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UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Mercoledì, 21 ottobre 1964
Diletti Figli e Figlie!
A Voi il nostro paterno e affettuoso saluto! Esso vuoi
arrivare alle vostre anime per ricambiare le espressioni della vostra pietà,
per confortare in voi ogni buon pensiero, che questa udienza possa in voi
suscitare, e per ottenervi dal Signore le grazie, di cui ha bisogno la vostra
vita e di cui avete desiderio per voi stessi e per quanti vi sono cari.
Ma questo Nostro saluto vorrebbe insieme raggiungere
un altro scopo, proprio d’un incontro col Papa, quello cioè di farvi
oltrepassare lo schermo della scena visibile, che avete davanti agli occhi, per
farvi arrivare con lo sguardo della fede ad ammirare la scena invisibile,
richiamata e rappresentata dal carattere apostolico e pontificale, di cui la
Nostra umile persona è rivestita. Un’udienza pontificia deve essere una
visione in trasparenza. È questo uno sforzo caratteristico di questo momento.
Se i vostri occhi ed i vostri animi si fermassero all’aspetto sensibile di
ciò che avete davanti, potrebbero essere interessati, forse ammirati e stupiti;
ma essi rimarrebbero ciechi e distratti rispetto a ciò che merita qui veramente
di essere visto e ammirato, non sensibilmente, ma spiritualmente. Basti una
parola per farvi comprendere quale dev’essere il frutto migliore d’un’udienza
pontificia.
Voi vedete ora in Noi il Capo della Chiesa cattolica.
Il Capo visibile. Sta bene. E pensate all’importanza, alla responsabilità,
alla singolarità di questo sublime e pesante Ufficio, che la Provvidenza ha
messo sulle povere Nostre spalle: ecco il Capo della Chiesa! Ma chi è il vero
Capo della Chiesa? San Paolo ce lo dice chiaramente: è Gesù Cristo. Egli è il
Capo supremo della Chiesa intera, la quale è il suo mistico Corpo (Eph.
1, 22-23). Vi sono allora due capi della Chiesa? E se Cristo è il solo Capo, che
la regge, la possiede e la santifica, come si può dire che vi è un altro Capo?
La risposta è facile; e voi tutti la conoscete: l’unico vero e sommo Capo della
Chiesa, sola sorgente della sua salvezza, è Cristo Signore. «Caput
Christus est»: Cristo è il Capo, dice San Paolo (1 Cor. 11, 3). Tu
solus sanctus, Tu solus Dominus, Tu solus altissimus, noi
cantiamo nella Santa Messa. E così è. Noi celebreremo domenica prossima la
festa della Regalità di Cristo, istituita apposta per concentrare il nostro
pensiero e il nostro culto su di Lui, che è «il Primo in tutte le cose» (Col.
1, 18). Ma Gesù Cristo, salito al Cielo, si è sottratto alla nostra terrena
conversazione; si è reso invisibile. Certamente Egli è sempre in relazione
viva con la sua Chiesa, a cui infonde il suo Spirito; Egli è sempre presente in
vari modi fra noi: con la sua grazia, con la sua parola eterna, con i riflessi
della sua umanità nella nostra (Matth. 25, 40); e di più Egli ha
stabilito d’essere qui in terra presente mediante l’esercizio dei poteri, ch’Egli
ha conferito ai suoi Apostoli, alla Gerarchia: «Chi ascolta voi, ascolta me»
(Luc. 10-16); anzi Egli ha voluto rendersi presente, in modo perenne e
visibile, mediante il supremo ministero di salvezza, conferito al primo degli
Apostoli, a Pietro, Capo degli Apostoli e Capo della Chiesa.
E perciò il Papa, successore di San Pietro, è, sì,
Capo della Chiesa, ma subordinato, determinato all’ordine ministeriale, e
tutto derivante da Cristo; così che onorando questo suo «umile ed alto» ufficio,
come voi volete fare, voi onorate Cristo, e a Lui dovete rivolgere ogni onore ed
ogni gloria. Il primato del Papa nella Chiesa non copre, non contende il primato
di Cristo; ma piuttosto lo rappresenta, lo serve e lo celebra; ed al confronto
si curva e si confonde con quello, facendo sue le parole del Precursore: «Illum oportet crescere, me autem minui»: Lui deve
crescere, io scomparire (Io. 3, 30).
Questo pensiero è a Noi stessi particolarmente
presente in relazione al Nostro intervento al prossimo Congresso Eucaristico di
Bombay, intervento di cui abbiamo dato domenica scorsa l’annuncio. Non
vorremmo infatti che la Nostra presenza a quel solenne atto di culto a Nostro
Signore portasse distrazione, attirando l’attenzione sulla Nostra persona a
scapito della devozione, che tutta deve essere concentrata in Gesù Cristo.
Vorremmo piuttosto che il Nostro insolito viaggio tornasse di onore a Lui solo,
e stimolasse gli animi di chi
assiste da vicino e di chi da lontano guarda al Congresso eucaristico a fissarsi
tanto di più nel mistero della presenza eucaristica e sacrificale di Cristo.
Ed è quello che Noi fin d’ora a voi per questa Udienza raccomandiamo,
esortandovi a riferire a Cristo l’amore e l’omaggio, che voi tributate al
suo Vicario, il Quale nel nome di Lui tutti vi benedice.
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