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PAOLO VI  

LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI MOTU PROPRIO

PASTORALIS MIGRATORUM CURA

VENGONO IMPARTITE NUOVE NORME PER LA PASTORALE DEI MIGRANTI

 

La cura pastorale dei migranti ha sempre richiamato la materna attenzione e sollecitudine della Chiesa: in realtà, nel corso dei secoli essa non ha mai cessato di aiutare in tutti i modi coloro che, come Cristo esule in Egitto con la Famiglia di Nazaret, furono costretti ad emigrare in terre lontane dalla loro patria.

Testimonianza luminosa di tale premurosa sollecitudine della Chiesa rimane la Costituzione Apostolica Exsul Familia (AAS 44 (1952), pp. 649ss.), pubblicata dal Nostro Predecessore Pio XII di v.m. il 1° agosto 1952, che, in ordine ai problemi delle migrazioni, deve essere considerata come il documento pontificio fondamentale di questi ultimi tempi.

La gravità e l'importanza del fenomeno non sfuggirono ai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II. Essi, nell'intento di organizzare in maniera più adeguata ed efficace l'assistenza spirituale ai migranti, esaminarono la questione in tutti i suoi aspetti, specialmente dal punto di vista religioso, in quanto intimamente connesso con il fine proprio della Chiesa, che è quello di operare per la salvezza delle anime.

Di fatto il Concilio Ecumenico, dopo aver raccomandato una particolare sollecitudine verso i fedeli, che per le condizioni in cui vivono non possono godere dell'assistenza ordinaria o ne sono privi del tutto, come avviene per moltissimi migranti, esuli e profughi, ha vivamente esortato le Conferenze Episcopali, specie quelle nazionali, ad occuparsi con tutta premura delle questioni più urgenti di tali persone ed a provvedere adeguatamente con opportuni mezzi e direttive, in concordia di intenti e di sforzi, alla loro assistenza spirituale (Decr. Christus Dominus, n. 18). Ed è ancora il Concilio a rivolgere queste raccomandazioni ai Vescovi: Si mostrino premurosi verso tutti, di qualsiasi età, condizione, o di passaggio o stranieri (Ibid., n. 16).

Ora si comprende facilmente che non è possibile svolgere in maniera efficace questa cura pastorale, se non si tengono in debito conto il patrimonio spirituale e la cultura propria dei migranti. A tale riguardo ha grande importanza la lingua nazionale, con la quale essi esprimono i loro pensieri, la loro mentalità, la loro stessa vita religiosa. Naturalmente bisogna evitare che queste diversità e gli adattamenti secondo i vari gruppi etnici, anche se legittimi, non si risolvano in danno di quell'unità, a cui tutti sono chiamati nella Chiesa, come avverte san Paolo: Tutti noi siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei o Gentili, schiavi o libertà (1 Cor 12, 13-14); tutti voi infatti siete una cosa sola in Cristo (Gal 3, 28).

Era dunque necessario che questa Sede Apostolica, facendo proprie le sollecitudini del Concilio Ecumenico, offrisse ai Vescovi e alle Conferenze Episcopali l'opportunità di esercitare meglio l'assistenza spirituale verso i gruppi dei migranti, che non solo sono affidati, al pari degli altri fedeli, al loro pastorale ministero, ma per le speciali circostanze in cui vivono, richiedono anche una particolare premura, che appunto corrisponda ai loro bisogni.

D'altra parte, le condizioni, notevolmente mutate, che presenta oggi il fenomeno migratorio, hanno reso sempre più urgente la necessità di rivedere le norme, precedentemente emanate per tale settore dalla Sede Apostolica, adeguandole ed aggiornandole secondo le nuove circostanze: bisogna cioè rinnovare e migliorare l'ordinamento e la struttura della cura pastorale dei migranti, in modo da far confluire utilmente in essa le molteplici esperienze del passato e la collaborazione di tutti. A questo scopo i Vescovi, in base alle varie circostanze di tempo e di luogo, potranno far ricorso ad alcune forme particolari di apostolato, già confermate dalla pratica pastorale. E poiché il campo tanto vasto dell'apostolato a favore dei migranti esige la giusta comprensione di tutti e la fattiva unione di tutte le loro forze, è assolutamente necessario che, oltre ai sacerdoti direttamente impegnati in tale ministero, anche i religiosi ed i laici vi collaborino in concordia di intenti.

Pertanto, esaminata bene la cosa in tutti i suoi aspetti, dopo avere considerato attentamente i voti delle varie Conferenze Episcopali e dei Membri della Sacra Congregazione per i Vescovi, con questo Motu proprio e in forza della Nostra autorità Apostolica stabiliamo che le norme pastorali, relative all'assistenza spirituale dei migranti e contenute nella Costituzione Apostolica Exsul Familia, siano oggetto di opportuna revisione da parte della Sacra Congregazione per i Vescovi, alla quale perciò demandiamo l'incarico di promulgare dette norme mediante una speciale istruzione. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 15 agosto, nella festa dell'Assunzione della B.M.V., dell'anno 1969, settimo del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI

 

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