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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA

Giovedì, 18 febbraio 1965

 

Come l'anno scorso, al termine del pellegrinaggio in Terra Santa, così anche ora, a più di due mesi dal Nostro viaggio in India per il 38° Congresso Eucaristico Internazionale, assolviamo lietamente e di gran cuore un debito di riconoscenza. verso la Radiotelevisione Italiana con l’odierna udienza: e lo facciamo con animo grato, commosso, reverente, richiamando ai Nostri occhi le immagini e i ricordi di quelle giornate di intensa emozione, alle quali - amiamo dirlo con profonda considerazione - voi siete stati associati in forma così stretta, così personale, così esperta, così efficace, così provvidenziale, tanto da rendere quasi contemporanee alla visione di quanti le hanno seguite agli apparecchi radiofonici e televisivi, le incancellabili, sorprendenti esperienze di quel Nostro primo incontro con il continente asiatico e con la nobile Nazione Indiana.

La vostra presenza rinnova al Nostro spirito l’indimenticabile avvenimento di quel pellegrinaggio eucaristico e missionario, che, su le orme degli Apostoli Tommaso e Bartolomeo, e di San Francesco Saverio, Ci portò nello scorso dicembre all’incontro con una popolazione di antichissima civiltà, di nobiltà innata nel ricco patrimonio delle sue virtù morali, di gentilezza sensibile e rispettosa: voi siete stati con Noi i testimoni commossi e stupiti dell’accoglienza che essa ha riservato all’umile Capo visibile della Chiesa Cattolica Romana; ne siete stati anzi i tramiti solleciti con l’ausilio delle meravigliose tecniche, che sapete piegare all’espressione anche degli imponderabili fattori spirituali; ne siete stati gli interpreti sensibili e coloriti, presentando gli avvenimenti, man mano che essi si snodavano senza posa nel pur brevissimo arco del Nostro soggiorno, attraverso il prisma poliedrico della vostra preparazione, della vostra versatilità, della vostra intelligenza, diciamo pure, della vostra commozione e della vostra fede. Né vogliamo dimenticare, e non lo potremmo mai, che tale insostituibile apporto alla compiuta riuscita del Nostro viaggio apostolico ha richiesto disagi considerevoli, e ha messo a dura prova la vostra capacità e resistenza fisica, il vostro spirito di sacrificio.

Ve ne siamo dunque grati: e tale sentimento, aggiungendosi a quelli già espressi dopo il pellegrinaggio nella Terra di Gesù, rende per sempre duraturo e consolidato il vincolo di umana simpatia e di pastorale affetto, che nutriamo verso di voi. Grati al Signor Presidente della Radiotelevisione Italiana, per quanto ha disposto in quei giorni, per i sentimenti con cui ha impreziosito quei servizi, e di cui le sue odierne parole sono state testimonianza convinta e gentile; grati a voi tutti, valenti signori, che impiegate i vostri talenti nella direzione del complesso organismo; e grati a voi, carissimi tecnici e operatori e cronisti: nessuno vogliamo dimenticare, perché a ciascuno sappiamo di essere debitori, per la parte prestata con tanta competenza e abnegazione.

Noi siamo certi che le giornate trascorse in India, pur nello sfibrante lavoro che vi avete svolto, hanno lasciato nel vostro spirito un’orma profonda; e che le finalità essenzialmente ed esclusivamente religiose di quel viaggio abbiano polarizzato la vostra attenzione, al di là delle pur assillanti preoccupazioni immediate, inerenti alla professione. Come in Terra Santa si era andati incontro a Cristo Gesù, alle fonti genuine e corroboranti del suo Vangelo, agli insegnamenti tuttora contemporanei della sua Vita, Morte e Resurrezione, così in India il centro di gravitazione, il punto di orientamento, l’ispiratore possente e segreto di ogni Nostro gesto e di ogni Nostra parola è stato Lui solo, presente e nascosto nell’Eucaristia, vivo e operante nell’attirare i cuori, nell’ispirarli a concreti propositi di fede e di amore. Non si assiste a manifestazioni come quelle di Bombay, senza riceverne impressioni determinanti; non si vive nell’ambito dell’irradiante presenza di Cristo Salvatore, senza restarne soggiogati, senza sentire più vivo l’impegno di amarlo e servirlo in forma virilmente coerente, gioiosa, sincera; non si passa accanto ai fratelli che soffrono in dignità e silenzio, senza sentirsi più solidali con essi, nell’adesione al comandamento della carità, che non sia solo fugace sentimentalismo filantropico, ma efficace desiderio di compatire, di offrire, di pagare di persona.

Ecco, diletti figli, quanto questo odierno incontro ha suscitato nel Nostro cuore, ispirandoCi un colloquio intimo e confidente da Padre a figli carissimi anzi, da Fratello a fratelli amati. E coi Nostri sentimenti, che nascono dalla grande stima che nutriamo per la vostra missione, accogliete anche l’espressione dei voti più sinceri, affinché siate sempre all’altezza - tecnica, organizzativa, morale, spirituale - di codesta missione; affinché - come vi dicemmo nello scorso anno - siate «sempre a servizio nobile e cosciente dell’uomo moderno, che vuol essere l’uomo vero, dell’uomo perciò degno di sacro rispetto e sempre bisognoso d’ogni riguardo e d’ogni cura, dell’uomo che, proprio per ciò che ha in sé di grande e di debole, ha sempre necessità d’essere aiutato ed istruito a ben pensare innanzi tutto, a bene sentire, a bene amare, a bene crescere, a bene sperare, a bene vivere» (Il pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa, Libreria Ed. Vaticana, 1964, pp. 222-223).

Questo il Nostro augurio, la Nostra fiducia, il Nostro incoraggiamento; li accompagniamo con la Nostra larga e paterna Benedizione Apostolica, che estendiamo a tutti i vostri collaboratori e colleghi della Radiotelevisione Italiana, ed alle singole dilette famiglie.

                                            

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