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DISCORSO DI PAOLO VI
AD UNA DELEGAZIONE DEL «COLLEGIO SAN CARLO»

Martedì, 11 febbraio 1964

 

La visita dei carissimi figliuoli è giunta quasi improvvisa. Il Santo Padre non sapeva, fino a poche ore prima, che avrebbe avuto la fortuna di incontrare, in gran forma, in cospicua delegazione, il Suo Collegio «S. Carlo», e di ascoltare le sempre alate e colorite parole del carissimo e amabilissimo Monsignor Rettore. Ed ecco allora che davanti al Papa, con qualche nostalgia, con qualche commozione, ripassano le immagini, i ricordi che Gli rendono ancora allo spirito presente il Collegio «S. Carlo»: le prime Comunioni, le premiazioni, le visite ai professori, alle aule; quindi i sopralluoghi al nuovo edificio, sino alla solenne inaugurazione; e poi ancora le visite fatte all’Arcivescovo, alla vigilia degli esami, quando i più anziani andavano quasi a prendere congedo. E che dire delle conversazioni, silenziose per i giovani, ma per il Pastore tanto eloquenti con i superiori del Collegio: Mons. Gianazza prima, poi Monsignor Fustella e adesso Monsignor Alberti? Tutte queste cose sono presenti e non possono essere obliate. Sono immagini come scolpite nel cuore; e l’odierno incontro le fa rivivere, una ad una, con il ricordo di momenti pieni di luce e di letizia.

UN'AMMIREVOLE ISTITUZIONE

Né basta: accanto alle memorie recenti e personali è logico il pensiero alla storia dell’istituto. Che cos’è il Collegio «S. Carlo»? da quando opera? come è vissuto? che cosa significa questa scuola? quale è la traccia che questa scuola segna nella vita milanese e, si può dire, nella vita cattolica tanto della città quanto, parallela ad altre simili, dell’intero Paese? Ebbene il Collegio «S. Carlo» indica un grande atto di volontà. Una scuola come il «S. Carlo» non sarebbe né sorta né vissuta se non si fosse partiti da una forte decisione: vogliamo una scuola cattolica nella città di S. Carlo, e col suo nome, così che anche le famiglie cristiane possano avere un loro ambiente scolastico; e intendiamo che l’arte e la missione del magistero che Cristo ha affidato alla sua Chiesa possano esprimersi in un organismo scolastico degno sia di quel divino mandato, sia degli alunni che lo frequenteranno.

Si può ora affermare che ormai un secolo di questa coerente fatica ha dato al «S. Carlo» il nome, lo sviluppo, i meriti; e lo ha posto in grado di accogliere oltre mille alunni anche in quest’anno, in cui più che mai ferve il dibattito sulla scuola. Non si fa che parlare di scuola e tutto sembra diventare difficile, instabile, incerto. Che cosa dire, allora, ad una scuola che dimostra piena vitalità, se non salutarla con tutto il cuore; e che si è grati dell’incontro, non soltanto per i ricordi che esso suscita nell’animo, ma per quello che di ideale, di programmatico, esso conferma, dimostrando riuscitissimo uno sforzo didattico e pedagogico in una delle espressioni più belle che l’Italia scolastica possa celebrare?

AUSILIO AL TIROCINIO FAMILIARE

Sua Santità è lieto di vedere una scuola come la «S. Carlo», anzitutto per incoraggiare l’intero corpo insegnante, i direttori, i maestri e, con loro, quelli che amministrano, in una parola, che hanno legato al Collegio il cuore, l’affetto e la fedeltà di antichi alunni e di sempre ferventi amici. Questa nobile corona di persone, che ieri ha promosso, oggi guida e sorregge una istituzione come il «S. Carlo» riceva il più sentito ringraziamento del Vicario di Cristo. Egli infatti è felice che il suo atto di gratitudine risuoni anche da un seggio più alto di quello dell’Arcivescovo di Milano, perché il «S. Carlo» merita che non soltanto il Pastore della metropoli lombarda, ma il Papa lo conosca, lo incoraggi, lo benedica. Sì, lo incoraggi. Se mai balenasse un’esitanza, un dubbio sulla bontà, opportunità, possibilità di una scuola privata (e privata poi non è, poiché più pubblica di quanto in realtà lo sia non la si può immaginare) che una tale scuola abbia ragion d’essere, ovvio è l’invito: Non abbiate timore; sappiate che una scuola come questa risponde sia ad una vocazione della vita cattolica, sia alla missione di insegnamento conferita alla Chiesa.

Occorre, pertanto, guardare con fiducia, anche se i momenti non sono facili, ad una scuola come la «S. Carlo». E augurarci che il Paese faccia largo e venga incontro, e comprenda che cosa rappresenta una scuola ricca di energie e di ottimi risultati. Il Santo Padre ama ripetere ciò ai genitori, che tante volte ha avuto occasione di incontrare appunto nelle belle cerimonie delle premiazioni annuali, allorché dichiarava: vi ringraziamo della fiducia da voi dimostrata alla istituzione, e vi promettiamo che ne saremo sempre degni. Tale impegno può essere ripetuto, interpretando la dedizione, l’amore che i promotori della scuola vi dedicano. Di qui la tranquillità nell’assicurare le singole famiglie che i loro fanciulli e giovani saranno curati, seguiti, amati con le medesime sollecitudini dei genitori, e sarà loro largito ciò che di più sacro, di più bello, di più vivo, di più vero si possiede; all’affetto paterno e materno sarà data, anzi, una interpretazione perfetta, sì da aiutare gli alunni a divenire veramente uomini, cristiani e cittadini esemplari, gente cosciente, nuova, di cui la società ha bisogno.

