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CONCISTORO PER L'ANNUNZIO DI 27 NUOVI CARDINALI

CONFERIMENTO DELLE INSEGNE CARDINALIZIE AI NUOVI PORPORATI DURANTE UNA SOLENNE CONCELEBRAZIONE LITURGICA

OMELIA DI PAOLO VI

Giovedì, 25 febbraio 1965

 

Allocuturi sacram christifidelium contionem, de qua in principe hoc Petriano templo Noster vehementer laetatur aspectus, praetereaque, per electrica subtilissima instrumenta, ingentem hominum multitudinem, toto fere terrarum orbe dispersam, par esse censemus primum ad eos mentem convertere, quorum praecipue causa haec religiosa caerimonia hodie peragitur: eos dicimus viros, quos tres ante dies in Purpuratorum Patrum numerum cooptavimus, non potius ut bene de re catholica meriti debito afficerentur honore, quam ut supra candelabrum collocati, lucerent omnibus qui in domo essent, hoc est in Ecclesia Christi (cfr. Matth. 5, 15); non potius ut artiore quodam obsequii vinculo Nobiscum essent coniuncti, quam ut Nobis universum Dei populum regentibus, pascentibus maiore quam ceteri omnes consensu voluntatum et operum conspiratione adessent.

Salvete igitur vos omnes, qui in Summi Pontificis Senatum recens allecti estis.

Atque primum salvete vos, Orientales Patriarchae, qui, in amplissimo hoc ordine, vestra servata praestantia, Ecclesiarum antiqua et sacra memoria insignium decus et traditas glorias repraesentatis.

Vos salvete, lectissimi atque magnanimi Praesules, quos christiani nominis fortiter facta confessio, bonorum omnium admiratione et laude dignos ubique praestitit.

Salvete vos, clarissimi Pastores, qui ex sanctarum et illustrium Ecclesiarum alacri sedulaque tamquam cultione, largam meritorum messem collegistis.

Vos salvete, excellentissimi viri, qui praecipua quadam sollertia Christi Evangelium hominum animis tradentes vel etiam inculcantes, eos ad rectioris sanctiorisque vitae studium incendistis.

Salvete vos, denique, viri ornatissimi, qui, in Romana Curia, et catholicas veritates tuentes, et ecclesiasticas disciplinae normas servantes, et Summorum Pontificum imperata facientes, toti Ecclesiae matri nostrae multum utilitatis attulistis.

Neque Nostris dumtaxat verbis salutem vobis dicimus; sed verbis etiam Patrum Cardinalium, qui vos libentissimo animo acceperunt Collegas; immo etiam verbis Romanae et universalis Ecclesiae, quae vos, summa hac dignitate ornatos, et Nobiscum artius coniunctos, tamquam legatos suos observant.

Sed cum a vobis mens Nostra sponte decurrat ad nationes cuiusque vestras, ad fideles vobis concreditos, ad hominum communitates quibuscum quoquo modo consociamini, hos etiam peramanter salvere iubemus, quos velimus ut delatum vobis honorem et exhibitam benevolentiam in se ipsos manare existiment.  

Ed ora, veneratissimi Fratelli e Figli carissimi, lasciate che nella lingua italiana a Noi più facile, e perciò con discorso più familiare e spontaneo, vi invitiamo a entrare con Noi, per brevi istanti, nella riflessione del vero significato di questa solenne cerimonia: qual è il suo vero senso interiore, quello che soggiace ai simboli, oggi adoperati per esprimerlo, quello che ben più del loro effetto esteriore, interessa i nostri spiriti e riguarda la vita reale e profonda della santa Chiesa?

Siamo così abituati a pensare per via di immagini e ad esprimerci per via di segni, di simboli, di gesti rituali, che può avvenire un arresto del nostro sguardo e della nostra attenzione a questo linguaggio sensibile, come se ciò bastasse a comprenderne il valore spirituale.

