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MESSAGGIO DI PAPA PAOLO VI
PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

Sabato, 19 ottobre 1963

 

Venerabili Fratelli e diletti figli!

Fin dalle prime ore in cui, con umile e fiduciosa obbedienza agli adorabili disegni di Dio, abbiamo assunto l’onore e il peso del Supremo Ministero Apostolico, spontaneo fu l’impulso dell’animo di dichiarare al cospetto del mondo intero il Nostro essenziale e più urgente dovere, che è quello di promuovere con ogni sollecitudine e cura la dilatazione del Regno di Dio. E piacque a Noi salutare, nel Nostro primo messaggio, come « la pupilla dei Nostri occhi » (Messaggio, Qui fausto die, « L’Osservatore Romano » del 23 giugno 1963), i Missionari, i quali rappresentano la continuata testimonianza, eloquente e sicura, che la volontà del Divino Fondatore di diffondere la luce e i benefici dell’Evangelo a tutte le genti (cfr. Matth. 28, 19-20; Marc. 16, 15-16) è sempre presente ed efficiente nella Sua Chiesa.

Riempire al più presto la terra del Nome e delle grazie di Cristo, affinché ogni lingua confessi che Egli è il solo Signore e Salvatore di tutti, a gloria del Padre (cfr. Phil. 2, 11); portare alla pace e alla salvezza l’intero genere umano che Dio trasse da uno solo affinché popolasse tutta la terra (Act. 17, 26); non è forse questa la missione propria e l’azione costante della Chiesa? Tale « missione », che definisce e limita l’immenso campo in cui spazia la dottrina e si svolge l’attività della Chiesa, è la continuazione dell’opera redentrice di Cristo tra gli uomini.

Il Signore riserva ad alcuni prediletti la grazia di una particolare vocazione per lanciarli sulle vie più difficili o impervie del mondo e con la Sua soccorritrice assistenza li rende capaci di affrontare le più ardue imprese (cfr. Phil. 4, 13). Ma, dietro queste schiere che si trovano sugli avamposti della Chiesa, devono stringersi in compatta falange tutti coloro che da Dio hanno avuto il privilegiato dono della fede. Il compito di questa ordinata falange è, innanzi tutto, quello di pregare il Padrone della messe (Matth. 9, 38) perché si degni di inviare sempre più numerosi e volenterosi gli operai a lavorare nel suo campo; e, inoltre, quello di offrire ai prescelti operai evangelici i necessari soccorsi, che consentano ad essi di impegnarsi con tranquillità e speditezza nella loro difficile opera. Quanti siano i loro bisogni e come essi accolgano con gratitudine gli aiuti che ricevono, abbiamo avuto Noi stessi la ventura di osservare di persona. Intendiamo fare riferimento, con vivo ricordo, al viaggio da Noi compiuto lo scorso anno, in cui abbiamo visitato molte stazioni missionarie dell’Africa meridionale e molte dell’Africa centro occidentale, rilevandone le immense necessità e riportando, al tempo stesso, un’eccellente impressione della loro fiorente vitalità.

Tutto il mondo cattolico conosce e ama le Pontificie Opere Missionarie, che si propongono di organizzare e valorizzare la generosità dei fedeli in favore degli araldi dell’Evangelo: prima e principale fra tutte l’Opera della Propagazione della Fede, alla quale si affiancano come preziose ausiliarie l’Opera della Santa Infanzia e l’Opera di S. Pietro Apostolo per il clero nativo dei paesi che si aprono all’Evangelo. Anima di esse è la Pontificia Unione Missionaria del Clero, che, per mezzo dei Sacerdoti, alimenta in tutti i fedeli lo spirito missionario.

