 |
VISITA AD UDINE IN OCCASIONE DEL XVIII CONGRESSO EUCARISTICO ITALIANO
LETTERA DI PAOLO VI AL CARDINALE
ANTONIO POMA
AL SIGNOR CARDINALE ANTONIO POMA
Arcivescovo di Bologna
PAOLO PP. VI
VENERABILE NOSTRO FRATELLO, SALUTE ED APOSTOLICA BENEDIZIONE
La nobile città di Udine brillerà di vivida luce nel prossimo mese di settembre,
perché sarà sede del XVIII Congresso Eucaristico Italiano. Come è facile
prevedere, si recheranno là numerosi i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi ed i
laici per rendere pubblica testimonianza di fede all’ineffabile mistero del
Corpo e del Sangue di Cristo, per offrirgli il tributo di devozione e di lode,
per farlo intimamente penetrare nel loro cuore.
Perché in una celebrazione di sì grande importanza ci sia un Nostro personale
rappresentante, Noi eleggiamo, stabiliamo e nominiamo come Nostro Inviato
Straordinario, Lei, Signor Cardinale, che è Arcivescovo di Bologna, ed insieme
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, affidandole l’incarico di
presiedere, a nome Nostro, ai sacri riti ed incontri. Per la conoscenza che
abbiamo della sua pietà e del suo zelo pastorale, non dubitiamo che Ella
adempirà con frutti lusinghieri un tale mandato.
Quanto al tema generale, che è stato prescelto per il Congresso, esso si
presenta di viva attualità per questi tempi: ha, infatti, per oggetto lo studio
dell’Eucaristia nei suoi rapporti con la Comunità locale. Essendo questo
Sacramento divino come il centro ed il cuore della vita della Chiesa, perché
contiene realmente l’Autore stesso
della grazia, la Comunità deve riunirsi intorno ad esso per ricavare
soprattutto di là le energie spirituali.
Ora, il mistero eucaristico va considerato in tutta la sua ampiezza, cioè nella
sua natura di sacrificio e di convito, ed in quanto alle sacre Specie, «che si
conservano per estender la grazia dopo la Messa», viene tributato il culto di
adorazione (Istruz. intorno al culto del mistero eucaristico del 25 maggio 1967:
AAS 59, 1967, p. 543).
Non c’è dubbio, dunque, che proprio da questa fonte inesauribile non solo la
vita spirituale di ciascun fedele, ma anche quella della Comunità stessa potrà
attingere nuovo e meraviglioso vigore ed intimamente trasformarsi: «Così infatti
diventiamo “cristiferi” (portatori di Cristo), essendosi nelle nostre membra
diffuso il suo corpo e il suo sangue» (S. CIRILLO DI GERUSALEMME , Catech.
mystag. 4, 3; PG 33, 1100). Ora una simile Comunità non vive più per
se stessa, ma per una arcana comunicazione di energie spirituali, spinge il suo
influsso nelle altre membra ed in tutta quanta la Chiesa. In realtà,
l’Eucaristia, essendo derivata dall’amore infinito del Salvatore, il quale «amò
fino alla fine» i suoi (Io. 13, 1), è in modo eminente operatrice di
carità e di unità. A proposito di questo «sacramento della mensa del Signore»,
Sant’Agostino fa questa bella osservazione : «Se l’avete ricevuto bene, voi
divenite quel che avete ricevuto. L’Apostolo infatti afferma: C’è un solo
pane, e noi, pur essendo molti, formiamo un sol corpo (1 Cor. 10,
17). Appunto con questo pane a voi è raccomandato come dobbiate amare l’unità»
(S. AUG. Serm. 227; PL 38, 1099-1100).
Pertanto, in ciascuna Comunità cristiana dev’esser come presente e risplendere
la Chiesa stessa, una, santa e cattolica. Soprattutto nella preghiera e
nell’azione eucaristica ogni Comunità deve trascendere i propri confini,
ricordando ancora una volta le parole di Sant’Agostino: «Estendi la carità in
tutto il mondo, se vuoi amare Cristo, perché le membra di Cristo sono sparse per
il mondo» (IDEM In Ep. Ioann. ad Parth.
10, 5: PL 35, 2060).
Uno storico famoso del mondo romano ha affermato giustamente che «con la
concordia crescono le piccole cose, e con la discordia anche le più grandi vanno
distrutte» (SALLUSTIO, Bell. Iug., 10). Quanto più e meglio di altri
uomini non potranno i fedeli, se si nutriranno e vivranno di questo cibo
celeste, contribuire all’accordo degli animi, alla pacifica convivenza della
società, al vero progresso! Quanti, dunque, si dicono cristiani, sian pronti a
riconoscere le responsabilità che loro incombono dal momento che si alimentano a
questo « sacramento della unità».
E proprio perché dal Congresso Eucaristico di Udine si possan ricavare tali
frutti tanto desiderati, Noi eleviamo a Dio la Nostra fervente preghiera.
Son questi i pensieri che abbiamo voluto comunicarle, Signor Cardinale, con
animo affettuoso e sollecito, mentre, in auspicio della grazia e dell’aiuto
celeste, Le impartiamo ben volentieri la Benedizione Apostolica, che amiamo
estendere ai Cardinali, ai Presuli, segnatamente a Monsignor Giuseppe Zaffonato,
Arcivescovo di Udine, ed a Monsignor Emilio Pizzoni, suo Vescovo Ausiliare e
Vicario Generale, alle Autorità, al Clero ed a tutti i fedeli, che
parteciperanno al medesimo Congresso.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 15 agosto dell’anno 1972, decimo del Nostro
Pontificato.
PAULUS PP. VI
|