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DISCORSO DI PAPA PAOLO VI 
AI DELEGATI VESCOVILI 
DELL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA

Giovedì, 25 luglio 1963

 

Accogliamo con riverente considerazione la venuta dei Delegati Vescovili dell’Azione Cattolica Italiana: abbiamo davanti a Noi circa trecento degnissimi Sacerdoti, ai quali i rispettivi Vescovi delle Diocesi d’Italia affidano l’assistenza e la guida delle file di quel Laicato cattolico, che accetta la peculiare formazione che i Pastori delle Diocesi stesse intendono dargli per accettare alla loro volta l’offerta d’una collaborazione del Laicato quanto mai preziosa e valorosa. È incarico di somma fiducia e di grande responsabilità quello che fa di voi, cari e venerati Sacerdoti, gli anelli di congiunzione fra i vostri Vescovi e le loro schiere di Laici, qualificati non solo per la professione sincera e coerente del nome cattolico, ma altresì per la milizia cristiana di tale nome, resa oggi più splendida da una approfondita considerazione dottrinale sul Laico, autenticamente fedele alla sua vocazione ecclesiale, e onestamente immerso nel regno delle realtà temporali; e resa in pari tempo più importante dal bisogno di una rigenerazione religiosa e morale della nostra società.

Basterebbe riflettere su queste semplici e fondamentali nozioni per trarre materia a grandi e inesauribili pensieri. Ma Noi sappiamo che di esse è continua la meditazione, sia speculativa che pratica, nel vostro campo. Da alcuni decenni essa sta elaborando capitoli nuovi di dottrina, di spiritualità, di attività; la teologia, la vita pastorale, il diritto canonico vi hanno trovato vene di pensiero e di legislazione, che sfoceranno probabilmente in qualche conclusiva e felice espressione del Concilio ecumenico, che la Chiesa sta celebrando. Per di più sappiamo che tale ricorrente meditazione su l’essenza dell’Azione cattolica, e sulla funzione, che in essa vi ha il Sacerdote, sia a livello del vostro mandato di Delegati Vescovili, sia a quello di Assistente Ecclesiastico, ha avuto nel Convegno, che ora vi raduna, nuove, belle e autorevoli illustrazioni, Non Ci resta, per ora, a questo riguardo, che esprimere la Nostra riconoscenza e la Nostra compiacenza per questi sempre opportuni e sempre fecondi richiami alle ragioni essenziali di questa parte dell’attività della Chiesa, che si chiama l’Azione Cattolica.

Perciò Ci limitiamo ad alcune semplicissime comunicazioni, che vorremmo riuscissero di guida e di conforto per il vostro non facile lavoro, e che supponiamo rispondano a qualche vostra legittima curiosità circa i criteri direttivi del nuovo Papa nel settore che particolarmente vi interessa.

Diremo subito ciò che per nessuno, Noi pensiamo, sarà stato messo in dubbio: Noi desideriamo che l’Azione Cattolica viva e rimanga sostanzialmente quale l’Autorità e la saggezza dei Nostri venerati Predecessori, in questi ultimi decenni l’hanno delineata. Essa appartiene oramai al disegno costituzionale della Chiesa. Varie le forme secondo i vari Paesi, le varie tradizioni, le varie esigenze, i vari sviluppi. Ma la sua definizione di collaborazione dei Laici all’apostolato gerarchico della Chiesa rimane, La struttura organizzativa raggiunta in Italia, nelle sue linee principali, rimane. E rimane non solo come concetto, ma come programma. Rimane come dovere in chi ha responsabilità di promuovere la cura pastorale e l’educazione dei Laici all’attività apostolica della Chiesa. Rimane soprattutto come vocazione offerta ai Laici stessi di passare dalla concezione inerte e passiva della vita cristiana a quella cosciente ed attiva, dallo stato di cristiani più di nome che di fatto, estranei alla comprensione e alla partecipazione dei problemi della Chiesa, allo stato di fedeli convinti di potere e di dovere essi pure condividere la sua pienezza comunitaria, la sua responsabilità operativa, la sua dolorosa e gloriosa testimonianza, la sua carità missionaria.

Anzi, Noi diremo di più, specialmente per quanto concerne l’Italia: Noi desideriamo che l’Azione Cattolica riprenda vigore e acquisti nuova capacità di attrarre a sé anime generose, spiriti giovani e forti, uomini e donne di pensiero e di azione, cattolici desiderosi d’essere ascoltati e valorizzati per la animazione cristiana della società moderna.

A tal fine due cose Noi proponiamo adesso a voi, ottimi Sacerdoti che appunto state pensando e cercando quali vie debbano essere aperte all’Azione Cattolica: vi chiediamo, innanzi tutto, di avere fiducia in questa forma d’apostolato della Chiesa; essa non è superata, non è sostituibile, non è esaurita. Cercate le nuove risorse, di cui essa ha bisogno per conservarsi viva ed efficace, nelle sue stesse radici interiori, nelle sue ragioni d’essere, nella sua profonda immersione nelle fonti della verità, della liturgia e della grazia; nella sua coesione con la Gerarchia, cioè col piano di salvezza istituito da Nostro Signore; e la troverete viva e generosa la vostra Azione Cattolica, capace di nuova vitalità e di nuova fioritura.

La seconda cosa riguarda piuttosto i Laici che non il Clero, che dirige ed assiste l’Azione Cattolica; ma tocca anche voi Sacerdoti, che dovete esserne i promotori ed i moderatori. E cioè bisogna che i Laici possano considerare come opera propria l’Azione Cattolica; non solo a loro destinata, ma anche da loro formata e promossa, collegata indubbiamente alla Gerarchia ecclesiastica; diretta anzi a prestarle obbedienza ed aiuto; ma capace anche di proprie iniziative e di proprie responsabilità, come appunto si conviene ad un organismo, che tende a formare cristiani consapevoli e adulti, e a dare alla loro multiforme espressione di vita cattolica il carattere di maturità e di fortezza proprio del fedele militante e moderno. La fiducia cioè, che domandiamo a voi, Sacerdoti, nell’Azione Cattolica, la domandiamo, e perciò la offriamo, anche ai Laici, che le appartengono, sicuri che non solo non avremo da pentirci d’aver chiamato questi stessi Laici vicino ai Pastori della Chiesa, quasi ne avessero essi ad accrescere con le cure gli affanni, i timori e i dolori; ma avremo da rallegrarci e da ringraziare il Signore per averci fatto scoprire in questi figli, così raccolti ed allineati intorno al Nostro Sacerdozio, i più fedeli, i più cari, i più avveduti, i più intrepidi collaboratori, gli amici delle ore intime e tristi, i fratelli, come diceva S. Paolo ai Filippesi, carissimi ed affezionatissimi, gaudio e corona dell’apostolato evangelico (cfr. Phil. 4, 1).

Sono questi i pensieri ed i voti, che la vostra presenza, venerati Sacerdoti, sveglia nel Nostro spirito; e pregando il Signore che li corrobori con la sua grazia, a voi li affidiamo con la Nostra Apostolica Benedizione.

           

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