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LETTERA DEL PAPA PAOLO VI
AL CARDINAL ALBERTO DI JORIO.

 

Al Nostro diletto Figlio
il Cardinale Alberto di Jorio

Signor Cardinale, dopo le numerose, delicate insistenze che Ella da qualche anno Ci rivolge, sentiamo di dover cedere, seppure a malincuore, al suo desiderio di essere liberato dall’incarico di Pro- Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, a Lei affidato dalla fiducia del Nostro venerato Predecessore Giovanni XXIII, e da Noi stessi confermato con viva stima delle sue capacità e dei suoi meriti.

A malincuore, ripetiamo: perché siamo consapevoli dell’impareggiabile aiuto, che così verrà a mancare a Noi e alla Sede Apostolica in un settore delicatissimo e pieno di responsabilità, in cui Ella ha avuto modo di far rifulgere le sue doti di competenza e di oculatezza, il garbo e la fermezza del suo agire, il riconosciuto influsso della sua autorità, e lo zelo di un interessamento continuo e personale alle varie questioni.

Ci sovviene infatti il notevole contributo da Lei recato nel migliorare con sforzo costante i servizi dello Stato Vaticano, per permettere alla Santa Sede di svolgere in maniera più efficace e più rapida, e con crescente prestigio internazionale, il suo servizio alle anime e al mondo. Ci piace a tale proposito ricordare le cure attribuite al potenziamento della Radio Vaticana, ai miglioramenti apportati ai servizi telefonici e alla sede dei servizi medico-sanitari, alla completa ristrutturazione del Palazzo Apostolico Lateranense, che ora accoglie il Vicariato di Roma in sede più confacente e razionale per le sue attribuzioni pastorali, presso la stessa chiesa cattedrale della Nostra diocesi, al trasferimento dell’Oratorio di San Pietro in un nuovo moderno edificio, alla costruzione dello splendido stabilimento scolastico di Castel Gandolfo, e, infine, all’ordinamento dei Musei, né dimentichiamo l’impulso dato al restauro degli storici edifici, provvedendo efficamente ai vari impianti e funzioni interne, curando in pari. tempo l’efficienza dei servizi economici, non che l’esteriore buon andamento e il mantenimento generale della Città del Vaticano con buon gusto, riconosciuta saggezza e senso di realismo.

Dei risultati così ottenuti si è avvantaggiata la Sede Apostolica con manifesta utilità, perché, con i mezzi così posti a sua disposizione, ha potuto non solo far fronte alle molteplici necessità amministrative e logistiche dello Stato della Città del Vaticano, che ogni anno diventano più assillanti e imperiose, ma anche dare notevole contributo a quell’opera benefica, per la quale la Santa Sede continua a far splendere nel mondo, oggi come alle sue origini, la missione che la Chiesa di Roma, nel nome di Cristo, persegue di praesidens universo coetui caritatis, e per la quale, come a loro speranza, ad essa guardano nel mondo gli infelici, i poveri, gli esuli, i colpiti dalle ricorrenti prove e calamità. Ella, pertanto, Signor Cardinale, è stato un valido collaboratore in quell’incessante azione, che, pur rimanendo nascosta per preciso comando del Salvatore divino, vogliamo credere che rimanga tuttavia scritta a caratteri d’oro sul libro della Vita.

Per queste benemerenze Noi Le rivolgiamo l’espressione del più vivo e sincero ringraziamento, con l’assicurazione che la Nostra preghiera si eleva fervorosa per chiedere sulla sua veneranda e operosa canizie l’effusione delle continue consolazioni del Signore, affinché questi anni di maggiore tranquillità possano veramente abbondare della soavità della celeste contemplazione e della pace serena, che sorga dalla coscienza del dovere compiuto.

E confidiamo altresì che Ella non Ci lascerà mancare l’apporto della sua perizia e l’assistenza del suo aiuto, dandoci la lieta consapevolezza di sentirla ancora e sempre vicina alle Nostre molteplici e gravi sollecitudini.

Risponda il Cielo a questi voti cordiali, ai quali amiamo congiungere la Nostra particolare Benedizione Apostolica, pegno di costante benevolenza.

Dal Palazzo Apostolico Vaticano, il 4 novembre dell’anno 1968, sesto del Nostro Pontificato.

PAULUS PP. VI

 

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