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LETTERA DEL SANTO PADRE PAOLO VI,
FIRMATA DAL SEGRETARIO DI STATO,
PER LA GIORNATA UNIVERSITARIA DELLA «CATTOLICA»
 

Martedì, 21 marzo 1978

 

Carissimo Professore,

Con tratto di delicata cortesia, Ella si è data premura di informare Sua Santità circa la celebrazione della prossima Giornata Universitaria, che per decisione della Conferenza Episcopale Italiana avrà luogo, quest’anno, la domenica 9 aprile e proporrà alla riflessione dei cattolici la figura e l’opera del Padre Agostino Gemelli, del quale ricorre il centenario della nascita.

Il Sommo Pontefice, assecondando volentieri il desiderio, da Lei espresso, di ottenere una parola di conforto e di incitamento per i membri dell’Università Cattolica e per la comunità ecclesiale italiana, ama far propria l’indicazione contenuta nel tema della Giornata: «Un uomo, un’idea» ed invita perciò tutti ad un approfondito ripensamento delle ragioni ideali, che ispirarono l’illustre Religioso a dare coraggiosamente inizio alla grande Opera e lo sostennero nell’animarne instancabilmente lo sviluppo e il consolidamento nel corso di ben 38 anni di Rettorato. Un tale «ritorno alle fonti» non mancherà di favorire più adeguata consapevolezza delle finalità dell’Ateneo e rinnovato slancio nel perseguirne l’attuazione, in piena fedeltà allo spirito originario, pur nella necessaria aderenza alle mutate condizioni dell’odierno contesto sociale.

Particolare importanza, da questo punto di vista, riveste indubbiamente l’art. 1 degli Statuti, nel quale Padre Gemelli, interpretando anche il pensiero di coloro che gli furono accanto in quell’ora decisiva, tratteggiò la fisionomia e i compiti dell’Università a cui intendeva dare vita: «L’Università Cattolica del S. Cuore di Milano - vi si dice - ha lo scopo di contribuire allo sviluppo degli studi e di preparare i giovani alle ricerche scientifiche, agli uffici pubblici e alle professioni libere con un’istruzione adeguata ed un’educazione morale informata ai principii del cattolicesimo».

L’impostazione allora data nulla ha perso in attualità. Essa, anzi, ha trovato autorevole conferma nelle parole dello stesso Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale ha ribadito con chiarezza che ogni Università Cattolica «deve effettuare una presenza, per così dire, pubblica, costante ed universale del pensiero cristiano in tutto lo sforzo dedicato a promuovere la cultura superiore, ed inoltre deve formare tutti i suoi studenti, perché diventino uomini veramente insigni per sapere, pronti a svolgere compiti impegnativi nella società e a testimoniare la loro fede di fronte al mondo» (Gravissimum Educationis, 10).

È dunque urgente, oggi ben più che ieri, accompagnare la formazione intellettuale-scientifica degli studenti con una adeguata educazione morale-cristiana, da non considerare come qualcosa che si aggiunga all’esterno, ma come una qualità con cui l’istruzione intellettuale viene, si direbbe, specificata e vissuta. Ovviamente, non è in alcun modo in causa la menomazione, o addirittura il rifiuto del metodo e della libertà spettanti ad ogni disciplina. Si tratta, invece, della promozione di una sintesi sempre più armonica tra fede e ragione, tra fede e cultura, tra fede e vita. Tale sintesi va attuata non soltanto a livello di ricerca e di insegnamento, ma anche a livello educativo-pedagogico. È proprio a questo fine che la Comunità cattolica, le famiglie cristiane inviano i loro giovani alla loro università, ed è l’adempimento di questo fine che esse si attendono dal loro Ateneo. Al riguardo, non raramente ci si chiede: quali tipi di professionisti prepara l’Università Cattolica? Una volta laureati o diplomati, essi offrono veramente una coraggiosa e concreta testimonianza di vita cristiana nella loro professione? Questo interrogativo coinvolge l’Università Cattolica nella sua specifica missione ed impegna, pertanto, in primo luogo le autorità accademiche e i docenti a sentire sempre maggiormente la loro originaria vocazione di formatori di uomini, che siano preparati non soltanto tecnicamente, ma anche moralmente e cristianamente ai loro compiti. È a tale scopo che i responsabili dell’Università Cattolica debbono compiere ogni sforzo per creare al suo interno - anche mediante appropriate strutture ed iniziative pastorali - quell’atmosfera e quello stile di vita che mostrino chiaramente a chi vi entra come in essa il cattolicesimo sia vivo ed operante.

L’Università Cattolica ha l’irrinunciabile vocazione di offrire la testimonianza di una comunità seriamente e sinceramente protesa verso la ricerca intellettuale, ma anche visibilmente contraddistinta da un impegno di vita cristiana autentica. Non sarà forse inutile ricordare quanto il fondatore di codesta Università, Padre Agostino Gemelli, disse nel discorso accademico tenuto nel 1925: «All’Università Cattolica studenti e professori sono liberi di entrare; ma l’entrarvi vuol dire libera e spontanea accettazione di una dottrina e di una concezione, che si deve servire con le opere e con la vita. Non chiediamo supina e meccanica osservanza di formule esterne; chiediamo spontanea e libera accettazione di una norma di vita».

Giustamente oggi si parla e si scrive del servizio che l’Università Cattolica deve offrire alla società e al suo sviluppo; nel ruolo che ad essa incombe di fronte al pluralismo culturale. Sono impegni certamente importanti, che richiedono, tuttavia, un’accentuazione della specifica fisionomia di un’Università Cattolica, e che devono accrescere in tutti, particolarmente nei docenti, la convinzione che, nell’adempimento di questo servizio, occorre far continuo riferimento ai principii cristiani, i quali soli possono dare una risposta completa ai molteplici problemi che sconvolgono la società odierna.
Questi principii, infatti, soddisfano in pieno ai bisogni della società: giustizia, libertà, fratellanza, attenzione al bene altrui, spirito di collaborazione. L’appello a tali principii, i quali sono di origine divina, permette di presentare in forma sicura e chiara verità e risposte naturalmente accessibili ed assimilabili da qualsiasi cultura, in vista della promozione di un umanesimo autentico e plenario.

Nel richiamare questi ideali, che furono ben presenti alla mente e al cuore del Fondatore dell’Università Cattolica, e che certamente raccolgono la convinta adesione anche degli attuali suoi responsabili, il Santo Padre confida nella generosa e concorde azione di tutte le componenti di codesto Ateneo, dalla cui vivace ed originale presenza nel mondo della cultura italiana Egli si ripromette frutti copiosi e durevoli a vantaggio della Chiesa e dell’intera comunità civile.

Con questi sentimenti, il Vicario di Cristo, mentre esorta i cattolici italiani a non rifiutare il loro sostegno di consenso, di preghiera, di aiuto finanziario ad un’Opera, per la quale anime grandi lavorarono, lottarono, soffrirono, invia volentieri il proprio obolo personale, che accompagna con una particolare Benedizione Apostolica, propiziatrice di abbondanti favori celesti su di Lei, sui valenti Colleghi, sugli Alunni e su tutti i Benefattori, che han creduto e credono nella provvida funzione di codesto Ateneo.

Profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio

della Signoria Vostra Ill.ma
Dev.mo

GIOVANNI Card. VILLOT

 

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