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UDIENZA
GENERALE DI PAOLO VI
Mercoledì,
23 dicembre 1964
Diletti Figli e Figlie!
Siamo nell'imminenza del
Natale. Ci disponiamo a celebrare, ancora una volta, la festa della venuta del
Verbo di Dio nel mondo mediante quel fatto unico decisivo, che è stata
l’Incarnazione.
Come ci disponiamo? In tanti modi, voi lo sapete,
profani e religiosi. Uno li dovrebbe tutti sovrastare e comprendere, e cioè il
desiderio di Dio. Ogni anno la Chiesa lo stimola e lo riaccende; come un fuoco,
che ha bisogno di nuovo alimento, così il desiderio di Dio ha bisogno di
riandare le ragioni profonde e vitali, che lo inseriscono nel cuore dell’uomo
come un’esigenza inderogabile (chi non ricorda la celebre parola di S. Agostino:
«Fecisti nos ad Te, et inquietum est cor nostrum, donec
requiescat in Te». Tu ci hai creati per Te, ed il nostro cuore è
inquieto, finché non si riposi in Te? [Confess. 1, 1; P.L. 32,
661]). Ha bisogno di ricordare e di percorrere in qualche modo l’itinerario
dell’attesa messianica: la lunga, lenta e crepuscolare vigilia messianica ha
prodotto nell’Antico Testamento espressioni religiose di invocazione, di
attesa, di desiderio, di speranza, le quali sono d’insuperata bellezza e nelle
quali lo spirito umano, guidato dallo Spirito Santo, effonde le sue voci più
profonde, più pie, più dolenti e più fiduciose. Il desiderio di Dio, che
avrà il suo termine prossimo nel Cristo, riempie questo cammino spirituale e
storico in modo meraviglioso; e la Chiesa, durante l’Avvento, lo fa suo per
rinnovare nelle anime la tensione verso il Messia, che sarà l’Emanuele, cioè
Dio con noi.
Ci si potrebbe chiedere se questo desiderio di Dio
abbia ancora ragion d’essere, quando sappiamo d’aver già raggiunto in
Cristo l’età messianica e d’aver già conseguito, per nostra immensa
fortuna, l’incontro con Dio nella venuta di Gesù Cristo nel mondo e nelle
tante grazie, che già ci mettono in comunione con Dio: sembra che noi dobbiamo
piuttosto godere del suo possesso, che non aspirare al suo incontro.
Ecco: è vero che noi abbiamo la felice sorte d’essere già «figli del regno», cioè ricolmi delle benedizioni messianiche; coloro che vivono nella grazia
sono già in qualche modo partecipi della divinità; ce lo insegna San Pietro: «La divina potenza di Cristo ci ha donato tutto quanto riguarda la vita e la
pietà... dando a noi grandissime promesse, affinché per mezzo di queste
diventiate partecipi della natura divina» (2 Petr. 1, 4). Ma bisogna
ricordare che il possesso dei doni divini, a noi elargiti da Cristo, richiede un
continuo sforzo di corrispondenza morale e spirituale, un continuo
approfondimento, un continuo incremento verso la perfezione, «fino a tanto -
dice San Paolo - che sia formato Cristo in noi» (Gal. 4, 19); ed ecco
perché il desiderio di Dio, il desiderio di Cristo, dev’essere da noi
alimentato e rinnovato continuamente, come appunto la Chiesa, con la sua
pedagogia liturgica, ci obbliga e ci aiuta a fare. E dobbiamo altresì ricordare
che l’avvento di Cristo nella storia e l’avvento di Cristo nelle anime
preludono ad un altro suo avvento, quello finale, quello risolutivo della
presente scena umana e cosmica; quello del Cristo glorioso. E anche verso questo
avvento finale i nostri spiriti devono essere rivolti con un vigilante
desiderio, verso quel «giorno del Signore», che sarà quello del premio,
promesso, scriveva San Paolo a Timoteo, «a tutti quelli che amano la sua
venuta» (2 Tim. 4, 8).
È facile rilevare come questo ordine di pensieri sia tanto spesso assente dagli
animi degli uomini del nostro tempo. Il desiderio di Dio non tiene il primo
posto, il suo posto, nel cuore dei figli del secolo; il desiderio dei beni
terrestri lo sostituisce; il desiderio di sé prevale sul desiderio di Dio. Ed
è facile vedere come tutta la mentalità umana cambi di conseguenza; la
psicologia, la moralità, l’attività umana vengono a mancare del loro
superiore sostegno.
Ecco perché dobbiamo prepararci bene al Natale, riaccendendo nei nostri cuori
il desiderio, la sete, l’ansia del Dio vivente, e la beata certezza di
incontrare in Cristo il Dio fatto uomo.
È questa l’esortazione della Chiesa; è questa quella del Papa. Il quale la
converte per voi in voto, in preghiera, in benedizione; e con questo cuore vi
augura a tutti: buon Natale!
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