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LETTERA DI PAOLO VI
A FIRMA DEL CARDINALE GIOVANNI VILLOT
A S.E. MONSIGNOR CARLO MANZIANA
PROMOTORE DELLA XXVI SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE

 

Eccellenza Reverendissima,

il Santo Padre ha appreso con viva soddisfazione che la XXVI Settimana liturgica nazionale, promossa, come ogni anno, da codesto Centro di Azione Liturgica, e che sarà celebrata a Firenze, avrà come tema: «Riconciliati col Padre, in Cristo e nella Chiesa». Tale argomento sta, ovviamente, molto a cuore al Santo Padre, per l'importanza grandissima che ha il sacramento della riconciliazione nella vita della Chiesa e in quella dei singoli cristiani. Egli sa bene che, da quando è stato promulgato il nuovo rito della Penitenza, c'è stato nelle varie diocesi italiane tutto un fiorire di iniziative per illustrarne la teologia e la pratica pastorale, e promuoverne un uso sempre più cosciente nella vita cristiana. Tutto questo rientra nel piano pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, che l'anno scorso, nella sua XI Assemblea Generale, approvò un importante documento su «Evangelizzazione e sacramento della Penitenza». E il Santo Padre stesso è tornato ripetutamente, nei Suoi discorsi alle Udienze generali, su questo argomento tanto vitale, in coincidenza sia con l'Anno Santo, sia con la Quaresima, sia con la promulgazione e con la successiva entrata in vigore del nuovo rito della Penitenza. Egli è quindi assai lieto che la Settimana liturgica Gli offra l'occasione di fare alcune considerazioni, che ritiene di una certa rilevanza nell'orientamento dei Pastori e nella vita dei fedeli. Il tema della Settimana reca anzitutto: Riconciliati col Padre.

È giusto che si insista sul significato più autentico di riconciliazione, così come lo ha inteso San Paolo, per mettere in primo luogo l'accento sulla bontà di Dio, il quale per primo ci ama, per primo ci viene incontro perché ci lasciamo riconciliare con Lui, nostro Padre; di qui il nostro dovere di convertirci, cioè di volgerci e di tornare a lui, che è infinita misericordia. Effettivamente, il termine e il concetto di misericordia è così frequente nei Libri Santi, specie nel Salterio, che è diventato caratteristico e insostituibile nel vocabolario cristiano per indicare non semplicemente l'amore di Dio per l'uomo, ma quella forma particolare dell'amore divino, che non cessa di manifestarsi e d'incalzare, nonostante l'indegnità dell'uomo che ne è l'oggetto.

Riconciliati col Padre in Cristo, dice inoltre il tema: è, in verità, Cristo Signore, col Sangue versato sulla Croce, è al centro del mistero della riconciliazione, che si identifica poi col mistero stesso della liberazione e della redenzione dell'uomo dalla più vera e più profonda schiavitù, quella del peccato. Non sarà mai abbastanza sottolineata questa presenza operante di Cristo, che, mediante il segno sacramentale della riconciliazione, attua e riconferma di continuo il dinamismo sanante, elevante e santificante del mistero pasquale, nel passaggio dalle tenebre alla luce ammirabile della vita divina. Naturalmente, il riferimento alla misericordia infinita del Padre e alla redenzione operata da Cristo Signore non potrà non sfociare in una particolare attenzione allo Spirito Santo, che Cristo risorto comunicò agli Apostoli, col potere di rimettere i peccati o di ritenerli, e del quale la liturgia dice, con mirabile sintesi: Ipse est remissio omnium peccatorum (Sabb. post Dom. VII Paschae, ad Miss. mat., super oblata).

Così il sacramento si illumina della vita stessa della Trinità santissima, intesa sia come punto di partenza - il Padre che per primo ci ha amati, Cristo che per noi ha dato se stesso, lo Spirito Santo su di noi effuso in abbondanza - sia come punto di arrivo: il Padre che accoglie il figlio pentito nel suo ritorno a Lui, Cristo che si pone sulle spalle la pecora smarrita per riportarla all'ovile, lo Spirito Santo che santifica di nuovo il suo tempio, o rende in esso più viva e intensa la propria dimora. Non c'è che da lasciarsi penetrare da questa luce ineffabile del mistero trinitario, per cogliere la grandezza del sacramento della riconciliazione, per ravvivare la fede nella sua efficacia sacramentale, e per celebrarne il rito con fiducioso abbandono e con impegno fattivo.

