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PAOLO VI
MISSIONE PERSONALE ATTIVA DEL GIORNALISTA
CATTOLICO
Domenica 22 settembre 1963
L'omaggio al Santo Padre degli iscritti alla Unione Cattolica Stampa
Italiana è di quelli che, per la provenienza e l'entusiasmo di fede
con cui sono espressi, restano indelebili perchè accompagnati da
salde, permanenti risoluzioni. È da rilevare subito, in questa circostanza, l'affabilità
dimostrata dal Supremo Pastore; la sua conoscenza profonda della
professione giornalistica, dei meriti insigni che possono, anzi devono
ornarla; dei pericoli gravi per mancanza di ossequio alla verità e
di rispetto per il prossimo; delle difficoltà non lievi che
circostanze e passioni possono mutare in risultati disastrosi. La riuscitissima udienza si svolge domenica 22 settembre 1963 nell'aula
della Benedizione: presenti i partecipanti al convegno nazionale
dell'Unione Cattolica della Stampa Italiana (U.C.S.I.), iniziatosi sabato
21 settembre a Bolsena, nel VII centenario del Miracolo eucaristico. Con i giornalisti sono il Consulente Ecclesiastico dell'U.C.S.I. Mons.
Fausto Vallainc, il Presidente Dott. Raimondo Manzini, Direttore de
L'Osservatore Romano, con i vice Direttori e il Consiglio Nazionale
dell'Unione. Presenti altresì numerosi direttori di quotidiani e
riviste cattoliche; il Direttore della Radio Vaticana Padre Stefanizzi;
autorevoli rappresentanti della cultura, dell'arte, del giornalismo.
AFFABILE SALUTO
Parlare a Giornalisti! c'è di che tremare: i Giornalisti sono i
professionisti della parola, sono gli esperti, gli artisti, i profeti
della parola! Si può riferire ad essi ciò che Cicerone dice
dell'oratore " omnia novit "; il giornalista sa tutto; la
virtualità del suo pensiero e del suo linguaggio è tale da
mettere in imbarazzo chiunque osi colloquiare con lui, anche se
l'interlocutore ha una sua parola grave e densa da proferire; la quale però,
a confronto di quella agile, duttile, felice del giornalista, resta timida
e stentata e quasi dubbiosa di venire alle labbra.
Parlare a Giornalisti! c'è di che temere: essi sono pronti ed
abilissimi a carpire una parola, un'allusione, una frase, e a trovarvi
dentro cento significati; e ad attribuirvi quello che essi vogliono; la
loro curiosità e' una rete tesa, in cui l'incauto che vi si
appressa, candido ed ingenuo, cade facilmente, assalito da questioni
inattese, da domande compromettenti, da giudizi imprevisti, liberi ed
audaci, talvolta inesatti e spietati.
Parlare ai Giornalisti! c'è di che supporre ciò essere
superfluo :essi sanno tutto, dicevamo; essi non cambiano certo parere:
essi si considerano semplicemente dei trasmettitori delle parole altrui e
dei fatti che non li riguardano; si può sospettare ch'essi siano,
in fondo, un po' scettici, quasi indifferenti, troppo scaltriti nel
classificare le opinioni altrui per subirne l'influsso e per dare a ciò
ché ascoltano altro peso che quello professionale, l'interesse cioè
per il loro giornale e non per la loro anima.
DUPLICE CONSIDERAZIONE
Queste sono le prime reazioni interiori, che sorgono anche nel Nostro
animo all'invito che questo incontro ed altri simili pongono ad un
colloquio con Giornalisti. Occorrerebbe almeno tempo e modo per distendere
qualche pensiero ordinato e meditato; ciò che in questo momento non
Ci è dato di fare. Le prime reazioni, dicevamo; perchè altre
subito succedono che prevalgono vittoriosamente con una duplice
considerazione. La prima: ma vi è mai pubblico più
importante a cui rivolgere la parola di quello che alla parola dà
la risonanza, dà le ali della stampa? Vi è mai pubblico più
attento, più avido, più idoneo a tutto comprendere, a tutto
raccogliere, a tutto divulgare? Non è il colloquio con i
Giornalisti il più interessante, il più redditizio, il più
degno d'essere accolto e servito?
