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LETTERA

ORDINIS PRAEDICATORUM

DEL PAPA PAOLO VI
AL REV.MO PADRE ANICETO FERNÁNDEZ,
MAESTRO GENERALE DELL'ORDINE DEI PREDICATORI,
AL QUALE IL SOMMO PONTEFICE ESPRIME SENSI
DI BENEVOLENZA E GRATITUDINE,
NEL MOMENTO IN CUI
PRESSO LA CONGREGAZIONE DEL S. OFFIZIO CESSA L' ANTICO INCARICO
DEL COMMISSARIO PER LA DIFESA DELL'INTEGRITÀ
DELLA FEDE E DEI COSTUMI,
DOPO IL NUOVO ORDINAMENTO DELLA CONGREGAZIONE.

 

Diletto Figlio, salute e Apostolica Benedizione

L'incontaminata e fedele deferenza verso la Santa Sede dell'Ordine dei Predicatori, come eredità di grandissimo valore ricevuta dallo stesso Padre Legislatore san Domenico, ha brillato in modo mirabile lungo il corso dei secoli, sia presso i singoli religiosi, i quali hanno speso le loro energie, e talvolta la stessa vita, ad utilità della Chiesa, sia nei molto importanti incarichi che di volta in volta sono stati affidati al vostro Ordine dai Nostri Predecessori, per servire con stretto vincolo di carità la Romana Cattedra di verità.

Tra questi compiti ha avuto una rilevante importanza l'incarico di Commissari presso la Congregazione del S. Offizio, cioè quello di difendere l'integrità della fede cattolica e dei costumi, che, istituito dal Sommo Pontefice Paolo III nel 1562, fin dall'inizio e nel corso del tempo è stato di grande utilità alla Sede Apostolica. Infatti i Commissari del Santo Offizio, come venivano chiamati - fra i quali piace ricordare Michele Ghislieri, in seguito salito al supremo Soglio di Pietro, e ornato in cielo degli onori dei santi, parliamo di san Pio V, decoro della Chiesa e perpetuo ornamento del vostro Ordine - si distinsero per più di quattrocento anni per tanta diligenza e consapevole sollecitudine, e per tanto integro impegno di conservare la fede, che a loro e all'Ordine dei Predicatori è dovuta la massima gratitudine.

Nell'adempiere a queste incombenze, i Soci Domenicani si dimostrarono figli amantissimi del Fondatore, il quale nella sua santissima vita ebbe come unico scopo quello di offrire se stesso fino all'ultimo respiro a Cristo e alla Chiesa; essi inoltre risposero pienamente alla speranza dei Romani Pontefici, che affidarono loro compiti di tanta importanza, affinché attendessero instancabili alla ricerca della salvezza delle anime: infatti come ha affermato Onorio III, Nostro Predecessore in una Lettera Apostolica, «il Signore, come crediamo, ha suscitato l'Ordine dei Frati Predicatori, i quali cercando non i propri interessi ma quelli di Cristo, ... si sono dedicati all'annuncio della parola di Dio» (6 maggio 1220; cf Bullarium Ordinis Praedicatorum, 10, n. 15). È per Noi cosa soavissima rinnovare al vostro Ordine questo elogio, poiché sappiamo benissimo che questo elogio nel volgere del tempo ha sempre corrisposto alla verità.

Ma pensiamo anche di dovervi dare una manifestazione più intensa della Nostra riconoscenza ora che, dopo la nuova ristrutturazione della menzionata Congregazione, seguita alla celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, le mutate circostanze di questo nostro tempo ci hanno persuasi che dovesse cessare di esistere quell'antico ufficio dei Commissari. Perciò a te e ai tuoi confratelli, soprattutto al diletto Figlio Raimondo Verardo, il quale come quaranteseiesimo Commissario del S. Offizio diligentemente, abilmente e prudentemente ha coperto per ultimo questo incarico, e ai suoi soci, esprimiamo caldissimi sensi di benevolenza e di ringraziamento, anche a nome di tutta la Chiesa, poiché il vostro Ordine per più di quattro secoli si è occupato con ottimi risultati di questa importante sfera di azione e si è guadagnato un particolare titolo di onore.

Queste Nostre parole sono corroborate anche dalle preghiere, mentre invochiamo sopra di voi copiosissimi doni e favori di Dio, il quale solo conosce nel profondo le azioni degli uomini e le ricompensa con il giusto premio; e adattando a voi le parole dell'Apostolo Paolo, ve le ripetiamo con paterna carità: Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore (1 Cor 15, 58).

Sia insigne auspicio della Superna benevolenza la Nostra Apostolica Benedizione, che a te, ai religiosi ricordati sopra e a tutti i soci del tuo Ordine impartiamo di cuore.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 26 marzo 1966, anno terzo del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI

 

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