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INCORONAZIONE DELL’EFFIGIE DELLA MADONNA DI POMPEI
OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI
Basilica
Vaticana Venerdì, 23 aprile 1965
Ai cari fedeli della Madonna di Pompei, venuti numerosi con
altri di Napoli e della Campania per riprendere la venerata Immagine della
Vergine del Rosario e per riportarla nel suo celebre Santuario, al Signor
Cardinale Carlo Confalonieri, Presidente della benemerita Commissione
cardinalizia, dalla cui autorità dipende quel centro di pietà mariana e di
opere benefiche, a Monsignor Aurelio Signora, Nostro zelante Delegato
pontificio e Prelato di Pompei, ai Sacerdoti, ai Religiosi e alle Religiose
qui presenti, che assistono il Santuario e le istituzioni che gli fanno
corona, agli Ecclesiastici e alle persone devote accorse alla celebrazione di
questi solenni riti, alle Autorità civili che parimente sono qua intervenute,
diamo ora il Nostro deferente e cordiale saluto.
Ci diciamo lieti di codesta venuta: il vostro numero, la
vostra disposizione, la vostra premura di rivedere e di riavere il quadro
famoso dimostrano un’esemplare ed encomiabile pietà verso Maria Santissima,
e attestano quanto la devozione verso la Madonna abbia radice nei vostri cuori
e importanza effettiva nella vostra vita. Questo è molto bello; e come ciò
fa onore a voi, che Ci offrite la visione di così caro e significativo
incontro, così dà a Noi la felice occasione di poter celebrare con figli
così pii e sinceri un particolare atto di omaggio alla Vergine del Rosario, e
incoraggiare e benedire quanto in sua venerazione è religiosamente e
caritatevolmente compiuto nella nuova Pompei.
Ricordi e pensieri sorgono nel Nostro spirito in così
singolare circostanza, ma non ne faremo menzione nel breve momento concesso
alla Nostra parola; solo avremo un cenno, che Ci sembra doveroso per
riconoscenza e per ammirazione, alla memoria del Servo di Dio Bartolo Longo, a
cui Pompei deve il suo Santuario, le opere che lo circondano e l’immenso
alone di pietà mariana che ne rende famoso nella Chiesa e nel mondo il nome
benedetto. Grande memoria, che ci svela arcani e materni disegni della Madonna
e ci invita a un perenne risveglio di culto e di fiducia verso la Madre di
Cristo. Né possiamo dimenticare il giorno lontano, nell’aprile del 1907,
quando Noi fanciullo, con i Nostri piissimi Familiari, visitammo per la prima
volta il Santuario di Pompei e pregammo davanti alla sacra Immagine, che ora
abbiamo il gaudio di vedere e di venerare davanti a Noi.
Siamo perciò tanto più lieti di restituire al vostro
Santuario il quadro benedetto, restaurato dai Monaci Olivetani con grande
rispetto e con rara perizia. Voi sapete quanto opportuno fosse tale restauro,
attese le condizioni di fatiscenza e di deperimento in cui si trovavano sia il
venerato dipinto, sia la tela che lo portava; ora un’arte, che tutti
possiamo ammirare, non meno paziente che esperta, ha ridato integrità e
freschezza alla sacra Immagine, che nella sua semplice, ma degna e pia
composizione, ritornerà ad effondere sulle anime oranti e sulle folle devote,
la dolce e attraente impressione della figura materna e regale della Madre di
Cristo, assiso sulle ginocchia di Lei, mentre Gesù e Maria offrono ai Santi,
prostrati lì presso, Domenico e Caterina, le corone del santo Rosario, quasi
per invitarli a farne oggetto di devozione e di fiducia. La pia e popolare
corona riappare come catena di salvezza, che pende dalle mani del Salvatore e
della sua beatissima Madre, e che indica donde scende a noi ogni grazia, e per
dove deve da noi salire ogni speranza.