La seconda considerazione poi Ci rende non solo solleciti, ma felici di
rispondere al dialogo offerto: sono Giornalisti cattolici! Sono figli,
altrettanto abili che fedeli, i quali non altro maggiormente ambiscono che
ascoltare una parola del Papa per farla propria e per diffonderla ad
altri, con un'attenzione, un'esattezza, una premura, una bontà, che
non sarebbe possibile trovare in alcun altro ceto di uditori.
E allora: cari Giornalisti cattolici italiani, vi diciamo subito la
Nostra compiacenza nel ricevervi, la Nostra soddisfazione nel conoscere
qual è stato il vostro Convegno di Bolsena, la Nostra ammirazione
per la saggezza delle vostre relazioni, la Nostra fiducia nella vostra
Unione, la Nostra speranza nei vostri programmi, la Nostra altissima
valutazione della vostra funzione tanto nel campo della nostra società,
quanto in quello propriamente cattolico.
IMPORTANZA E DIGNITÀ DELLA STAMPA CATTOLICA
Il che equivale a dire che avremmo non una, ma cento cose da dirvi; non
penuria, ma sovrabbondanza di argomenti da trattare con voi; e tanto è
il Nostro desiderio di aprire a voi il Nostro animo su i problemi della
stampa cattolica, che non temeremmo di ripetere cose già dette e già
note, di far Nostri pensieri e propositi vostri, di rischiare perfino di
annoiarvi, ritornando su temi tante volte e da tante voci autorevoli già
esposti e trattati, tanto in Noi è viva e quasi tormentosa la
coscienza dell'importanza e dell'urgenza, della dignità e della
bellezza con cui oggi si presentano le questioni relative alla stampa
cattolica. Il troppo, non il poco, Ci impedisce in questa occasione
d'entrare nel vivo dei vostri argomenti.
Ci limitiamo ad un rilievo, che Ci sembra doveroso e promettente. E cioè:
Ci è stato offerto, poco fa, un bellissimo volume, per le mani di
Padre Francesco Farusi, interprete ed esecutore del caro e valente
Presidente della vostra Unione Cattolica della Stampa Italiana, il Nostro
Raimondo Manzini; vogliamo dire: " l'Annuario "per il 1963
dell'Unione stessa. Conosciamo altri volumi del genere; quello, ad
esempio, stampato nel 1936, dal titolo " Arma veritatis ", in
seguito alla mostra della Stampa cattolica, organizzata qui, nella Città
del Vaticano, promotore il Conte Dalla Torre ed auspice il Papa Pio XI, di
venerata memoria. Quel volume, per chi non lo sapesse, fu compilato con
grande cura da Alcide De Gasperi, allora umile e silenzioso addetto alla
Biblioteca Vaticana. Ma questo nuovo volume, che intitolandosi "
Annuario " promette altre sue future edizioni, Ci sembra originale e
moderno, e così ricco di temi e di notizie circa la Stampa
cattolica italiana, da suscitare, in chiunque , un senso di ammirazione
per così ampia, utile ed accurata compilazione, e un senso di
consolazione per il quadro complesso e confortante, ch'esso offre della
Stampa cattolica medesima. Dobbiamo compiacerCi con l'Unione della Stampa
cattolica per così ricca ed obbiettiva documentazione, e dobbiamo
trarne buoni auspici per la sua vitalità e per la sua funzionalità.
NECESSARIO RIFIORIMENTO
Nonostante tale confortante documentazione, anzi proprio in virtù
di ciò ch'essa ci dimostra e ci promette, pensiamo che la Stampa
cattolica abbia bisogno di nuovi impulsi, di nuovi progressi, di nuova
efficienza. Vecchio e ricorrente discorso, a cui il volume citato offre
stimolo a nuova ripresa, e offre speranza di nuovi e positivi risultati.
Sta bene; Dio voglia che sia così! La Stampa cattolica deve
rifiorire in nuovi ed ampli sviluppi!