Riconciliati col Padre, in Cristo e nella Chiesa, conclude il tema dell'incontro di Firenze: e qui si potrebbero riportare le belle espressioni con cui l'introduzione al nuovo rito, ricollegandosi a testi paolini, patristici e conciliari, presenta la Chiesa sia come colei che riconciliando, per mandato di Cristo, gli uomini con Dio, ne opera la conversione; sia come colei che di questa conversione è, nei suoi membri peccatori, il soggetto, e a questa conversione si sente continuamente impegnata in tutte le espressioni della sua vita. Ma oltre a questi accenni, che vogliono stimolare i partecipanti ad approfondire, sotto la guida dei Maestri della Settimana, i grandi principii teologico-spirituali della Penitenza, dichiarati dal Concilio di Trento, e tuttora validi ed obbligatori, non è fuor di luogo sottolineare anche alcuni aspetti, che rivestono grande importanza nella celebrazione di questo sacramento.

Sua Santità rivolge una parola anzitutto ai sacerdoti, perché amino questo santo ministero, vi preparino nella catechesi i loro fedeli, e siano sempre pronti ad ascoltarne le confessioni. Il nuovo rito offre molte possibilità di valorizzare il sacramento, soprattutto nell'ambito di una celebrazione della Parola di Dio; nulla, però, sarà tanto importante quanto la disponibilità dei pastori d'anime e la loro assiduità al «confessionale»; questo, poi, anche se il nuovo rito ne prevede un'eventuale ristrutturazione, approvata dalla legittima Autorità, mantiene tutta la sua importante funzione, e, come ha detto il Sommo Pontefice, deve rimanere «in quanto diaframma protettivo fra il ministro e il penitente, per garantire l'assoluto riserbo della conversazione loro imposta e loro riservata» (Udienza generale, 3 aprile 1974).

Sua Santità ama inoltre richiamare l'attenzione di tutti - sacerdoti, religiosi e fedeli - sulla frequenza di questo sacramento. C'è purtroppo chi tiene in poco conto la confessione frequente: ma non è questo il pensiero della Chiesa. Anche il nuovo rito raccomanda la confessione frequente, presentandola come rinnovato impegno di accrescere la grazia del Battesimo, e come occasione e stimolo per conformarsi più intimamente a Cristo, e per rendersi sempre più docili alla voce dello Spirito; anzi, come il Sommo Pontefice ha sottolineato nella sua Esortazione Apostolica sulla gioia cristiana, «la confessione frequente resta una sorgente privilegiata di santità, di pace e di gioia» (Gaudete in Domino: AAS 67, 1975, p. 312).

Il Santo Padre pone infine un accento particolare sulla confessione dei fanciulli, e specialmente sulla prima confessione, che deve sempre precedere la prima Comunione, anche se da essa opportunamente distanziata: proprio dalla prima età deve prendere l'avvio quella evangelizzazione della Penitenza, che renderà poi sempre più valido e cosciente il supporto di una fede viva nella celebrazione del sacramento e, soprattutto, nella sicura e coerente impostazione della vita cristiana. Tutti questi argomenti, e altri ancora, pastoralmente importanti, saranno certamente trattati e approfonditi nei lavori della Settimana; e pertanto il Santo Padre auspica che essa sia spiritualmente proficua, affinché tutti i partecipanti ne traggano stimolo per il loro generoso apostolato.

Con questi voti, il Sommo Pontefice, spiritualmente presente, imparte di cuore all'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Firenze, all'intero Episcopato toscano, al venerando Mons. Rossi, all'Eccellenza Vostra, ai Presuli, ai Sacerdoti e ai Religiosi presenti, ed a tutti i partecipanti, la sua speciale Benedizione, propiziatrice della celeste assistenza.

     

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