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VISITA DI PAOLO VI
ALL’OSPEDALE MILITARE DEL CELIO

Domenica, 17 maggio 1964

 

Il Santo Padre inizia le Sue parole con un vivissimo ringraziamento. Egli è veramente obbligato al Ministro per le belle espressioni pronunziate che riassumono il ricordo di tanti fatti e manifestano sentimenti nobilissimi, suoi personali, e che interpretano pure quelli delle Forze Armate e di tutto il popolo italiano.

L’Augusto Pontefice vuole poi esternare la Sua commozione per l’incontro così nuovo e significativo, per il quale benedice Iddio.

Il Papa riceve moltissimi militari in quasi tutte le udienze, si può dire ogni settimana, e i loro gruppi si distinguono, oltre che per l’ordine e le divise, per il calore del sentimento che sanno esprimere in questi brevi incontri spirituali.

Sua Santità perciò è lieto dell’occasione che ora Gli si offre per ricambiare le care visite che le Forze Armate, nelle persone dei loro componenti, Gli fanno con grande Sua consolazione.

Il Papa è profano a ciò che li specifica come militari, Egli guarda allo loro professione con grande rispetto e riconoscimento per la missione che le è assegnata e che svolge di difesa della libertà, della integrità della patria, della pace, ma non è - proprio per fedeltà al Suo ministero - amico dell’arte di adoperare le armi, questi ordigni diventati terribili e magnifici. E vorrebbe, proprio nella odierna festa di Pentecoste, veder trasformarsi le «lance in falci», come dice Isaia, vorrebbe cioè che tutte le energie che i popoli consacrano alle armi, nelle ricchezze, nello studio, nell’organizzazione, nella fatica, si tramutassero in energie tese alla vita civile, al progresso della vita ordinaria; non all’offesa della vita umana ma piuttosto al suo perfezionamento.

Il Santo Padre raccoglie però, e con sollecitudine, il messaggio che Gli viene dalle loro virtù militari: è ammiratore, sotto questo aspetto, del soldato; sa cosa significa l’organizzazione umana di un reparto militare, di un esercito; quale dispendio di energie morali, di concetti superiori essa porti con se. Basta osservare quanto sia grande ed umano il fenomeno comando, cui risponde il fenomeno obbedienza; che cosa significhi la disciplina, quale sia il canone fondamentale della vita militare che è quello di offrire la propria vita per il bene degli altri; il sacrificio. Sono cose grandi, che destano ammirazione e fanno sì che il Papa, tante volte, nella Sua esortazione spirituale citi la virtù militare ad esempio, e dica ai cristiani nuovi che crescono sotto l’alito dello Spirito Santo: vedi di essere soldato! di avere questa energia propria dei militari; di saper impiegare per il bene, per la tua fede, per la carità, per la tua vita anche civile, l’energia e la pienezza di virilità morale che il soldato fa propria e sempre professa.

L’Augusto Pontefice è dunque lieto di rendere omaggio alle loro virtù militari, vorrebbe salutare ogni appartenente alle Forze Armate proprio sotto questo aspetto di impegno per il bene altrui, di sacrificio anche della propria vita in vantaggio degli altri, di esemplarità, di disciplina e di collaborazione, di coesione nazionale e di sforzo per rendere un popolo libero, forte e cosciente.

E questo riconoscimento il Santo Padre vorrebbe estendere ai degenti dell’Ospedale, sui quali si posa, in questo momento, particolarmente il Suo pensiero per dire loro che anche così possono essere soldati perché un’altra virtù militare è dato loro di praticare: la pazienza, che potremmo chiamare anche con un altro nome che più si avvicina alla loro fisionomia morale, perché la pazienza è fortezza, è speranza, è umiltà, è riflessione sopra se stessi. Un periodo di degenza e di malattia può essere prezioso perché il malato elabori sulla propria anima il proprio avvenire e riveda di fronte a pensieri alti e veramente degni di guidare una vita, il programma della propria esistenza; per ottenere che Iddio, con l’ausilio della preghiera, lo renda perseverante e meritevole di risultati spirituali per questa sua offerta.

Il Papa ripete quindi quel che ha già detto ad essi passando nelle loro sale, a tutti lascia il Suo saluto, la promessa di una preghiera affinché il Signore restituisca ad essi la salute fisica e li conforti nella salute spirituale.

Visitando la loro cappella ha lasciato un calice che testimoni il Suo desiderio di permanere spiritualmente in mezzo a loro; vada ora il Suo saluto a tutte le Forze Armate, a tutti gli Ospedali militari, a quanti hanno merito nella cura e nella educazione dei soldati, a tutte le autorità, a tutto il popolo italiano che vede lì rappresentato anche dalle famiglie: mamme, fratelli, sorelle, figli, nipoti dei cari ammalati. Su tutti invocando l’aiuto di Dio, a tutti imparte la Benedizione Apostolica.

                                   

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