Salgono perciò dal cuore, quasi impetuosi e familiari, i voti che
subito vogliamo Noi stessi esprimere per l'incremento della Stampa
cattolica in Italia. Vorremmo infatti che la sua voce fosse più
forte! intendiamo dire: vorremmo che ogni possibile perfezionamento
tecnico e redazionale le fosse concesso, che una diffusione più
larga, più sistematica, più costante, più da tutti
sostenuta corrispondesse nel pubblico italiano, fra i cattolici
specialmente, allo sforzo già degno di fiducia e di appoggio che la
Stampa cattolica sta oggi compiendo. Vorremmo che la sua voce fosse più
concorde! Alludiamo specialmente alla stampa quotidiana e periodica. Non
già che sia desiderabile una imposta uniformità di parola;
ma una più sostanziale e spontanea conformità di giudizio
concorrerebbe a dar maggior credito alla Stampa cattolica e a conferirle
maggior incidenza sulla pubblica opinione, non che a tenere i suoi lettori
più convinti della bontà delle idee e degli atteggiamenti a
loro proposti, e a renderli più solidali e coerenti nei loro
confronti con la vita pubblica. E vorremmo infine la sua voce sempre
squillante di timbro cristiano. Già lo è, ed è sua
gloria, sua caratteristica, sua ragion d'essere; e così sempre
limpida e schietta rimanga! Nè deve per questo un giornale
limitarsi a dare notizie e commenti d'indole religiosa, nè deve
accentuare artificiosamente il suo carattere confessionale ed apologetico,
a scapito della sua primaria funzione informativa; ma sempre esso dovrà
penetrare di saggezza cristiana ogni sua parola, e sempre mirare
all'effetto che il lettore deve dedurre dalla lettura del suo giornale: un
effetto tonificante il suo senso spirituale e morale, e il suo modo sano e
forte di sentire e di volere. Non di rado i Giornalisti d'altre e non sane
idee sono, sotto questo aspetto, a vantaggio delle loro tesi più
avveduti e combattivi di noi. Non indarno il giornalista è maestro
e guida del suo lettore: ricordatelo!
"MEDIAZIONE" E "MISSIONE"
Così che, carissimi e bravissimi Giornalisti cattolici, Noi Ci
permettiamo d'integrare il significato della parola che avete messo al
centro delle relazioni e delle discussioni del vostro Convegno, la parola
" mediazione "; la quale voi avete attribuito giustamente alla
vostra funzione, che si colloca fra la verità e la pubblica
opinione. E vero: voi siete in mezzo fra la verità ed il pensiero
della gente, dei vostri lettori; e naturalmente siete in mezzo per
trasfondere la verità nell'opinione pubblica. Ora una tale
funzione, esercitata con l'amore - e certo in molti di voi per l'amore -
alla verità da un lato e al lettore dall'altro, compiuta con vigore
e rigore di spirito, e a servizio non solo di quella fuggevole e
fenomenica verità, ch'è l'accelerato succedersi dell' umana
vicenda, la nostra cronaca effimera e muta, quasi fotografata e proiettata
sul pubblico, ma di quella verità altresì, che rimane, perchè
divina, ed illumina, come sole sospeso nel cielo, a nostro gaudio e a
nostra salvezza, la scena del mondo, una tale funzione, diciamo, non è
solo mediazione - strumentale, passiva, impersonale -; ma missione:
attiva, apostolica e quanto mai personale e meritoria. E siccome così
è la funzione vostra, mediazione e missione, ben di cuore la
incoraggiamo e la benediciamo.
* * *
Una parola vogliamo aggiungere per gli Insegnanti e per gli Alunni della
Scuola permanente per l'Apostolato dei Laici della cara e fiorente Diocesi
di Verona.
Diamo al suo ottimo e veneratissimo Vescovo Mons. Giuseppe Carraro, qui
presente, un devoto e speciale saluto, e lo vogliamo elogiare per la
felice iniziativa di questa Scuola: essa risponde ad una necessità
che i nostri tempi, tanto bisognosi di testimonianza cristiana, vengono
ogni giorno maggiormente documentando, e che la Chiesa, appunto in questi
anni della sua meditazione sopra se stessa, meditazione che il Concilio
farà propria, viene riscoprendo come una sua essenziale
caratteristica, e così profonda e generale da riguardare non
soltanto il clero, ma anche i fedeli, anche quei Laici a cui la coscienza
della loro vocazione cristiana svela e spinge questo dovere
dell'apostolato, dell'apologia della verità cattolica, della
diffusione del pensiero e del costume cristiano.
Dobbiamo perciò incoraggiare promotori ed alunni di questa
Scuola, augurare ogni felice successo, auspicare ch'essa trovi, come già
avviene, imitatori e seguaci in altre Diocesi; e vogliamo, perciò,
riservarle una speciale benedizione.
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