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PAROLE DI PAOLO VI
ALLA PROCESSIONE DEL «CORPUS DOMINI»

Giovedì, 28 maggio 1964

      

Venerati Fratelli! Figli carissimi!

Magistrati e Autorità dell’Urbe, presenti a questo rito pubblico e solenne; Cittadini di Roma cattolica, e voi, Giovani, voi Fanciulli, che della nostra Città siete il fiore e la speranza, voi tutti, che avete partecipato, o avete assistito a questa processione, acclamante e meditante il mistero della santissima Eucaristia!

Prima di chiedere e di accogliere la benedizione che ora concluderà e coronerà questa singolare cerimonia, raccogliamo i pensieri che l’hanno accompagnata, espressi nelle sacre e dense letture ora ascoltate, e impressi negli animi non distratti, ma aiutati dall’insolita e magnifica funzione religiosa, celebrata all’aperto, sotto il cielo vespertino di primavera, e sopra questo suolo parlante di lontane glorie imperiali, nel quadro che della storia profana di Roma ci offre gli scheletri impressionanti e ci parla d’una grandezza che sopravvive nei secoli, aiutati, diciamo, a penetrare nel senso profondo delle cose e dei fatti, in cui la nostra vita si svolge, e concludiamo così: dunque Iddio vuole avvicinarsi agli uomini; dunque il suo disegno è quello .di venire a colloquio, anzi a convito, anzi a comunione con noi; dunque la storia del mondo si caratterizza dalle tappe di questo misterioso cammino, il cammino di Dio verso l’uomo, il cammino dell’uomo verso Dio; dunque la religione, cioè il rapporto fra il cielo e la terra, fra la Vita sconfinata di Dio (perché Dio è la Vita, Dio è il Vivente infinito) e la nostra debole, umile, inferma vita umana (ma vita pur essa avida d’infinito e di perennità), è simile a due linee convergenti, che finalmente s’incontrano, si toccano, si fissano in un sol punto, che è pienezza, che è felicità, che è Vita divina comunicata alla vita umana; è Eucaristia! È pane del cielo per il pellegrinaggio terreno, è cibo divino per la fame umana!

Vista così, l’Eucaristia non è più il dogma difficile, che sta al vertice della nostra vita religiosa, ma è la verità luminosa, che rischiara tutto il panorama della Bibbia e della vicenda umana; è il punto focale, che proietta raggi di luce, non solo sulla teologia e sulla storia e sui destini del tempo e del mondo, ma altresì sulle nostre singole persone, anzi nelle nostre singole anime: che l’Eucaristia moltiplichi la presenza di Cristo quante sono le anime affamate di Lui non ci è più ostacolo a capirla, ma gioia di saperla, come un’unica voce per quanti la ascoltano, a tutti disponibile, pronta per ciascuno di noi; che il Sacramento più augusto, nel quale non solo è significato, ma realmente contenuto il Corpo del Signore, si presenti a noi come un boccone di pane non ci sorprende più, non sconcerta i nostri deboli, ma doverosi sforzi di non dimenticare mai, mai la trascendenza, e cioè la grandezza e il mistero della Divinità, ma li inebria di gioia, perché l’incontro supremo e definitivo, che Dio, in Cristo, ha preparato per l’uomo eletto a tale incontro, è l’amore; e che l’amore si dia, che l’amore si moltiplichi, che l’amore cerchi d’entrare come alimento interiore e vitale nei cuori, che l’amore si sacrifichi e s’immoli e si raffiguri nella vittima, che dà la sua vita per redimere l’altrui, non è incomprensibile, anzi è logico, è saggio, è splendido! L’Eucaristia: così ama Dio, così ci ama Cristo! Ci ama nella nostra piccolezza, scende alla nostra misura, cerca la nostra infermità, si rivela per quello che è, infinito nell’amore, quando proprio per noi, per ciascuno di noi, si è reso accessibile, si è fatto amico, si è assunto d’essere Salvatore! Dilexit me et tradidit semetipsum pro me; mi amò, amò me, scrive S. Paolo, e per me se stesso donò (Gal. 2, 20). Ogni uomo, ogni donna, ogni malato, ogni povero, ogni afflitto, ogni peccatore, ogni anima umana può applicare a sè queste tremende e soavi parole davanti a Gesù a noi offerto nel Sacramento eucaristico.

Figli tutti, che Ci ascoltate! Vogliamo così avvicinarci al Cristo dell’Eucaristia? abbiamo finalmente compreso come a Lui si arriva? La nostra meditazione infatti non può non concludersi che in questa semplicissima, ma costringente domanda: Se tanto ha fatto il Signore per venire a colloquio con noi, per venire perfino dentro di noi, perché non ci dà la gioia di vederlo? di possederlo sensibilmente?

Ecco, figliuoli; comprendiamo ancora. La nostra storia religiosa, ch’è arrivata a questo abbraccio sacramentale con Cristo, non finisce qui. Continua. È ancora in fase di preparazione, è ancora nel periodo della promessa. Cristo, sì, è qui, per noi; ma tuttora come inizio, come pegno «nobis pignus datur»; come maestro, come educatore. Gesù è presente e Gesù è nascosto, perché vuole suscitare in noi quegli atti, quelle virtù, quei meriti che ci faranno un giorno degni di vederlo, degni di goderlo nella pienezza della luce e della vita. Gesù è presente ed è nascosto per insegnarci a credere, a sperare, ad amare. Gesù ci allena all’esercizio della fede, della speranza e della carità, di quelle virtù teologali cioè che sono le vie, a noi concesse nella vita presente, per giungere all’ultima stazione della religione, il possesso di Dio.

Perché poi questa lezione così alta e così delicata della verità cristiana noi facciamo in pubblico, e non nel raccoglimento delle nostre scuole e delle nostre chiese, è facile dire, anche se sarebbe arduo e lungo spiegare: perché vogliamo che queste sublimi dottrine siano a tutti annunciate, vogliamo che il loro messaggio di vita spirituale, vera, consolante, trasfigurante, giunga a quanti ci sono fratelli, colleghi, compagni, concittadini; vogliamo cioè che la luce cristiana non sia riservata solo agli iniziati, ma sia, una volta almeno, dispie-gata davanti alla comunità sociale; vogliamo che la benedizione di quel Cristo, che «passò beneficando e guarendo tutti» (Act. 10, 38), si diffonda su tutta la vita pubblica, su quanti la governano, la dirigono e la servono; su tutta la Città, anche questa terrena, perché umana, perché cattolica; sulle vie e sulle piazze, sulle rovine antiche e sulle costruzioni moderne, sulle case, sulle scuole, su gli ospedali, sulle prigioni, sui teatri, su gli stadi, dappertutto; sulle Parrocchie, sulle Case religiose, sulle famiglie, ad una ad una, su tutti, su tutti, la benedizione del Signore. E così sia!

                

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