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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LA XV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA
PER LE VOCAZIONI

Lunedì, 10 aprile 1978

 

A tutti i Fratelli e Figli della Chiesa Cattolica!

Nel clima della gioia pasquale, che si apre nell’attesa, piena di promesse, della prossima Pentecoste, celebriamo ancora una volta, ormai da quindici anni, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

In questo non breve periodo, che coincide con quello del nostro Pontificato, Noi ci domandiamo: quanti «operai della messe» (Cfr. Matth. 9, 37 SS.; Luc. 10, 2), quanti «lavoratori della vigna» (Cfr. Matth. 20. 1 ss.) sono giunti a sera della loro giornata terrena e si sono presentati al Signore, per render conto della loro opera e per ricevere la ricompensa? Quanti altri ne hanno preso il posto? Certamente molti. Ma i vuoti sono stati tutti colmati? Le nuove leve che s’impegnano nel sacro ministero riescono dappertutto a corrispondere alle necessità spirituali delle crescenti popolazioni? E coloro che già lavorano nei campi molteplici e immensi che il Signore ha affidato alla sua Chiesa, sentono tutti l’amore evangelico, il coraggio cristiano, il fervore apostolico, che sono necessari per adempiere fedelmente, generosamente, efficacemente la loro sublime missione?

Sono, questi, interrogativi inquietanti, che ci fanno sperimentare e soffrire la nostra pochezza di fronte ad avvenimenti e problemi che sentiamo tanto grandi. Ma il Pastore buono, la cui figura campeggia nella Liturgia di questa Domenica, ci viene incontro e ci tende la mano. Egli conosce le nostre difficoltà; ha detto infatti che «la messe è molta, ma gli operai sono pochi». Per questo ci invita, anzi ci comanda: «Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!» (Matth. 9, 37-38). E di questa preghiera Egli stesso ci ha dato l’esempio, poiché, prima di eleggere gli Apostoli, passò la notte in colloquio col Padre (Cfr. Luc. 6, 12-13), e al termine dell’ultima Cena elevò a Lui la sua preghiera sacerdotale (Cfr. Io. 17).

Sì, il Signore ci ha comandato di pregare, e noi preghiamo. Prega la Chiesa in ogni parte del mondo, unita nella stessa fede e nella stessa invocazione, elevando più fervorosamente, in questa Giornata, la sua supplica universale, che non si interrompe mai. Questa preghiera deve farci comprendere e amare più a fondo quanto il Signore ha voluto dire sul dono esaltante e gioioso della vocazione. Egli ha parlato ai suoi primi chiamati. Ha insegnato loro molte cose. Li ha voluti vicino a sé (Cfr. Marc. 3, 13 ss.). Li ha illuminati sulla loro vita e la loro missione, quando ha rivolto ai discepoli il messaggio delle beatitudini (Cfr. Matth. 5, 1 ss.; Luc. 6, 20 ss.): il discorso missionario (Cfr. Matth. 10), ed, in particolare, il testamento sacerdotale, prima della sua immolazione (Cfr. Io. 13; 14; 15; 16).

Ora vorremmo chiedere, soprattutto a voi giovani: Conoscete il pensiero di Gesù al riguardo? In altri termini: conoscete bene le cose per cui pregate? Voi pregate per i Sacerdoti, per i Religiosi, per i Missionari; ma conoscete bene le realtà misteriose e meravigliose del sacerdozio cattolico, della vita consacrata mediante i voti sacri, della dedizione missionaria? Se non conoscete bene queste cose, come potreste amarle, come potreste farle vostre e sentirle quali ideali di vita, a cui restare fedeli per sempre?

Ebbene, proprio il testo evangelico odierno ci illumina, con le sue stupende immagini, su questi doni di Dio, e ce li fa comprendere meglio. Quando Gesù parla del «pastore» e dell’«ovile», egli presenta se stesso, pastore buono, e presenta la comunità dei credenti, cioè la sua Chiesa, quale ovile aperto ad accogliere tutta l’umanità (Cfr. Io. 10 passim; Lumen Gentium, 6, 9). Ora, per comprendere il senso e il valore di ogni vocazione, occorre appunto fissare la mente e il cuore su queste due realtà: Cristo e la Chiesa. Qui sta la luce per accogliere, e il sostegno per perseverare nella vocazione profondamente compresa, liberamente scelta, fortemente amata.

