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PAOLO VI  

LETTERA APOSTOLICA MOTU PROPRIO

MYSTERII PASCHALIS

Si approvano norme generali per l'Anno Liturgico e il nuovo Calendario Romano

 

La celebrazione del mistero pasquale, secondo l'insegnamento del Concilio Vaticano II, costituisce il momento privilegiato del culto cristiano nel suo sviluppo quotidiano, settimanale ed annuale. Perciò, nella restaurazione dell'anno liturgico, per la quale il Concilio ha formulato le norme (Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, cap. V: AAS 56 (1964), pp. 125-128), è necessario che il mistero pasquale di Cristo sia posto in una luce più viva, sia nell'ordinamento del cosiddetto Proprio del tempo e dei Santi, sia per quanto riguarda la revisione del Calendario Romano.

I

Nel corso dei secoli la moltiplicazione delle feste, delle vigilie o delle ottave, e anche la complicazione progressiva delle diverse parti dell'anno liturgico, hanno spesso portato i fedeli a devozioni particolari, così da dare l'impressione di scostarsi alquanto dai misteri fondamentali della Redenzione divina.

A tutti sono note le disposizioni prese in questo campo dai Nostri Predecessori san Pio X e Giovanni XXIII, di venerata memoria, per restituire alla domenica la sua dignità originaria, così che sia considerata da tutti come la festa primordiale (Ibid., n. 106, p. 126), e insieme per restaurare la celebrazione liturgica della quaresima. E soprattutto il Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, ha decretato (Decreto della Sacra Congregazione dei Riti Dominicae Resurrectionis, 9 febbraio 1951: AAS 43 (1951), pp. 128-129) di far rivivere, nella Chiesa Occidentale, nel corso della Notte Pasquale, la solenne veglia, nella quale il popolo di Dio, celebrando i Sacramenti della iniziazione cristiana, rinnova la sua alleanza spirituale con il Cristo Signore risuscitato.

Questi Sommi Pontefici, seguendo costantemente l'insegnamento dei Santi Padri e la dottrina della Chiesa cattolica, ritenevano giustamente che nello svolgimento dell'anno liturgico non vengono solamente ricordate le azioni con cui Gesù Cristo, morendo, ci ha portato la salvezza; e neppure si tratta di una semplice memoria del passato, dal cui ricordo tutti i fedeli ricevono istruzione e nutrimento. Essi insegnavano invece che la celebrazione dell'anno liturgico possiede una speciale forza ed efficacia sacramentale per nutrire la vita cristiana (Decreto della Sacra Congregazione dei Riti Maxima Redemptionis, 16 novembre 1955: AAS 47 (1955), p. 839). E ciò che anche Noi riteniamo e professiamo.

Giustamente, perciò, quando celebriamo il Mistero della Nascita di Cristo (S. LEONE MAGNO, Sermo XXVII in Nativitate Domini, 7, 1: PL 54, 216) e la sua manifestazione nel mondo, gli chiediamo di essere rinnovati nello spirito per mezzo di lui che esteriormente riconosciamo simile a noi (Cf Messale Romano, Orazione dell'Epifania). E quando celebriamo la Pasqua di Cristo, noi domandiamo a Dio, per tutti coloro che sono rinati con Cristo, che mantengano nella loro vita il sacramento che hanno ricevuto nella fede (Ibid., Orazione del martedì nell'ottava di Pasqua). Infatti secondo le parole stesse del Concilio Ecumenico Vaticano II - la Chiesa, ricordando in tal modo i misteri della redenzione, apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli come presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza (Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 102: AAS 56 (1964), p. 125).

Perciò attraverso la revisione dell'anno liturgico e le norme che ne conseguono, i fedeli comunicano, nella fede, nella speranza e nella carità, con tutto il mistero di Cristo distribuito nel corso dell'anno (Cf ibid.).

II

A questo mistero di Cristo non si oppongono le feste della beata Vergine Maria, la quale è congiunta con l'opera della salvezza del Figlio suo (Ibid. n. 103), e le memorie dei Santi, tra cui bisogna segnalare il natale dei nostri signori i Martiri e i Vincitori (Cf Breviarium Syriacum (sec. V), ed. B. Mariani, Roma, 1956, p. 27), feste che brillano di uno splendore particolare. Le feste dei Santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare (Cf Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 111: AAS 56 (1964), pp. 127). In verità, la Chiesa cattolica ha sempre ritenuto che il mistero pasquale di Cristo viene proclamato e rinnovato nelle feste dei Santi (Cf ibid. n. 104; pp. 125ss.).

Non si può tuttavia negare che nel corso dei secoli le feste dei santi siano aumentate in numero sproporzionato. Il Concilio ha perciò giustamente decretato: Perché le feste dei santi non abbiano a prevalere sulle feste che commemorano i misteri della salvezza, molte di esse siano lasciate alla celebrazione di ciascuna Chiesa particolare o Nazione o Famiglia Religiosa; siano invece estese a tutta la Chiesa soltanto quelle che celebrano Santi di importanza veramente universale (Ibid., n. 111; p. 127).

Allo scopo di attuare questa decisione del Concilio Ecumenico, sono stati tolti dal Calendario universale i nomi di alcuni Santi e si dà facoltà e libertà di recuperare convenientemente nelle rispettive regioni la memoria e il culto di santi particolari. E così, tolti dal Calendario Romano i nomi di alcuni Santi non universalmente noti, furono inseriti i nomi di alcuni Martiri vissuti in regioni dove l'annuncio del Vangelo è giunto più tardi. In questo modo figurano, con uguale dignità, nello stesso catalogo, come rappresentanti di tutte le genti, sia quelli che hanno versato il sangue per Cristo, sia quelli che furono insigni per grandi virtù.

Perciò, riteniamo che il nuovo Calendario generale, redatto per il rito Latino, risponda meglio alla pietà e al clima del nostro tempo, e rifletta maggiormente l'universalità della Chiesa; poiché adesso propone i nomi dei Santi più importanti, che presentano a tutto il popolo di Dio esempi meravigliosi di santità, conseguita in svariatissimi modi. È superfluo dire quanto tutto questo contribuisca al bene spirituale di tutto il popolo cristiano.

Avendo considerato diligentemente tutto questo davanti al Signore, con la nostra autorità apostolica Noi approviamo il nuovo Calendario Romano generale, composto dal «Consilium» per l'attuazione della Costituzione liturgica, e le norme generali riguardanti l'ordinamento dell'anno liturgico. Stabiliamo che essi entrino in vigore il 10 gennaio 1970, secondo i decreti che saranno pubblicati congiuntamente dalla Sacra Congregazione dei Riti e dal «Consilium» e che saranno valevoli fino all'edizione del Messale e del Breviario restaurati.

Tutto ciò che è stabilito in questo Nostro Motu proprio, vogliamo che sia valido in modo permanente, nonostante quanto vi possa essere di contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti Apostolici dei Nostri Precedessori, e in altre disposizioni, anche degne di particolare menzione e di deroga.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 14 febbraio 1969, anno sesto del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI 

 

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