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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL VI CONVEGNO
DEGLI ARCHIVISTI ECCLESIASTICI

Venerdì, 6 novembre 1964

    

Salutiamo il diletto figlio Monsignor Martino Giusti, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, tanto benemerito di questo incontro, come dell’attività della Associazione Archivistica Ecclesiastica; e voi tutti salutiamo, diletti figli, che con l’alta e impegnativa qualifica di « Archivisti Ecclesiastici » partecipate con tanta autorevolezza e competenza al vostro VI Convegno di Roma.

La continuità del vostro lavoro, com’è testimonianza dai vostri  periodici incontri, procura all’animo Nostro schietta compiacenza; e intendiamo manifestarvela di tutto cuore, lieti come siamo della serietà, con cui compite la vostra delicata e paziente mansione; lieti della preparazione che ad essa portate, germinata in studi appropriati, e arricchita man mano alla scuola della applicazione e della esperienza quotidiana; lieti ancora dello spirito di umile servizio, con cui proseguite nell’adempimento del dovere, al quale vi ha chiamato la fiducia dei vostri Vescovi o dei vostri Superiori ecclesiastici.

Il ritmo del vostro lavoro di esperti e di studiosi dice da sé la perseveranza di una missione, la cui preziosa utilità pratica non è disgiunta da un profondo valore storico, destinato anzi a crescere col volgere del tempo, che tutto ridimensiona e situa nell’ampia visuale della storia. Il vostro ritmo di lavoro dice ancora il proposito di migliorare sempre più, adeguando gli strumenti e i metodi alle moltiplicate esigenze; dice il programma, che con mente chiara e volontà decisa volete portare avanti per l’efficienza, l’avvaloramento, la difesa, il recupero perfino, quando è necessario, degli Archivi Ecclesiastici, e dei documenti preziosissimi che essi contengono; tale ritmo di lavoro dice infine conquista lieta di sempre nuovi orizzonti, di sempre più valido ordinamento, di sempre più matura consapevolezza .

Per questo Ci è caro esprimervi la Nostra soddisfazione, il Nostro plauso, il Nostro incoraggiamento, affinché, dopo il tonificante incontro romano, così aperto ad arricchimenti umani, culturali, scientifici e tecnici, possiate riprendere con nuovo entusiasmo e con rinnovata pazienza il vostro posto di lavoro.

Consuetudine vorrebbe che entrassimo con qualche paterna indicazione nel vivo degli argomenti svolti nel Congresso a proposito dei compiti e dei mutui rapporti del cancelliere vescovile e dell’archivista diocesano. L’esperienza che abbiamo fatta in una diocesi vasta e complessiva come Milano - nella quale il molteplice articolarsi delle moderne forme di apostolato e di organizzazione affonda le sue radici in un humus vitale, quant’altri mai denso di storico passato - questa esperienza, diciamo, basta per farCi comprendere e stimare l’importanza, l’attualità e le attinenze del tema prescelto. Ma già ve ne è stato parlato con esauriente competenza, e avete avuto agio altresì di approfondire le singole applicazioni con l’apporto delle vostre discussioni.

Vogliamo piuttosto cogliere la gradita occasione della vostra presenza in questo Palazzo Apostolico Vaticano, per sottolineare ancora una volta davanti alla Chiesa intera, in questo tempo di Concilio, la dignità, il valore, la necessità, l’urgenza degli Archivi Ecclesiastici, per stimolare le singole diocesi e famiglie religiose a dare definitivamente ad essi il posto che loro compete.

È nota infatti che la condizione di molti archivi ecclesiastici non è ancora soddisfacente, specialmente per quanto riguarda quelli minori, familiari e locali. Inoltre, le persone che ne sono incaricate non sempre hanno la necessaria qualificazione, conseguita attraverso i severi studi di archivistica e paleografia, con l’apprendimento del relativo metodo di lavoro; a ciò aggiungasi il fatto della loro scarsità numerica, che rende difficile, anche con la migliore preparazione, l’adeguato funzionamento e la cura degli archivi ecclesiastici. I bisogni degli studi storici, come le accresciute esigenze pratiche reclamano infine il progressivo ordinamento del lavoro archivistico, sicché balza evidente agli occhi la necessità di questo lavoro.

È stata questa l’ansia paterna dei Nostri Predecessori, tante volte manifestata, e questa ansia raccogliamo fedelmente, perché è anche essa eredità dell’apostolico ministero. Lo vuole la serietà stessa della materia, lo reclama il prestigio della storia, soprattutto lo esige con materna autorità la Santa Chiesa, che anche dall’ordinamento e dalla conoscenza di tutto ciò che riguarda il suo passato trae incoraggiamento e programma di azione, trova difesa davanti ai ricorrenti pericoli, prende rinnovato slancio alla sua provvida opera di Madre e Maestra: di fatto, anche il più modesto documento, conservato con questo spirito, diventa un segno della sua presenza nel mondo, un argomento della sua missione, un’orma del Corpo Mistico nel cammino secolare della storia.

Queste le ragioni e il significato del Nostro compiacimento per la vostra presenza; questi i voti e le speranze, che lasciamo a voi, diletti figli, e per mezzo vostro affidiamo a quanti attendono come voi allo stesso paziente lavoro, o verranno ad ingrandire le vostre file. Vi conforti il pensiero che amiamo seguirvi con un particolare ricordo nella preghiera; e vi attiri le copiose grazie divine la Nostra Benedizione, che ora vi impartiamo, e che vuol essere riflesso e pegno di quelle celesti.

            

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