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DISCORSO DI PAOLO VI NEL XX
ANNIVERSARIO DELLE ACLI
Festività
di S. Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale
Venerdì, 19 marzo 1965
Dobbiamo alle ACLI ACLI - le Nostre care Associazioni Cristiane di
Lavoratori Italiani - un particolare pensiero in questa festività di San
Giuseppe, che fa loro onorare nell’umile e grande Santo, custode e guida
dell’infanzia e dell’adolescenza di Cristo, il loro protettore e sotto
tanti aspetti il loro modello; lo dobbiamo in questa ricorrenza del ventennio
della loro fondazione, ricorrenza propizia a fare la storia, a fare il
bilancio di un periodo non breve, non facile, non sterile della loro
attività, e propizia altresì a fare previsioni ed auguri per gli anni futuri,
verso i quali le ACLI si dirigono con passo ormai sicuro e con la coscienza
ormai chiara della loro missione; lo dobbiamo un pensiero particolare per l’interesse
personale, con cui, in ossequio ai doveri del Nostro servizio ecclesiastico e
pastorale, Ci siamo occupati delle ACLI stesse, venendo così a conoscere
tanti ottimi e valenti Soci e Dirigenti, tanti problemi della nostra vita
sociale e della loro strenua e feconda attività con tanti felici risultati e
con tante positive conquiste.
Sapete, carissimi Aclisti, su quale aspetto della vostra
passata e presente esperienza si ferma ora, per brevi istanti, questo
particolare pensiero? Sulle vostre difficoltà!
Non perdiamo di vista, soffermandoci su questo aspetto, il
quadro grande e complesso, in cui si svolge la vita del vostro grande
movimento; anzi, fissando lo sguardo su questo punto delicato e dolente,
rendiamo onore alle dimensioni, alle forme, ai programmi, con cui il
movimento, attraverso esperienze, studi e fatiche è riuscito a qualificarsi.
Sappiamo benissimo, e ve ne diamo lode, valorosi Aclisti, che voi fate vostro
ideale la promozione, partendo dal mondo del lavoro, di «una società di
uomini liberi e fratelli», come avemmo occasione Noi stessi, in questa
medesima Basilica, di proclamare; sappiamo benissimo che voi perseguite questo
ideale mettendo la vostra fiducia nella dottrina sociale cristiana, avendo
somma cura di tenere sospesa sopra i vostri passi la lucerna degli
insegnamenti di quella «Madre e Maestra», che è la Chiesa, e procurando
con cura non minore di bene dirigere e fondare i passi stessi nella realtà
della vita operaia e sociale del nostro tempo, cautamente, arditamente,
amorosamente.
Così sappiamo quale sete vi muove verso le sorgenti
spirituali, che sole possono dare consistenza di verità e di efficacia a
quell’ideale, nella profondità e nella sincerità delle vostre singole
anime, e nella professione esteriore della vostra franca testimonianza e della
vostra pratica attività. Vi abbiamo visti tante volte, come oggi, raccolti in
preghiera, non certo mossi dalla vana ambizione di dare spettacolo di
religiosità, ma ansiosi di umile sublimazione nel colloquio spirituale, e
lieti di sentirvi uniti e molti in unica professione di fede. Vi abbiamo
visitati e scoperti in molti vostri convegni di meditazione e di studio, in un’intensità
di partecipazione da lasciare in Noi commossa e ammirata memoria di tali
giornate, rubate alle vostre vacanze, e da infondere in Noi fiducia che
davvero così voi state generando una nuova società, cosciente, buona e
veramente umana e civile. Vorremmo, figli carissimi, dirvi la Nostra lode e la
Nostra riconoscenza per così piena, così esemplare, così promettente vostra
inserzione nella vita della Chiesa, nel vostro meraviglioso sforzo, non già
di fare delle sue risorse religiose strumento per fini temporali, ma di
derivare dalle risorse stesse l’ispirazione, l’energia, l’urgenza, la
garanzia al vostro lavoro in favore dei fratelli e in aiuto alla rigenerazione
cristiana della società.