Noi abbiamo imposto abiti sacri e sontuosi sulle persone dei nuovi Cardinali, li abbiamo rivestiti di porpora, come per antico uso si conviene a principi e a magistrati, a cui competono le più alte funzioni di governo e di rappresentanza nella pubblica società. Metteremo nuovo anello al loro dito, porremo sulle loro teste simbolici copricapo, berretta e cappello, apriremo le loro labbra a sapiente parola, scambieremo con loro l’abbraccio fraterno. Oggetti questi e gesti significativi, come ognuno può comprendere; ma di che cosa significativi? ancora ci chiediamo. Qual è il senso, quale il valore di questa singolare cerimonia? Che cosa abbiamo dato effettivamente a questi nuovi Cardinali ?

La prima e più ovvia risposta è negativa, e sembra svalutare non solo il fasto esteriore del pubblico Concistoro, ma altresì il suo contenuto religioso: non abbiamo conferito un sacramento, non abbiamo nemmeno impartito un insegnamento. Ma non abbiamo compiuto un atto vano, e vuoto di sacro e di formidabile significato. Noi abbiamo espresso un’intenzione, Noi abbiamo conferito una potestà, Noi abbiamo costituito una funzione. Cioè Noi abbiamo chiamato questi eminenti personaggi della Chiesa cattolica, questi Patriarchi delle vetuste e sante fondazioni apostoliche, questi Pastori e maestri e ministri dispensatori dei misteri di Dio al Popolo cristiano, a far parte di quel sacro Collegio che con la sua autorità, la sua sapienza, la sua dedizione Ci assiste, fraternamente e filialmente, col consiglio e con l’opera, nella direzione della Chiesa universale, secondo il mandato a Noi commesso da nostro Signore Gesù Cristo, secondo il suo Spirito e il suo Vangelo, secondo le norme dei sacri canoni a Noi tramandate dai Padri e dalla storia della Chiesa, e secondo ancora i sempre nuovi bisogni dei tempi.

È un atto questo che si riferisce a quella missione, a quella investitura, che chiamiamo potestà di giurisdizione, che insieme alla potestà di santificare e di istruire abbiamo ricevuto, nella pienezza e nell’universalità propria dell’Apostolo Pietro, dall’unico Capo della Chiesa, invisibile ora a noi pellegrinanti nel tempo, ma sempre vivo, e sola fonte di grazia, di verità e di autorità nel suo Corpo mistico visibile, che è questa sua santa ed apostolica Chiesa Cattolica. Non procediamo oltre, Fratelli e Figli che Ci ascoltate, senza aver bene considerato che quanto qui vediamo, che quanto qui facciamo, tutto deriva da Cristo, tutto si compie nel nome di Cristo, tutto si celebra in onore di Cristo, «a cui sia onore e gloria nei secoli dei secoli» (Rom. 16, 27).

È un atto che associa voi, Padri Cardinali, alla Nostra autorità, al Nostro dovere di guidare la Chiesa intera. L’autorità è il primo ed autentico carattere del gesto da Noi compiuto: se mai il senso dell’autorità esalta ed umilia la coscienza che un uomo ha di se stesso, questo è il momento di sperimentarlo accanto a Noi, Signori Cardinali; il senso di vertigine, pieno di ebbrezza e di confusione, per l’altezza, a cui questo episodio dei divini disegni ci solleva, per la piccolezza, che esso stesso ci avverte essere sempre nostra. È il caso di ripetere, quasi gemendo, al Signore: «Elevans allisisti me» (Ps. 101, 11). Tu mi hai innalzato e Tu mi hai abbattuto; e quasi godendo, con Maria Santissima, è anche il caso di cantare il «Magnificat».

Nessuna meraviglia che un altro aspetto caratterizzi l’atto compiuto: con l’autorità la dignità, la preminenza cioè che dev’essere riconosciuta ai Padri Cardinali in relazione ed in proporzione all’autorità cui sono associati; ed è questo l’aspetto che il costume suole rendere più evidente, e che mutando il costume, cioè i bisogni e i gusti dei tempi, può essere in certe misure e in certe forme, discutibile e modificabile; è uno (ma non dei più gravi) pensieri a cui attendono i competenti, nel presente clima di aggiornamento conciliare. Ma in ogni caso il binomio autorità-dignità non deve e non può essere scisso, sì bene dev’essere così osservato e celebrato da fare della dignità la conseguenza, l’esigenza dell’autorità, e dell’autorità il sostegno, il contenuto della dignità.

