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DISCORSO DI PAOLO VI
ALL’ASSOCIAZIONE EDUCATRICE ITALIANA

Giovedì, 23 gennaio 1964

 

Il Santo Padre ringrazia, anzitutto, il Signor Presidente, per l’esposizione molto chiara e precisa circa la storia e lo sviluppo della Associazione Educatrice Italiana, che oggi il Papa ha il grande piacere di accogliere nelle persone dei suoi esponenti più qualificati.

L’Opera, a Sua Santità molto cara, Gli è ben nota, in quanto Egli ha avuto la sorte di seguirla da vicino, tanto nel periodo in cui sorse, e nelle fasi di naturale accrescimento, quanto nei momenti di pericolo e di speranza.

UN GRANDE EDUCATORE E BENEMERITI COOPERATORI

Molto apprezzata la conferma della filiale pietà con cui l’Associazione onora la memoria del suo pio Fondatore, Fratel Alessandro Alessandrini delle Scuole Cristiane, che anche il Papa ebbe il piacere di conoscere e di stimare. Anima ardente e illuminata, ricca di grande intelletto e di acuta preveggenza; volta con felice intuizione, carità e concretezza di zelo, ai problemi dell’infanzia, e della cara gioventù; convinta del presupposto fondamentale che l’educazione di questi teneri virgulti debba essere impartita al tempo opportuno e nei debiti modi, e, nel futuro, divenga autentico orientamento cristiano della loro vita.

Grande benemerito fu certo Fratel Alessandro dell’Associazione, che sbocciò dal suo animo di apostolo. Ma non è solo per questo titolo che egli va ricordato. Piace accennare, almeno di passaggio, che il bene compiuto dal venerato Religioso non si limitò alla fondazione dell’Associazione Educatrice Italiana, ma si svolse in numerose altre attività e forme, tutte rilevanti e preziose, con finalità apostoliche sapientemente perseguite e raggiunte.

Nel riandare col pensiero a quel periodo di tempo, altre persone che a Fratel Alessandro furono vicine, e che hanno bene meritato per il dono delle proprie energie alla Associazione, vengono alla mente con grato ricordo. In primo luogo, colui che fu maestro insigne di Greco, il Prof. Sen. Nicola Festa, il quale fu il primo Presidente Generale dell’Associazione Educatrice Italiana.

Al pio ricordo è giusto associare l’altro Presidente Generale dell’Associazione, difensore convinto della educazione cristiana nella società italiana in giorni molto difficili: il compianto Prof. Sen. Luigi Montresor. Né può obliarsi un altro valoroso militante, di recente scomparso, e che fu tra i più vicini a Fratel Alessandro nel periodo della fondazione: l’on. Avv. Camillo Corsanego, salito ormai anche egli al premio eterno, dopo una operosa vita di alto insegnamento e di coraggiosa affermazione degli ideali cristiani.

Sembra infine doveroso far menzione d’un altro personaggio, divenuto Cardinale di Santa Chiesa? amico e collega del defunto Pontefice nella Segreteria di Stato, il quale si interessava all’Associazione Educatrice, con viva benevolenza e cordialità: il compianto Domenico Tardini.

Parimente dicasi di tanti altri, i cui nomi sono in perenne benedizione.

E come non richiamarsi, ora, considerando il bene che nella Associazione si svolge, alle persone che da tanti anni si prodigano con il Signor Presidente, per proseguire, in fedeltà di spirito, l’ideale di Fratel Alessandro? Un riferimento particolare troverà tutti d’accordo, allorché si nominano la segretaria generale, Dott.ssa Annita Ferrari. e il caro e solerte Fratel Leone.

RIGOGLIOSE ISTITUZIONI

Dopo le persone, le opere.

Il Signore pose l’antico Prelato della Segreteria di Stato nelle condizioni di seguire per lunghi anni tutto l’insieme della fervida iniziativa. Egli conobbe l’Associazione quando era ancora un piccolo seme, modesta nella sua entità e nei suoi mezzi, ma grande per i nobili intenti diretti al bene dell’infanzia e della gioventù.

La serietà del lavoro che si svolge nei suoi convegni e nelle sue scuole, l’apprezzamento dei Superiori e quello dei Poteri civili che hanno riconosciuto l’efficacia e la competenza della sua collaborazione, la fedeltà sempre dimostrata verso la Santa Chiesa, hanno raggiunto un alto grado. E quando la Provvidenza divina ispirò alla paterna bontà del Santo Padre Pio XII di v. m. l’idea di largire un aiuto alla Associazione in circostanze di particolare difficoltà nell’immediato dopoguerra, fu autentico gradimento per il Sostituto del tempo essere il tramite del quale si servì il Signore per assicurare all’Ente il superamento di penose congiunture.

Più tardi, quale Pastore dell’Arcidiocesi Ambrosiana, fu grande la compiacenza di ritrovare l’Associazione Educatrice Italiana nelle sue propaggini milanesi, talora e ben volentieri visitate di persona.

Queste prese di contatto dirette, in Milano, consentirono di osservare, nella loro concretezza, i frutti e gli indici di sviluppo del lavoro che l’Associazione - sempre tanto nascosta e silenziosa - svolge in profondità, con molteplici esperienze e serietà di studio, per il bene dei piccoli: la grande ricchezza della Chiesa e della Patria.

