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DISCORSO DI PAOLO VI AD UN
GRUPPO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA MARIANA INTERNAZIONALE
Lunedì,
15 marzo 1965
È una gioia, un onore, una consolazione per Noi
ricevere il distinto gruppo dei teologi ed esegeti della Sezione Romana della
Pontificia Accademia Mariana Internazionale, nell’imminenza del viaggio aereo
che li porterà a Santo Domingo, alle celebrazioni del Congresso mariologico e
mariano internazionale.
Diletti figli. Prima di affidarvi alle vie ampie del
cielo, che vi porteranno al cuore di quell’isola centro-americana, già in
vibrante attesa e in operosa preparazione del duplice evento, voi avete
desiderato sostare un istante nella casa del Padre comune, per riceverne come un
beneaugurante «buon viaggio», ed accoglierne con fede la paterna benedizione.
E Noi, nella coscienza del Nostro apostolico ministero, siamo ben lieti di
esaudire la vostra aspirazione, e di benedire voi, e, in voi, tutti i teologi ed
esegeti, che incontrerete laggiù, affratellati in un unico intento: quello di
porre sempre più efficacemente e degnamente in luce la figura e la missione
incomparabilmente alta e sublime della Vergine Madre di Dio.
Il Nostro pensiero e i Nostri voti al riguardo abbiamo
di già affidati alla Lettera Pontificia, inviata al Nostro Legato per le
celebrazioni mariane; e sarà inoltre Nostra soavissima consolazione rivolgerci
con un messaggio orale direttamente ai partecipanti al Congresso e a tutti i
dilettissimi figli della Repubblica Dominicana, al termine delle prossime
giornate di studio e di preghiera. Sicché l’odierna udienza vuol essere
unicamente un augurio e un auspicio, un incoraggiamento e un’esortazione.
Come qualificati ed esperti cultori di Teologia e di
Esegesi biblica, voi sarete nel Congresso la mente ispiratrice di fecondi
arricchimenti dottrinali; ne sarete il cuore pulsante di carità e di fervore.
Chiarezza di idee e delicatezza di sentimento: ecco quanto sarete chiamati a
dare col vostro prezioso contributo; e voi sapete come arido e sterile sarebbe
anche il più severo approfondimento scientifico, qualora non fosse accompagnato
da una interiore fiamma di carità, da tradurre in insegnamento di vita; e
avvertite altresì come vacuo e inconcludente sarebbe il sentimento del cuore,
se non fosse sorretto e illuminato da una solida e sicura scienza teologica.
La dignità unica ed eccelsa di Maria Santissima, la
sua funzione discreta e potente di Mater Ecclesiae esige da voi questo
felice connubio; lo aspetta il popolo fedele, che deve essere guidato da una
chiara illustrazione a penetrare il mistero materno di Maria, e a vivificare
così le forme della sua devozione; lo richiedono i fratelli da noi ancora
separati, che, con la loro presenza al Congresso mariologico, daranno certamente
una testimonianza di buona volontà, che consideriamo con la più grande
simpatia, col più profondo rispetto. I temi proposti allo studio sono
suscettibili di doviziosi sviluppi, sia riguardo alla acquisizione teologica,
sia riguardo alla pietà. E il metodo messo in luce nel Concilio Ecumenico, nel
Capitolo conclusivo della Costituzione «De Ecclesia» dedicato alla «Beata Maria Vergine Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della Chiesa», vi sarà di
luce preziosa nel proseguimento dei vostri lavori.
Di fatto, quelle pagine esemplari, pur nella loro
concisa brevità, possono offrire spunti fecondi alla trattazione del tema,
proposto al Congresso Mariologico: e nel considerare la Madonna nella Sacra
Scrittura, alla luce di quelle parole, nell’inquadramento generale del
Magistero ecclesiastico, delle elevazioni patristiche e dei sani studi esegetici
odierni, Noi Ci auguriamo che possiate apportare solidi, meditati contributi
alla conoscenza dei testi ispirati: e quindi guidare a un accostamento
sempre più attento e delicato alla voce dello Spirito, che in Maria ci propone
il modello più alto e fedele di una vita interamente aperta e orientata al suo
soffio vivificante, e vitalmente inserita in amore di dedizione e di
cooperazione al Mistero della Salvezza.
Così Ci auguriamo che l’argomento del Congresso Mariano «La maternità
spirituale di Maria» conduca alla conoscenza sempre più sapida e nutrita di
tale realtà così letificante, così impegnativa, così programmatica, che lo
stesso Concilio sapientemente delinea con queste parole: «Col concepire
Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempo, soffrendo con il
Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera
del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità,
per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre
nell’ordine della grazia. E questa maternità di Maria nell’economia della
grazia perdura senza soste..., fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (Const. Dogm.
«De Ecclesia», nn. 61-62).
Oh, possa veramente scaturire da questa gaudiosa consapevolezza l’auspicata
restaurazione della vita soprannaturale delle anime, minacciata da tanti
pericoli, da insanabili rivalità, da paurosa corruzione; si radichi
profondamente nei cuori la convinzione che, per usare le parole del Nostro
Predecessore Leone XIII, non «v’ha cosa più cara e desiderabile per noi,
che il ripararsi all’ombra del patrocinio di Maria, ponendo nelle sue mani
pensieri ed azioni, innocenza e pentimento, angosce e gaudi, preghiere e voti,
tutte insomma le cose nostre, con piena fiducia che quello, che sarebbe meno
degno di essere presentato a Dio dalle nostre mani, tornerà accettissimo a Dio
medesimo se offerto dalle mani della sua santissima Madre» (Lett. Enc. Octobri
mense, 22 sept. 1891; Acta Leonis, XI, pp. 299 ss.).
Con questi voti vi accompagniamo nel viaggio, che affrontate, e nel corso dei
vostri lavori, da cui tanto Ci ripromettiamo per la Chiesa e per le anime. Vi
assista e benedica la Madre di Gesù e nostra, dal cui materno affetto vuol
essere sorretta e ispirata l’Apostolica Benedizione, che ora vi impartiamo in
auspicio dei più lieti incrementi per i lavori dell’imminente Congresso.
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