Sono denominate Opere Pontificie, perché proprie della Sede Apostolica (Pio XI, Motu Proprio « Romanorum Pontificum », del 3 maggio 1922, A.A.S. XIV (1922) p. 321-330; Litt. Enc. « Rerum Ecclesiae » del 28 febbraio 1926, A.A.S. XVIII (1926) p. 65-83) le quali, pur non escludendo altre iniziative di soccorso alle Missioni e per . fini particolari, tutte ovviamente le sopravanzano in quanto espressione diretta della sollecitudine del Supremo Pastore del gregge di Dio per tutte le Chiese (cfr. 2 Cor. 11, 28). Esse, infatti, in Nostro nome, provvedono su un piano universale e con una visione totale delle più varie necessità, agli aiuti spirituali e materiali da destinare a tutte le Missioni.

Si dice giustamente che, nel nostro tempo, diventano sempre più labili i confini che serrano l’una o l’altra gente, perchè ogni problema importante assume quasi spontaneamente le dimensioni del mondo. Ma il cristiano aveva già appreso dal suo Divino Maestro il precetto della carità che ha respiro universale e intimamente affratella ogni uomo che è sotto il cielo. Educati all’anelito e all’impeto di una carità missionaria universale, che a tutto si estende e tutti abbraccia, i fedeli sapranno essere anche più pronti e adatti a rispondere ad appelli più particolari e a contribuire a iniziative più circoscritte.

Desideriamo perciò, seguendo l’esempio dei Nostri Predecessori (Pio XII, Litt. Enc. « Evangelii Praecones » del 2 giugno 1951, A.A.S. XLIII (1951) p. 497-528; Giovanni XXIII, Litt. Enc. « Princeps Pastorum » del 28 novembre 1959, A.A.S. LI (1959) p, 833- 864; Lett. a S. Em. il Cardinale Agagianian, Prefetto della Sacra Congregazione de Propagandu Fide del 3 maggio 1962, A.A.S. LIV (1962) p. 429-434; Lett. a S. Em. il Card. Gerlier per il Congresso Missionario Internazionale del 20 marzo 1962, A.A.S. LIV (1962) p. 382-385), raccomandare con paterna premura e affettuosa insistenza le Nostre Opere Missionarie ai Venerabili Fratelli Nostri nell’Episcopato, al dilettissimo Clero diocesano e regolare, a coloro che in vario modo si consacrano agli altissimi interessi del Regno di Dio, ai fedeli tutti che il Signore ha voluto affidare alle Nostre cure. Ognuno, secondo la propria responsabilità e il proprio compito, con spirito di fede e di illuminata carità, contribuisca nella più larga misura consentitagli all’incremento delle Pontificie Opere Missionarie che, per volontà della Sede Apostolica, devono essere istituite in ogni diocesi di ogni nazione, dove i benemeriti Direttori nazionali e diocesani di queste Opere - collaborando con la Sacra Gerarchia - profondono le loro energie e il loro entusiasmo. Ci è perciò gradito cogliere l’occasione per rivolgere ad essi, in particolare, una parola di vivo compiacimento e di paterno incoraggiamento.

Da ogni angolo della terra si levi, in consonanza con la Nostra voce, un coro di assidue preghiere, affinché si compia visibilmente il mistero della volontà di Dio, che vuol ricondurre gli uomini al loro unico capo Cristo (Eph. 1, 10), e quanti ne sono ancora lontani diventino « vicini in virtù del sangue di Cristo » (Eph. 2, 12-13); e dovunque fiorisca nelle concrete espressioni quella carità ardente e fattiva che rende tutti i fedeli capaci di comprendere le dimensioni dell’amore di Cristo, « ut impleamini in omnem plenitudinem Dei » (Eph. 3, 17-19).

Gli Angeli del Cielo raccolgano l’universale coro di preghiere, i meditati propositi, le solerti fatiche per la dilatazione del Regno di Cristo - ai quali è rinnovato invito la celebrazione della Giornata missionaria mondiale - e li presentino a Dio. Di là scenderanno copiosi i doni delle ricompense e consolazioni celesti, di cui vuole essere pegno e riflesso la Nostra Apostolica Benedizione.        

  

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