Guardate a Cristo. Lo diciamo particolarmente a voi, giovani, con paterno affetto e con grande fiducia. Guardate a Gesù di Nazareth, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, Sacerdote sommo del nuovo Popolo di Dio, Pastore eterno della sua Chiesa, che ha offerto la vita per il suo gregge, «assumendo la condizione di servo..., facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di croce» (Cfr. Phil. 2, 7-8). Da Cristo proviene, come da pura, divina sorgente, il sacerdozio della Nuova Alleanza: sia quello comune dei fedeli, in forza del Sacramento del Battesimo (Cfr. Lumen Gentium, 10, 11), sia quello ministeriale, in forza del Sacramento dell’ordine (Cfr., ex. gr., Ibid. 10, 21, 28); da Lui proviene il dono dei «consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà ed obbedienza, fondati sulle parole e sugli esempi del Signore» (Ibid. 43); da Lui, ancora, il mandato missionario: «Andate e ammaestrate tutte le genti» (Matth. 28, 19), per portare la sua verità e la sua salvezza al genere umano «sino alla fine del mondo» (Ibid. 28, 20; cfr. Lumen Gentium, 17). Solo un’intimità vissuta, giorno per giorno, con Lui, in Lui e per Lui può far nascere ed accrescersi in un cuore giovanile la volontà di donarsi irrevocabilmente, senza compromessi né cedimenti, con una letizia sempre nuova e rigeneratrice, alle responsabilità di essere «ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio» (1 Cor. 4, 1), come, del resto, quella di perseverare nei crocifiggenti impegni, propri della vocazione cristiana che sorge dal Battesimo e si sviluppa per tutto l’arco della vita. Guardate pertanto a Cristo, sempre, per instaurare con Lui un colloquio decisivo e fedele.

E inoltre, guardate alla Chiesa. È il gregge del Signore, che Egli ha riunito e che continua a guidare, come Pastore buono e modello di ogni pastore. È l’ovile, che il Signore ha costruito per accogliere e difendere questo suo gregge; è la famiglia di Dio, dove crescono i suoi figli, in ogni tempo, in ogni nazione. È la Chiesa visibile e spirituale, realtà storica e mistero di fede, Chiesa di ieri, di oggi, di sempre, che, come ha detto il Concilio, «mira a questo solo : a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito» (Gaudium et Spes, 3). Per questa Chiesa Gesù ha istituito il suo sacerdozio; in questa Chiesa Gesù ha suscitato la vita consacrata nella professione dei consigli evangelici; a questa Chiesa Gesù ha affidato il compito formidabile dell’impresa missionaria universale.

Diciamo, dunque, a voi giovani ed a voi meno giovani: cercate di conoscere meglio queste realtà e queste verità, per amarle di più, per scoprire e vivere la vostra vocazione, per rimanere ad essa fedeli, con la grazia del Signore.

Ma dobbiamo anche dire a voi, Pastori d’anime, Religiosi, Religiose, Missionari, Educatori, a voi Teologi, a voi Esperti di spiritualità, di pedagogia e di psicologia delle vocazioni: fate conoscere queste realtà, insegnate queste verità, rendetele comprensibili, stimolanti, attraenti, come sapeva fare Gesù, Maestro e Pastore. Che nessuno, per colpa nostra, ignori ciò che deve sapere, per orientare, in senso diverso e migliore, la propria vita.

E concludiamo insieme queste considerazioni rivolgendo a Cristo stesso la nostra umile preghiera:

Illuminati e incoraggiati dalla tua Parola, ti preghiamo, o Signore, per coloro che hanno già seguito e ora vivono la tua chiamata. Per i tuoi Vescovi, Presbiteri e Diaconi; ed ancora per i tuoi consacrati Religiosi, Fratelli e Suore; ed ancora per i tuoi Missionari e per quei laici generosi, che operano nei ministeri istituiti o riconosciuti dalla Santa Chiesa. Sostienili nelle difficoltà, confortali nelle sofferenze, assistili nella solitudine, proteggili nella persecuzione, confermali nella fedeltà!

Ti preghiamo, o Signore, per coloro che stanno aprendo il loro animo alla tua chiamata, o già si preparano a seguirla. La tua Parola li illumini, il tuo esempio li conquisti, la tua grazia li guidi fino al traguardo dei sacri Ordini, dei voti religiosi, del mandato missionario.

Per tutti loro, o Signore, la tua Parola sia di guida e di sostegno, affinché sappiano orientare, consigliare, sorreggere i fratelli con quella forza di convinzione e di amore, che Tu possiedi e che Tu solo puoi comunicare.

Confidando nell’azione di Dio, «che suscita in noi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Cfr. Phil. 2, 13), impartiamo di gran cuore a tutti e, in particolare, a quanti si preparano nella preghiera e nello studio a collaborare più direttamente all’annuncio evangelico, la Nostra confortatrice Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, il 1° febbraio dell’anno 1978, decimoquinto del Nostro Pontificato.

PAULUS PP. VI

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