E conosciamo molto bene tante altre voci del vostro bilancio
attivo, morale e organizzativo. La vostra azione sociale, che promuove scuole
e corsi di formazione e di qualificazione, che si espande in una sempre più
fiorente rosa di servizi al mondo del lavoro, primo fra essi il vostro
polivalente e instancabile Patronato, che si articola in determinate
iniziative provvidenziali : cooperative, mense, biblioteche, inchieste, case
di soggiorno, gare e turismo . . ., la vostra azione sociale, diciamo, merita
plauso e incoraggiamento; e fate bene, mediante il resoconto del vostro
ventennio, ad averne coscienza, per ringraziare, per godere e per rinfrancare
con nuovi propositi la multiforme opera intrapresa.
Sta bene. Ma codesta opera, Noi sappiamo parimente e voi non
Ce lo nascondete, non è facile. Anzi, com’è nella natura delle cose, man
mano che l’opera cresce, essa si trova davanti a sempre nuove difficoltà.
Non è così?
Voi le conoscete e ne soffrite; e Noi ora perciò non faremo l’elenco
di codeste difficoltà. Vorremmo piuttosto confortare la vostra fatica con
qualche parola di consolazione, che questo momento e questo luogo di
incomparabile comunione con Cristo Signore fanno sgorgare più abbondante e
più fresca.
Diremo a voi la parola, tanto spesso ripetuta da Gesù ai suoi
discepoli; non abbiate timore; siate fedeli, e non abbiate timore. Vi sia di
sicuro conforto sapere che siete sulla buona strada, e che avete in voi
stessi, cioè nei vostri cuori cristiani, nei vostri statuti e nei vostri
programmi, nelle vostre stesse strutture organizzative, le risorse capaci di
sostenere e di sviluppare il magnifico piano del vostro lavoro.
Accenneremo soltanto a due fra le tante difficoltà, che
tentano di intralciare il vostro cammino.
La prima è quella di ben determinare la natura e gli scopi
del vostro movimento. È difficoltà, che ha accompagnato fin dall’origine
la vostra attività. Ricordiamo le fasi e le forme della sua insistenza; si
può dire ch’essa ha modellato nella realtà la fisionomia astratta,
delineata nello Statuto, e che l’esperienza laboriosa del compiuto ventennio
ha ormai superato, quasi del tutto, questa difficoltà. Movimento di massa, ma
qualificato cristiano e, sotto questo aspetto, confessionale, come s’usa a
dire: movimento democratico, e perciò dotato di sua autonomia e di propria
responsabilità, ma non estraneo al campo delle forze cattoliche operanti per
la rigenerazione sociale, morale e spirituale del nostro tempo; movimento di
lavoratori, e perciò impegnato a conoscere, a seguire, a risolvere ogni loro
problema, ma non per via sindacale, o politica; movimento rivolto alla
formazione religiosa, morale, tecnica, sociale del lavoratore, ma non per
questo insensibile alle questioni pratiche e contingenti in cui si svolge la
vita di lui. Voi avete sperimentato e sofferto la difficoltà di raggiungere
in pratica la vostra definizione; ma ormai essa è assicurata, non solo nella
vostra coscienza, ma in quella altresì dell’opinione pubblica, che vi
circonda e che riconosce la specifica ragion d’essere del vostro movimento,
quando si ammetta che, da un lato, è legittimo - e necessario, aggiungeremo
Noi - che il lavoratore si affermi e si esprima «cristiano» proprio nell’atto
stesso che si esprime e si afferma lavoratore; e che, dall’altro lato,
nessuna scuola, nessuna associazione e nemmeno alcun momento della cura
pastorale è in grado di compiere tale caratteristica e inderogabile
qualificazione. Non è questione di nomi, di quadri, di classifiche formali;
è questione di servire e coltivare una vocazione difficilmente esprimibile
nella psicologia e nella vita pratica del lavoratore di oggi, ma ancora, e
sempre speriamo, radicata nella profondità del suo spirito, la vocazione
cristiana; è questione che riguarda una missione propria dei nostri
lavoratori, quella di risolvere in una nuova sintesi vitale la fede e il
tecnicismo impersonale e meccanizzante proprio del lavoro moderno; è
questione di formare il tipo nuovo dell’uomo credente ed operante, come oggi dev’essere, questione perciò il cui risultato può essere decisivo non solo
per la classe propriamente lavoratrice, ma per l’orientamento generale dell’intera