FONDATE SPERANZE PER L'AVVENIRE

Dalla relazione del Presidente, l’Augusto Pontefice apprende, ora, e con molto piacere, che non solo la qualità, ma anche il numero delle Opere va sempre aumentando. Le Scuole Magistrali, che erano solo 27 allorché si attuò la visita alla Scuola modello di Milano, sono diventate, oggi, 35. E accanto a queste, ecco allinearsi il vasto e generoso compito a vantaggio della Scuola Materna, quello di assistenza educativa e confortatrice per i fanciulli infermi, ed in particolar modo il consolante successo dell’Ente attraverso la propria filiale in Francia. Ivi, con la comprensione di quelle Autorità civili, si è giunti, in fervida abnegazione, sin nel cuore della pubblica scuola, che accoglie i bambini degli emigrati italiani, Non poche furono certamente le difficoltà dovute superare, e per ciò ancor più incoraggiante appare l’ottima riuscita di questa iniziativa, che ha trovato comprensione e corrispondenza, e che sarebbe auspicabile vedere estesa anche in altre Nazioni.

V’è dunque motivo, dalle realizzazioni compiute, per elevare l’animo alla speranza che nel momento presente - molto delicato per i ridimensionamenti in progetto circa l’intero settore riguardante l’educazione e la scuola - si abbia particolare riguardo alla importanza dei risultati che, per il bene generale, possono trarsi dal libero apporto di imprese degne e vitali. C’è da augurarsi che il valore storico di tali collaborazioni con organismi qualificati, capaci di offrire frutti preziosi di esperienza, nel campo nazionale e specifico, trovino sempre, in un sistema di libertà e di rispetto, l’apprezzamento e l’aiuto necessari al loro provvido sviluppo.

In una società bene ordinata, l’armonia delle attività coopera al bene comune. Il riconoscimento del merito per il progresso raggiunto giustifica, di per sé, l’apporto che queste opere possono ancora offrire; di qui la necessità di rinvigorirle e sostenerle.

Dalla esposizione testé ascoltata, il Santo Padre ha inoltre appreso con vera letizia che la Associazione Educatrice Italiana non ha nulla perduto della sua forza di espansione, né giammai ha negletto di approfondire le ottime mète verso cui tende. Lo stesso documentato rigoglio fa pensare che l’influsso dell’Associazione possa ancora estendersi, così come essa ha dimostrato, dedicandosi a una lunga serie di meritorie fatiche, che vanno dalla scuola infantile a quelle superiori, dalla cura educativa in favore dei piccoli alla istituzione di una Cattedra che, con sommo gaudio, l’Arcivescovo di Milano accolse e benedì, a suo tempo, nella eletta famiglia della Università Cattolica del Sacro Cuore.

VASTI CAMPI DI FATICA GENEROSA E PREVEGGENTE

Sorretto da così consolanti realtà, il Santo Padre vorrebbe ora proporre all’esame della Associazione anche un altro problema, per essa nuovo, ma che desta non poche preoccupazioni, e per il quale occorrerà provvedere con sollecitudine, modernità di metodi, e adeguato interessamento.

Forse a non pochi è già noto che, da recenti rilievi compiuti in tutto il mondo, si viene a conoscere, con vera sorpresa, che il triste fenomeno dell’analfabetismo, abitualmente considerato in fase decrescente, risulta, al contrario, più grave col crescere della cultura.

Una così triste calamità non può lasciare indifferente la Chiesa, né quanti si onorano del nome di cristiani. Il pensiero che numerosi, carissimi fratelli nostri vivono ai margini del progresso intellettuale e sociale, per il fatto che sono tuttora privi di quel grande elemento di comunicazione e di conoscenza che è la parola scritta, non può che commuovere e spronare a interventi adeguati per la completa elevazione dell’uomo costretto a vivere in tali condizioni.

Come sarebbe desiderabile che l’Associazione Educatrice Italiana desse, in qualche modo, il proprio, concreto ausilio, mediante i dati della esperienza acquisita ed alla luce degli ideali cristiani che la guidano!

Il segnare il programma per un’azione concreta ed efficace, e il delineare utili proposte avranno - se non altro - lo scopo di dimostrare ciò che occorre stabilire, mediante piani validi ed opportuni.

Al riguardo, quanto potrà svolgere l’Associazione appunto nella lotta contro l’analfabetismo, lungi dall’allontanarla dalle sue mete principali, orientate al bene e all’educazione dell’infanzia, ve la riconduce per altra via, poiché ciò che migliora ed eleva l’ambiente in cui l’infanzia vive e si prepara, nel modo migliore all’età successiva, facilita, con l’ampliarsi degli orizzonti, anche la conoscenza dei supremi valori della Fede e della esistenza.

Con queste riflessioni, su tutti gli ascoltatori e sui loro cari, su quanti all’udienza sono rappresentati, e che nell’Associazione collaborano per così alti ideali, sui diletti piccoli e sulla gioventù - nelle scuole e negli ospedali, in Italia e all’Ester0 - assistiti dai vari centri dell’Associazione Educatrice Italiana, scenda, auspice la Madre di Dio e nostra, Maria, copiosa, ristoratrice, santificante, la Benedizione del Signore.

                                                   

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