; abbiamo così un rosario di Encicliche mariane! Sono facili a comprendersi le ragioni di tanta devozione pontificia per la Madonna: nessuno è tanto devoto di Maria Santissima quanto il Papa! Se non bastassero gli impulsi della sua pietà personale, resa sempre più viva dalle necessità spirituali del Suo ministero apostolico, che Lo obbligano ad una continua invocazione alla Madre di Cristo, quasi ad una umile e fervente conversazione con Lei, sarebbero le profonde e feconde ragioni teologiche del Suo ufficio pontificale a richiamarlo a questo culto specialissimo, e a mettere a confronto, anzi in relazione, la missione unica e somma di Maria nel disegno della nostra salvezza con la funzione propria del sacerdozio, che Cristo ha voluto partecipe del suo unico Sacerdozio per comunicarsi al mondo. Quali relazioni e quali distinzioni vi sono fra la maternità di Maria, resa universale dalla dignità e dalla carità della posizione assegnatale da Dio nel piano della Redenzione, e il sacerdozio apostolico, costituito dal Signore per essere strumento di comunicazione salvifica fra Dio e gli uomini? Maria dà Cristo all’umanità; e anche il Sacerdozio dà Cristo all’umanità, ma in modo diverso, com’è chiaro; Maria mediante l’Incarnazione e mediante l’effusione della grazia, di cui Dio l’ha riempita; il Sacerdozio mediante i poteri. dell’ordine sacro: ministero che genera Cristo nella carne il primo, e poi lo comunica per le misteriose vie della carità alle anime chiamate a salvezza; ministero sacramentale ed esteriore il secondo, il quale dispensa quei doni di verità e di grazia, quello Spirito, che porta e forma il Cristo mistico nelle anime che accettano il salutare servizio della gerarchia sacerdotale (S. Th. III, 63, 3; Cat. Conc. Trid. II, 7, 23-24). Ma evidentemente Maria è, dopo Cristo e per virtù di Cristo, al vertice di questa economia di salvezza; precede e supera il Sacerdozio; Ella è ad un piano di eccellenza superiore e di efficienza differente rispetto ad esso; e se il sacerdozio al suo grado sommo possiede le chiavi del regno dei cieli, la Regina dei cieli è Lei, la Madonna, che è perciò anche rispetto alla gerarchia la Regina degli Apostoli. Comprendete pertanto, carissimi Figli, perché i Papi sono tanto devoti di Maria.

E se Noi oggi vi ricordiamo questo fatto, lo facciamo per far Nostre le esortazioni che i Nostri piissimi e venerati Predecessori hanno rivolto al popolo cristiano in onore di Maria Santissima. Troppe cose sarebbero da dire; lasciateci soltanto ripetere a voi le parole, che appunto Leone XIII citava nella sua Enciclica «Adiutricem populi» (1895) prendendole dalle labbra di quel San Cirillo d’Alessandria, che fu il principale promotore del Concilio di Efeso, ove Maria fu riconosciuta e proclamata Madre di Dio, e che così a Lei si rivolge: «Per te (Maria), gli Apostoli predicarono ai popoli la dottrina della salvezza; per te la santa Croce è lodata e adorata nel mondo intero; per te i demoni sono messi in fuga, e l’uomo è richiamato al cielo; per te ogni creatura, stretta dagli errori della idolatria, è ricondotta alla conoscenza della verità; per te i fedeli sono pervenuti al battesimo e in ogni parte del mondo sono state fondate le Chiese» (Homil. contra Nestorium).

Parole che ci infondono fiducia nella Vergine Santissima, ci richiamano a sentimenti e ad esercizi di filiale pietà, ci mostrano la relazione del culto mariano con le grandi vicende della storia; e, per noi, ci lasciano sperare nel buon esito del Concilio e nell’avvicinamento delle anime a Cristo, mentre quest’oggi, ci rimettono il Rosario in mano con un grande desiderio, con un nuovo proposito di ricominciare i ritmi deliziosi: Ave Maria, ave Maria!

 

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