Ma un altro aspetto ancora attrae la nostra attenzione, anch’esso derivato dal primo, quello, dicevamo, dell’autorità; ed è aspetto solenne e tremendo: è quello della responsabilità. Non esiste nella Chiesa autorità che non sia servizio; e non esiste servizio che non sia responsabile. Ben lo sappiamo: siamo responsabili davanti a Dio ed a Cristo, donde viene il mandato e la potestà del nostro servizio; e indirettamente lo siamo davanti alla Chiesa, alla quale è rivolto il nostro servizio. Quale somma di doveri consegua a questa situazione, comune ad ogni grado della gerarchia ecclesiastica, ma tanto più impegnativa quanto più alto è il grado occupato in tale gerarchia, a tutti è ben noto: e fedeltà, e spirito di sacrificio, e disinteresse, e zelo, e umiltà, e soprattutto carità; ecco la corona di virtù che deve qualificare l’uomo posto al governo della santa Chiesa; con questa successiva avvertenza, anche questa conosciuta da voi tutti, che mentre nell’esercito della potestà di ordine il ministro ha funzione semplicemente strumentale, nell’esercizio invece della potestà di giurisdizione egli funge da causa seconda, cioè con l’impiego delle sue proprie capacità; il che esige il dono totale delle forze umane di cui il ministro dispone e lo studio indefesso per acquisire quella specifica abilità di trattare con gli uomini, ch’è appunto l’arte di governarli; difficile arte ma soavissima e degnissima di veri seguaci di Cristo, se essa non consiste nel dominare il popolo di Dio, ma nell’esercizio forte e buono dell’amore pastorale.

Ebbene: questo è il significato della cerimonia che stiamo compiendo. Vorremmo dire: questo è il dono che Noi facciamo a voi, nuovi membri del Nostro Sacro Collegio cardinalizio. Accettate questo dono, Noi vi preghiamo. Accettatelo per il valore religioso, ch’esso contiene. Voi vedete che a questo fine Noi abbiamo voluto dare al Concistoro un risalto sacro, trasformando la cerimonia abituale in questa commovente concelebrazione, donde esso può attingere il suo vero senso profondo e la sua ricchezza di grazia.

Accettate questo dono per ciò ch’esso ha di conforme al grande disegno di Cristo, che istituendo nella Chiesa l’autorità pastorale e le sue gerarchie realizza i modi vari e misteriosi della sua assistenza e della sua presenza nel corso del tempo fra gli uomini, e organizza fra di loro la carità, in modo che siano i fratelli, resi padri e ministri, a salvare i fratelli.

Accettate questo dono anche per ciò ch’esso può comportare di impopolare e di grave; non siano sgradite le parole che vi rivolgiamo compiendo il rito: «Te intrepidum exhibere debeas»: l’ufficio del governare gli altri oggi non è senza grande e spirituale fatica; ma essa è doverosa e provvida, come non mai, anche nell’interno della santa Chiesa, e deve esercitarsi con vigilanza e saggezza tanto più amorose e sollecite, quanto maggiore è il bisogno di confortare l’obbedienza dei fedeli alla fiducia e all’osservanza della norma ecclesiastica. E nel mondo d’oggi, poi, non è senza rischio; voi lo sapete.

Quanto a Noi sarà di grande conforto l’avere voi, Padri, Fratelli e Figli veneratissimi, quali collaboratori, consiglieri ed amici: il peso delle somme chiavi è ben grave; voi Ci aiuterete a portarlo. e primo aiuto sarà l’unione, che a Noi e fra voi deve congiungervi. È questo un antico precetto: «Non sint in vobis schismata» (1 Cor. 1, 10); ma ad ogni ora deve essere da Noi non solo ricordato, ma riespresso e riconfermato. Ne avrà esempio e sostegno la Chiesa intera, che oggi qui rispecchia la sua unità e la sua cattolicità; e ne avrà edificazione la grande schiera dell’Episcopato, che Noi sentiamo in questo momento tanto vicino e tanto solidale in comunione di sentimenti, di propositi e di speranze.


Saluto paterno ai diversi popoli

Un mot, maintenant, aux délégations des pays de langue française, venues à Rome pour rendre hommage à leurs nouveaux Cardinaux.