COLLOQUIO CON I GIOVANI

A questo punto la conversazione del Sommo Pontefice si rivolge direttamente ai carissimi giovani. Che cosa Egli dirà? Intanto - già lo sanno, ma è bene sentirselo ripetere - che il Papa ha grande affetto per loro. Sanno di essere i prediletti? Che sopra di loro c’è, quasi cono di luce, l’amore dei superiori, della Chiesa, la quale guarda ad essi con tale tenerezza e dedizione da fare dell’opera educativa altissimo scopo della propria vita? Un giorno sapranno appieno che gli anni giovanili sono benedetti appunto perché così vivida ed alta proiezione di affetto e di carità si è diffusa sopra le loro anime per accompagnarle in ogni circostanza.

Il Papa quindi vuole oggi ripetere quanto, in diverse occasioni, ebbe già a dire in Milano: siete contenti della vostra scuola; siete fieri di essere alunni del «S. Carlo»? Certamente lo siete. Ebbene confortate questa giusta intima contentezza rilevando, nel vostro cuore: io sono alunno del «S. Carlo». Quale ventura! Perché? Intanto perché è una scuola che gareggia con tutte le altre, non ha niente di inferiore a tutte le più belle e più moderne scuole di cui il Paese dispone. Inoltre essa possiede inestimabile ricchezza spirituale. Questa consiste nel crescere sotto il lume di un’idea, di una coerenza, di una vivacità di ideali. È assai diversa, dunque, da altra scuola, la quale, per dichiararsi rispettosa verso gli alunni, deve essere reticente sopra i grandi problemi della vita, sopra le cose più alte dello spirito umano; deve porre in dubbio tutto quel che per noi, invece, è sacrosanto ed è degno di essere vissuto fino al sacrificio della esistenza: la nostra fede.

IL DONO DELLA DIVINA SAPIENZA

Amatela la vostra scuola - prosegue Sua Santità - appunto perché vi fa il dono di questa unità e di questa altezza ideale. Amatela perché non si appaga di darvi le semplici nozioni che trovate sui libri della grammatica, della aritmetica, della storia, delle scienze, ma perché il dono della sapienza di Dio vi mette in comunicazione col circuito dello stesso pensiero divino, che viene a offrirsi alle vostre anime e a palpitare nelle vostre coscienze per svegliarle, fortificarle, e non certo renderle pigre, attonite, stanche, annoiate; bensì per accendere davanti a loro la luce superiore della fede, degli eletti aiuti dello Spirito Santo, e della fiducia cristiana. Siate fieri, dilettissimi figliuoli, di essere alunni del «S. Carlo».

Siate riconoscenti alle vostre famiglie che a questa scuola vi mandano; ringraziate soprattutto Iddio che questa scuola a voi apre. E allora vorrei che il mio augurio per voi, che il mio cuore ricolmo di paterno affetto si allargasse e andasse ancor più oltre, per arrivare all’intero panorama della scuola cattolica italiana e tutta la confortasse a continuare, a perseverare, a gareggiare nel bene con ogni sforzo didattico, pedagogico di cui il Paese dà prova e di cui ha tanto bisogno.

SPLENDORE DEL CRISTIANESIMO DALLA SCUOLA CATTOLICA

Vorrei davvero - aggiunge Sua Santità - infervorare la scuola nostra cattolica ad essere pari alla sua missione, ai suoi propositi, ai suoi ideali, alla sua storia, perché è una storia gloriosa; alle sue speranze, perché sono speranze magnifiche e veramente degne di essere coltivate. Vorrei infine andare anche più in là e giungere al cuore di alcuni per chiedere: perché non farvi domani voi stessi promotori di una scuola cattolica, sia che scegliate come una missione la carriera di insegnanti, sia che, preferendo altra professione, abbiate per la scuola cattolica un grande concetto, un profondo amore? Ciò non vuol dire porla in disagio o quasi in emulazione con ogni altra scuola, ma, invece, porla in condizioni di recare nel campo scolastico italiano uno degli esperimenti, una delle prove, uno dei saggi più convincenti e luminosi, e più degni, realmente, di essere seguiti e attuati.

Avviandosi a concludere così elevate riflessioni, il Santo Padre invita i presenti a voler portare ai loro condiscepoli in Milano, a tutte le altre scuole della città e arcidiocesi, il suo saluto e il suo compiacimento. Che davvero essi divengano i campioni d’una nuova generazione che sorge e cresce non attediata dell’insegnamento, non stanca delle discipline scolastiche, ma ricca di un ideale che rischiara tutta la vita, verso la pienezza e la interpretazione esatta della volontà di Dio sulla nostra esistenza affinché questa si muova sempre verso il pieno splendore del cristianesimo.

Con questo augurale pensiero Sua Santità nuovamente ringrazia per la graditissima visita, assicurando che indelebile rimarrà nel suo cuore l’incontro, per poter ricordare tutti e singoli nella preghiera. E conferma sia la Benedizione Apostolica ai presenti, alle famiglie di ciascuno, all’intero diletto «Collegio S. Carlo».

                                    

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