società, nella quale il lavoro assurge ad importanza, a funzione, a dignità,
a diritto preponderanti. Non sono perciò le ACLI un fenomeno sporadico della
vita sociale italiana; non sono un pleonasmo nella serie degli enti
pedagogici, culturali, economici, confessionali che promuovono e qualificano
la vita sociale; siete un organo distinto e caratteristico, a cui competono
grandi, specifiche e provvidenziali finalità. Aclisti: siate quindi fidenti e
fedeli
Accenneremo appena anche ad un’altra difficoltà, che Noi
vediamo pesare sulla vostra attività, immanente, potremmo dire, alla vostra
vita vissuta, quella cioè dell’ambiente in cui i Lavoratori sono immersi,
quella del contegno, del rapporto, del dialogo, a cui li espone il fatto
stesso d’essere in mezzo a colleghi di opinioni diverse e spesso avverse, e
di trovarsi molto spesso di necessità in situazioni di disagio morale e
spirituale. Comprendiamo benissimo come sia assai difficile convivere e
distinguersi, essere colleghi e amici e non gregari, dover lavorare insieme e
non poter pensare con le stesse idee, avere interessi comuni e avere una
concezione della vita ben diversa. È così difficile che sentiamo il dovere
di esprimere la Nostra lode a quei Lavoratori, che, vivendo appunto in
ambienti contrari alla loro fede e alle idee, sanno conservarsi immuni dalla
propaganda contraria, dalle intimidazioni, dalle lusinghe, dalla tentazione di
rinunciare alla propria libertà interiore per subire il fascino di ideologie
e l’impero di organizzazioni, con cui non è possibile andare d’accordo.
Dovremmo anzi notare come questa difficoltà si faccia più forte e più
pericolosa quanto più l’invito all’intesa, pratica oggi, ideale domani,
sembra risultare da comuni interessi, appare cioè naturale e seducente,
mentre ogni giorno ne scoprono l’insidia e l’inganno gli attacchi
sistematici a tutto ciò che sfugge al controllo di coloro che avanzano l’invito,
la loro fobia anticlericale, la loro professione di un ostinato e miope
ateismo, la loro solidarietà con i regimi totalitari, la confidenza di loro
autorevoli esponenti, i quali avvertono le loro file che l’accostamento alle
così dette masse cattoliche è puramente strumentale per attirarle nell’ambito
e sotto il dominio di chi esse oggi considerano loro nemico.
Il dialogo non può essere una insidia tattica; non può
essere per i cattolici una transigenza ai loro principi, e non deve risolvere
l’apologia delle loro proprie idee nell’accettazione condiscendente ed
ingenua di quelle avversarie. L’unità poi delle forze del lavoro non deve
mutarsi in un asservimento a idee, a metodi, a organizzazioni in profondo
contrasto con ciò che i cattolici hanno di più caro: la fede religiosa, la
libertà civile, la concezione cristiana della società. Perciò vi esorteremo
a rimanere fermi e ben fondati nelle vostre convinzioni, pur conservando
atteggiamenti leali e rispettosi verso tutti i colleghi di lavoro, cercando
anzi di far loro comprendere come i loro pregiudizi verso la religione e verso
le espressioni della vita cristiana siano spesso non fondati, e spesso non
siano degni di gente che pensa onestamente col proprio cervello, mentre essi
fanno torto a se stessi privandosi della verità, della speranza, della forza,
proprie del messaggio cristiano.
Così vi ricorderemo che la scelta della professione cristiana
non è senza qualche personale sacrificio; essa esige carattere diritto e
forte, e capacità di coraggiosa testimonianza, e più spesso di pazienza, di
bontà, di silenzio, di perdono e di amore, anche nelle situazioni aspre e difficili
della vita quotidiana.
Vi diremo infine che la Chiesa è con voi, Lavoratori
cristiani, per comprendervi, per assistervi, per aiutarvi. Intendiamo dire chi
nella Chiesa ha direzione e funzione pastorale, chi operando per la Chiesa
vuole assicurarle l’adesione del popolo nella sua espressione più genuina e
più rilevante, qual è la vostra di Lavoratori; chi della Chiesa osserva e
studia la vita ed i bisogni, e vede l’importanza e la connaturalità della
vostra presenza cosciente e organizzata nella comunità ecclesiale; e Chi
finalmente in questo momento vi parla, vi incoraggia e vi benedice.
