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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA SOCIETÀ «ALITALIA»
Martedì, 26
gennaio 1965
Siamo sinceramente lieti di ritrovarci oggi fra di voi, e di potere così aver
agio di esprimere il Nostro ringraziamento e la Nostra compiacenza a Lei, Signor
Presidente della Società Alitalia; a Lei, Signor Direttore Generale; e a tutti,
diletti figli dell’Equipaggio e del Personale dell’aereo possente, che Ci
riportò da Bombay a Roma, nella radiosa giornata del 5 dicembre scorso.
L’odierna udienza, che abbiamo voluto improntata alla più spontanea familiarità,
rinnova al Nostro animo il ricordo vivo di quel viaggio di ritorno, dopo le
intense giornate di preghiera e di stimolanti incontri umani, che trascorremmo
in quella città in occasione del trentottesimo Congresso Eucaristico
Internazionale; l’udienza rinnova al Nostro spirito emozioni e gioie soavissime,
legate a quelle esperienze così vitali, così fruttuose, così promettenti, così
sconvolgenti perfino, per l’insospettata eco, che la Nostra presenza ha
suscitato nella grande e nobile Nazione Indiana.
È ben naturale che il ritrovarci insieme con voi riporti ancora alla memoria
le impressioni di quel ritorno commosso e pensieroso; e ripresenti, con esse,
l’immagine cara e toccante delle vostre persone, come pure la rinnovata
considerazione per la sicura valentia, per la calma sovrana, per la bravura e la
modestia con cui ciascuno di voi - a bordo dell’apparecchio, che trasvolava in
un solo balzo terre e regioni antiche - ha portato il contributo e la nota della
sua preparazione e del suo senso del dovere.
Grazie dunque a voi tutti, diletti figli, che siete stati strumenti
validissimi, preziosi, coscienti del felice esito del Nostro ritorno a Roma,
presso le sacre memorie dell’Apostolo Pietro, al centro della sua Cattedra di
unità e di verità; grazie a voi, che, in misura della vostra collaborazione,
siete stati partecipi del significato e del merito di quel viaggio, che, sulle
orme degli Apostoli Tommaso e Bartolomeo, e di Francesco Saverio, Ci ha portato
all’incontro con una terra di antica e irraggiante civiltà, ove il Cristianesimo
affonda le radici in un terreno, già percorso da schiere valorose di santi e di
missionari.
Ricevendovi il 2 marzo dello scorso anno, dopo il pellegrinaggio in Terra
Santa, vi esprimevamo i sentimenti della Nostra stima e benevolenza per il modo
con cui adempite il vostro duro e coraggioso dovere; ora, dopo una rinnovata,
anche se brevissima, consuetudine di volo accanto a voi, non possiamo che
ripetervi il Nostro compiacimento, il Nostro elogio, il Nostro affetto, reso
ancora più solido e profondo per la nuova esperienza. I sentimenti, che allora
vi abbiamo espressi, ve li confermiamo con intima soddisfazione; e, come allora,
vi ricordiamo: «Non si solca il cielo, senza riportarne in cuore l'incanto, il
fascino, la nostalgia. Quando si è lassù, le cose terrene ritornano alla loro
giusta proporzione, e si comprende come sarebbe meschino e insufficiente
attaccarvisi, per le profonde aspirazioni dell’anima umana, creata a immagine e
somiglianza di Dio» (Il Pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa,
Libreria Ed. Vaticana, 1964, p. 227).
L’adempimento dei vostri compiti audaci e faticosi, la familiarità con
l’ardimento e col rischio, i disagi a cui è esposta la vostra vita per i
continui spostamenti per ragioni di servizio, possono in voi alimentare, più che
in altre professioni, la sincerità e la profondità dei sentimenti cristiani, che
richiedono anime nobili e forti. Fatene tesoro, diletti figli; sappiate far
fruttificare i talenti che il Signore vi ha dati, con lo sguardo rivolto a un
orizzonte ampio e luminoso come i vostri voli arditi: la ricchezza del merito
eterno. Date ali alla vostra fede, siate gioiosi nella vostra vita di onestà e
di dovere, siate generosi nell’impegno cristiano, che esige forza d’animo,
tempra adamantina, vista acutissima delle mete da raggiungere, come, e più
ancora, è richiesto dal vostro dovere professionale: «e il Dio della pace e
dell’amore sarà con voi» (2 Cor. 13, 11).
In pegno di questa pace e di quest’amore divini, che vi accompagnino sempre
nelle quotidiane responsabilità, Noi vi impartiamo di cuore l’Apostolica
Benedizione, che estendiamo in un largo abbraccio alle vostre famiglie, ai
vostri figliuoli, e a tutti i Dirigenti e ai vostri Colleghi della Società
Alitalia.
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