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DISCORSO DI PAOLO VI
ALL'ISPETTORATO GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA
PRESSO LA CITTÀ DEL VATICANO

Martedì, 26 gennaio 1965

 

Signor Ispettore Capo;
e voi tutti, Ufficiali, Sottufficiali, e Dipendenti dell’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso la Nostra Città del Vaticano!

Vi siamo grati della vostra presenza, che, esprimendoci, com’è gentile tradizione, i vostri tanto graditi auguri per il nuovo anno, Ci offre oggi l’opportunità di intrattenerci con voi e di manifestarvi la Nostra soddisfazione, il Nostro compiacimento, il Nostro affetto. Vi siamo grati delle parole, che avete voluto rivolgerci in questa lietissima e desiderata circostanza, nelle quali abbiamo potuto leggere come in trasparenza il fervore dei sentimenti, che le hanno ispirate. Vi siamo grati, soprattutto, della vostra opera zelante, esperta, generosa, sacrificata, nella quale infondete la vostra rettitudine di distinti funzionari dello Stato, e la vostra dedizione di figli fedeli della Chiesa.

La fisionomia così caratteristica del vostro dovere, che, pur nelle ben delineate competenze e responsabilità del servizio di Pubblica Sicurezza, è svolto presso la Città del Vaticano, nella luce sublime e maestosa che s’irradia dalla Cattedra di Pietro, dal centro vivo e operante del cattolicesimo universale; questa fisionomia, diciamo, conferisce un timbro particolare e inconfondibile alla trama quotidiana delle vostre attività. Voi ne siete convinti, diletti figli: Ce lo dicono non soltanto le nobili espressioni, che abbiamo udite poco fa dal vostro benemerito e caro Signor Ispettore Generale, ma soprattutto Ce lo conferma quella presenza continua, discreta, modesta ma sicura, esposta a disagi e scomodità, ma sempre fedele e generosa, di cui spesso siamo testimoni con paterna compiacenza, che amiamo oggi esprimervi piena, sincera, cordialissima.

La vicinanza alla Sede di Pietro, come è un titolo di onore, così è una rinnovantesi fonte di meditazione, un continuo stimolo di cristiana responsabilità: e Noi siamo certi che voi sapete trarne con la vostra intelligenza e buona volontà tutte le conclusioni necessarie. Qui il sangue dell’Apostolo Pietro è sceso dal suo patibolo, irrorando le zolle su cui un giorno doveva sorgere possente la mole maestosa della Cupola michelangiolesca; di qui la tradizione del magistero pontificio, fondata su la sua Cattedra di verità e di amore, ha proclamato e proclama al mondo, in tutta la sua integrità, adattata ai bisogni dei tempi, la ricchezza del messaggio evangelico; qui accorrono dai cinque continenti le pie folle pellegrinanti, per venerare il sepolcro di Pietro, e ascoltarne la voce dell’umile, ma autentico Successore. Non si vive a contatto di queste realtà così alte e così grandi, senza subirne il fascino, senza lasciarsene penetrare fino all’intimo del cuore, in modo che ne scaturisca la ferma e gioiosa regola di vita, la saldezza dei propositi, il fervore delle azioni.

Ci dà la grande consolazione, vi assicuriamo, il sapere che presso di Noi ci sono uomini, che vogliono vivere con virile coerenza le consegne della loro vita professionale e cristiana: ed amiamo esprimervi la Nostra compiacenza al riguardo. Al tempo stesso amiamo dirvi che la Nostra preghiera vi segue nel vostro quotidiano dovere, vi invoca grazie continue di fedeltà, di dedizione, di letizia, e ricorda con voi le dilettissime famiglie di ciascuno, particolarmente i piccoli, e i sofferenti. Ed esprimiamo il voto, che, nella consapevolezza del dovere compiuto, cresca continuamente la messe dei vostri meriti davanti agli uomini e davanti al Signore, affinché siate «ricolmi di frutti di giustizia per Gesù Cristo, a lode e gloria di Dio» (Phil. 1, 11).

Pegno e conferma di questi sentimenti vuol essere la particolare Benedizione Apostolica, che con paterno affetto effondiamo su di voi, e su quanti vi sono cari, per ottenervi i doni, costanti della celeste protezione.

                                                

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