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MESSAGGIO DI PAOLO VI URBI
ET ORBI
NATALE 1973
Uomini Fratelli,
La nostra voce
è oggi l’eco d’un annuncio celeste, lontano nel tempo, ma sempre vicino nella
realtà; un annuncio che oltrepassa i secoli e rimane attuale; e così dice
l’annuncio: «Io vi porto un messaggio felice, che dev’essere di grande gaudio
per tutto il popolo, perché oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore» (Cfr.
Luc. 2, 10-11).
È l’annuncio del Natale.
È l’annuncio che da un Figlio della stirpe umana viene la salvezza alla umanità.
Sorge imperiosa la domanda: forse l’uomo è salvato dall’uomo?
Noi celebriamo, sì, una festa dell’uomo. Forse questa è la ragione per cui il
Natale incontra spontanea simpatia anche in molti che non ne accolgono il
significato religioso. Molti oggi sostituiscono l’antropologia alla teologia.
Vedono nel cristianesimo un valore umano da tutti accettabile; non vedono la
verità divina che conferisce a quel valore umano la sua ragione d’essere e il
suo prezzo infinito.
Oggi il punto strategico della discussione ideologica è l’umanesimo. Non
l’umanesimo delle nostre memorie storiche, né quello della nostra cultura
classica; ma quello della cultura e della sociologia moderna, diventata in certe
sue tipiche espressioni una utopia cosmica, che fa dell’uomo il Dio dell’uomo;
un umanesimo che, in una persistente e pseudo-logica vertigine del pensiero,
oserà proclamare l’uomo causa assoluta di se stesso, espressione spontanea
d’una vitalità liberatrice e nativamente legittima e onesta, sostitutiva d’ogni
altra alienante obbligazione. L’uomo, e basta. Poi questa infatuazione
umanistica, esperta dei limiti della nostra vita, dilaterà oltre misura le
dimensioni della statura umana, e ci stordirà col grido esaltante del superuomo,
segretamente struggendosi di non sapere altrimenti appagare l’intrinseca
vocazione dell’uomo a superare se stesso, e illuderà il mondo di poterlo
rigenerare autorizzandolo alla conquista e all’uso d’una sconfinata materiale
potenza. Ma nello stesso tempo quest’umanesimo, disilluso di sé, si aggrapperà
all’analisi scientifica, e ci ricorderà la consistenza realistica del nostro
essere animale, assimilando senza scrupoli la complessa creatura d’elezione, che
noi siamo, ai nostri parenti inferiori del regno biologico, essi pure stupendi
fenomeni della natura, ma privi di coscienza spirituale, e subito destinati alla
dissoluzione inesorabile della morte.
Un altro umanesimo, Fratelli, col Natale di Cristo noi celebriamo. Un’altra
concezione dell’uomo; e ciò ha oggi capitale importanza; così che la festa del
vero Natale ci pone al vertice della scienza su l’uomo: l’antica sapienza del
«conosci te stesso», rimasta al grado interrogativo, ha oggi una sua
sovrabbondante, anche se pur sempre misteriosa, risposta.
La nostra antropologia conosce ed afferma una superlativa genealogia dell’uomo,
creatura così bella, così nobile, così degna d’ogni nostra entusiastica
ammirazione, da presentare in se stessa, nella sua essenziale composizione,
«l’immagine e la somiglianza» di Dio (Gen. 1, 26), candidata alla
presidenza su tutte le creature. Essa conosce, per via di fede, ma stampata
nell’esperienza (Cfr. PASCAL, 434), il dramma doloroso della decadenza originale
e ereditaria del peccato originale, che ha scompaginato ogni cosa nella vita
umana, lasciando in essa immense nostalgie e insoddisfatte aspirazioni,
disordine e squilibrio nel meccanismo psicologico e morale della sua attività,
esperienze dolorose e umilianti di tale congenita disfunzione, grandezza e
miseria che fanno dell’uomo a se stesso un esaltante e tormentoso bisogno; in
fondo al cuore, un enigmatico bisogno, diventato speranza per divina
misericordiosa promessa. Questo l’uomo. Guai a chi lo tocca: egli nasce sacro
alla vita, fin dal seno materno. Nasce sempre dotato di questa pericolosa, ma
divina prerogativa, la libertà, educabile ma inviolabile. Nasce persona in sé
sufficiente, ma in sé parimente bisognosa di conversazione sociale; nasce
pensante, nasce volente, destinato al bene, ma capace d’errore e di peccato.
Nasce per la verità, nasce per l’amore. Non finiremmo più, se volessimo fare il
ritratto completo dell’uomo, come l’umanesimo cristiano lo descrive; una sola
nota ora diciamo, che a tutte le altre linee, da cui risulta la sostanziale
fisionomia dell’uomo, si riferisce: il bisogno d’una salvezza.
Così, com’è, l’uomo non è perfetto: è un essere essenzialmente bisognoso d’un
restauro, d’una riabilitazione, d’una pienezza, d’una perfezione, d’una
felicità. È una vita, che non basta a se stessa; ha bisogno d’un complemento di
Vita, un complemento infinito. Esaltate l’uomo: metterete in evidenza maggiore
la sua deficienza, la sua incompletezza, la sua segreta necessità d’essere
salvato. Diciamo subito e diciamo tutto: la sua necessità d’un Salvatore.
Sì, bisogno d’un Salvatore; uomo per unirsi agli uomini, ma nello stesso tempo
Dio per portare l’uomo all’altezza, a cui la sua primigenia e sempre immanente
concezione, lo destina, l’altezza divina.
A voi, uomini Fratelli, diciamo oggi queste cose fondamentali, affinché le
sappiate, le crediate, le viviate. A voi, uomini Fratelli, se siete nel dolore,
nella miseria, nella sofferenza, nel peccato; a voi, genti di tutto il mondo,
noi ripetiamo, con la letizia della certezza: Fratelli, è nato per noi un
Salvatore; il Salvatore; Egli è il Figlio di Maria, è il Figlio di Dio. Si
chiama Nostro Signore Gesù Cristo.
Ed ora: a quanti ci ascoltano
di espressione italiana: Buon Natale, nella pace e nel gaudio di
Cristo.
di espressione francese: Joyeux Noël
dans la paix du Christ !
di espressione inglese: A blessed Christmas, in the joy and peace of Christ!
di espressione tedesca: Frohe Weihnachten mit dem Wunsche wahren
Weihnachtsfriedens und der Freude in Christus!
di espressione spagnola: Felices Navidades en la paz y gozo de
Cristo!
di espressione portoghese: Feliz Natal, com os melhores votos da paz
e da alegria de Cristo!
di espressione greca: Καλά χριστούγεννα.
Ευχές ειρήνης κάι χαράς εν Κυρίω.
di espressione polacca: Skladam zyczenia wesolych swiat, pokoju i
radosci w Christusie!
di espressione russa: Rozdestvom Christovoem Mir vam I radost evo
di espressione cinese: Gun ho Scen Dan
di espressione viet-namese: Chúc
mùng giáng Sinh!
per tutti: Christus natus est nobis, venite adoremus!
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