Saluti
Fra le presenze a questa grande e sacra riunione una ve n’è
che non possiamo non avvertire con speciale rilievo: quella del forte gruppo
dell’Istituto Universitario pareggiato di Magistero «Maria Assunta» di
Roma; esso anzi meriterebbe da Noi ben più diffuso discorso. Ma basti per ora
il Nostro saluto e la Nostra benedizione a chi ha promosso, con tanta saggezza
e tanta tenacia, la provvida istituzione, vogliamo dire principalmente i
Signori Cardinali Pizzardo e Traglia e la silenziosa ed operosa Professoressa
Tincani Benefattori, Professori, sostenitori di questo Istituto siano da Noi
ringraziati e benedetti. E vada la Nostra Benedizione a tutte le Studenti, di
ieri e di oggi, della scuola universitaria «Maria Assunta»: sono queste
Studenti brave e fervorose Religiose, provenienti da differenti Famiglie
religiose; sono Suore che si consacrano all’insegnamento. Oh, quanto Ci
commuove e Ci conforta un simile fatto! Vediamo in questa qualificazione
universitaria all’insegnamento un fatto morale, innanzi tutto, di grandissimo
valore; vediamo un fatto culturale degnissimo d’ogni plauso ed
incoraggiamento, vediamo una speranza di educazione cattolica e di vita
cristiana che si può estendere a innumerevoli anime, alla gioventù femminile
delle nuove generazioni. Siamo perciò lieti di vedere raccolte le file di
queste Religiose laureate e laureande intorno a Noi nel ventennio dalla
fondazione dell’Istituto «Maria Assunta»: tutte le incoraggiamo, tutte
le esortiamo a fare della loro professione scolastica una missione spirituale
e civile; tutte le benediciamo.
* * *
Unser besonderer Gruss gilt am heutigen Festtag auch den Teilnehmern deutscher
Sprache am grossen Jugend-Pilgerzug, den der hochwürdigste Herr Bischof
Gargitter aus der Diözese Bozen-Brixen nach hier geleitet hat.
Herzlich heissen Wir euch, geliebte Söhne und Töchter, willkommen. Euer
Merkmal ist katholische Jugend zu sein. Eure Formung hat ihr Schwergewicht in
der religiösen Formung, von der ihr wisst, dass sie Grundlage jeder echten
Bildung ist. Katholischer Glaube, christliches Gewissen und tiefe religiöse
Oberzeugung geben eurem Leben erst seinen eigentlichen Sinn und schenken ihm
eine beglückende Sicherheit und wertvolle Impulse.
In heiliger Gemeinschaft feiern wir heute gemeinsam das heilige Opfer. Nach der
Liturgie-Reform nimmt der Gläubige am heiligen Messopfer aktiven Anteil. Das
ist höchster Akt der Gottesverehrung. Wir vollziehn ihn gemeinsam. Hierin will
die heilige Messe ein Zeichen echter christlicher Bruderliebe sein. Möge das so
gefeierte heilige Messopfer immer mehr geistiger Mittelpunkt eures ganzen Lebens
werden.
Mit diesem Wunsche erteilen Wir eurem von Uns hochverehrten Bischof wie jedem
von euch, geliebte Söhne und Töchter, aber auch allen andern hier anwesenden
Pilgern aus Ländern deutscher Sprache von Herzen den Apostolischen Segen.
* * *
Lasciate che dopo il Nostro colloquio con i gruppi presenti a questo sacro rito
tributiamo anche Noi un plauso all’impresa spaziale che oggi commuove il
mondo; lo tributiamo all’eroico protagonista ed al suo compagno, agli
scienziati ed agli esperti che hanno reso possibile l’audacissimo ed
imprevedibile esperimento; lo tributiamo al mondo della scienza e della tecnica,
che caratterizza il mondo odierno e che apre all’umanità nuove e stupende
conquiste. Un augurio faremo e appassionato: che tutto questo progresso serva a
rendere gli uomini più buoni, più uniti ed intenti a servire ideali di pace e
di comune benessere. E un inno scioglieremo al Dio del creato che tutto governa
con la sapienza che va da confine a confine, e che nell’immenso cosmo muto ed
ignaro ha suscitato l’uomo, fatto a sua immagine e chiamato ad un
soprannaturale colloquio per farlo signore non solo della materia ma altresì
del pensiero che tutta la penetra e la regge e per renderlo capace di rivolgere
a Lui la grande e libera voce: Padre nostro che stai nei cieli!
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