E Ci commuove il fatto, che ora devotamente compiremo, di
dovere Noi stessi, con mani tremanti, rimettere sulle sacre effigie di Gesù e
di Maria, le preziose corone, che la vostra pietà e la vostra generosità,
servite da arte squisita, vogliono espressione simbolica del sommo onore
dovuto a Cristo, e per suo riflesso alla sua santissima Madre. Il mistero
dell’Incarnazione ha in questo quadro, come in altri rappresentanti analoga
composizione, la sua principale intenzione, e per questo è consentito al
nostro culto di fissarsi direttamente sulla Madonna, su Colei che fu eletta a
generare Cristo nel mondo e a diventare la Madre di Dio fatto uomo, e
spiritualmente la Madre degli uomini sollevati da Cristo all’adozione divina.
Quanto, quanto la voce della Chiesa ha annunciato, insegnato, cantato tale
mistero! Fra le innumerevoli lodi, salite alla Vergine Madre per tale sua
elezione e per tale nostra fortuna, Ci sovviene quella dolcissima dell’inno
orientale, detto «Acathistos», rivolto a Maria:
«Come la lampada che porta luce, apparsa a chi giace
nelle tenebre, noi vediamo la santa Vergine. Accesa (in lei) l’immateriale
luce, tutti ella guida alla conoscenza divina illuminando le menti
col suo splendore» (XXI).
E lasciando che la sua luce benigna rischiari ora anche i
nostri spiriti, possiamo emettere l’augurio che come è stata riparata e
decorata l’Immagine della Vergine, che abbiamo davanti, così sia
restaurata, rinnovata e arricchita l’immagine che di Maria ogni fedele
cristiano deve dentro di sé. Dobbiamo restaurare nei nostri cuori il culto
dovuto alla Madonna. Dobbiamo riaccendere in noi la vera, la buona devozione a
Maria Santissima, cominciando a far centro della nostra pietà mariana il
mistero della sua divina maternità, che in questa sacra pittura ci è
ricordato: il mistero, dicevamo, dell’Incarnazione.
Sarà questo il primo, il principale e fondamentale restauro
della venerazione specialissima, che il disegno divino della nostra salvezza
vuole sia tributato alla piena di grazia, alla benedetta fra tutte le
creature, alla «porta del cielo», alla Madre di Dio. Come il restauro di
questo quadro mette in limpida evidenza le sembianze della Vergine, così il
restauro della nozione che noi abbiamo di Maria ci deve portare ad una più
nitida, più vera, più profonda conoscenza di Lei, quale la Sacra Scrittura,
la Tradizione, la dottrina dei Santi e dei Maestri della Chiesa ci hanno
delicatamente delineata, e quale la recente parola del Concilio Ecumenico ci
ha sapientemente riassunta.
Verrà così il restauro del culto che a Maria tributeremo, e
che in modo particolare rimetterà nelle nostre mani la corona del santo
Rosario, preghiera semplice e profonda, che ci educa a fare di Cristo il
principio e il termine non solo della devozione mariana, ma di tutta la nostra
vita spirituale. Verrà poi il restauro del nostro proposito di cercare in
Maria il modello perfetto d’ogni umana e cristiana virtù, lo «Speculum
iustitiae», la maestra e la guida del nostro pellegrinaggio terreno. E
verrà insieme il restauro della nostra fiducia nella materna assistenza della
Madonna nelle nostre necessità, nelle nostre tribolazioni, nelle nostre
aspirazioni: il ricorso alla sua amabile e potente intercessione ci sarà
abituale e spontaneo. E finalmente quel senso umano, che viene dalla scuola di
Nazareth, quell’amore ai fratelli di cui Cristo ci lasciò esempio e
precetto, quella visione della vita che si acquista nella conversazione col
Vangelo, rinasceranno e fioriranno in sentimenti ed in opere di utilità
sociale, come vediamo appunto sorgere e svilupparsi intorno al Santuario di
Pompei, se dalla devozione a Maria, la «Madre del bello amore», trarremo
ispirazione ed energia al grande e sommo dovere nostro: la Carità.
Così ci aiuti Maria, specialmente in questo tempo pasquale, a
risorgere con Cristo cristiani.
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