Nous n’avons pas à vous redire, chers Fils, Notre bienveillance envers vos patries: elle est inscrite, pour ainsi dire, dans le choix même que Nous y avons fait de nouveaux membres du Sacré Collège. Choix qui honore chacune de vos nations, et crée en même temps pour elles, en quelque sorte, un gage supplémentaire d’amitié et de fidélité vis-à-vis du Saint-Siège. C’est un lien de plus qui s’établit entre elles et Nous, lien qu’il Nous est doux de nouer de Nos mains, car Nous y voyons l’auspice d’un grand bien spirituel et moral pour chacun de vos Pays, et l’assurance d’un accroissement de cordialité dans les relations que plusieurs d’entre eux entretiennent avec Nous. Ainsi l’Eglise honore vos Patries: mais celles-ci, à leur tour, honorent l’Eglise en lui donnant quelques-uns de leurs fils les plus éminents, que le Pape est heureux de pouvoir compter désormais parmi ses conseillers les plus intimes et les plus directs dans sa lourde tache de Pasteur suprême du troupeau du Christ.

Soyez-en vous aussi, chers Fils, heureux et fiers, et que s’élève vers Dieu, unie à la Notre, la prière de votre humble et fervente reconnaissance.  

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Our sincere paternal greeting to you, Beloved Sons of the English-speaking world. You represent in the Sacred College the developing countries, where you and your colleagues in the Hierarchy, untiring workers in relatively new vineyards, are building up the Church and organizing its life and works. You represent the Second Spring foretold by Cardinal Newman in Great Britain, where Episcopate, clergy and faithful are renewing their zeal and apostolic fervor, exemplified in the historic See of Westminster. Your presence recalls the first foundation of Catholicism in the United States of America, in the Senior See of Baltimore. And the Metropolitan Archbishop of Armagh evokes by his attendance here the unflagging faith and worldwide apostolate of the Irish, whose priests were the leaders in bringing the Gospel blessings to your countries. May your inclusion in this Consistory signify, not only the diversity of the Sacred College, but above all the unity in love and respect which binds you to all its members, to the Vicar of Christ, and to the universal Church throughout the World!

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Wir möchten nun ein Wort an die deutsche Abordnung richten, die nach hier gekommen ist, um durch ihre Gegenwart den neuen deutschen Kardinal zu ehren.

Durch diese Wahl möchten Wir erneut die Hochachtung zum Ausdruck bringen, die Wir Ihrer deutschen Heimat und Ihrem deutschen Volk entgegenbringen. Hohe Achtung vor den Jahrhunderte alten Schätzen deutscher Kultur und Geistesgeschichte. Hochachtung aber auch vor der Leistung des deutschen Volkes in unseren Tagen: Geistiger und materieller Wiederaufstieg aus tiefster eigner Not und damit zugleich tätiges Verständnis für die Völker, die heute noch fremder, das heisst auch Ihrer Hilfe bedürfen.

Die Kirche möchte durch die Erhebung eines neuen deutchen Kardinal Ihr Vaterland ehren. Ihr Vaterland aber ehrt zugleich die Kirche, indem sie einen ihrer vornehmsten Söhne Uns zum Ratgeber schenkt.

Sie aber, geliebte Söhne und Töchter, dürfen über dieses Ereignis glücklich und stolz sein und Wir bitten Sie, Ihre Dankgebete mit den Unsern zu vereinen.

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Também não queremos deixar de dirigir uma palavra à delegacção do Brasil, a qual veio até à Cidade Eterna para homenagear, com sua presença, o seu novo Cardeal. A vós, amados filhos, vos damos as boas vindas e vos dizemos que Nos sentimos feliz em contar entre os Nossos Conselheiros mais um eminente filho da vossa grande Nação.

Esta escolha confirma o amor que sempre dedicamos à Terra de Santa Cruz, pela qual, a todo o momento, pedimos a Deus a cubra d e bênçãos, sob os auspícios da sua Padroeira, Virgem da Aparecida, e assim Cristo Senhor reine verdadeiramente no coração de todos e de cada um de seus filhos.

                                                      

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