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DISCORSO DI PAOLO VI AI
PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI DI ILLUSTRI ORDINI RELIGIOSI
Martedì, 18 maggio 1965
Diletti figli!
La vostra presenza Ci procura una vera consolazione, e ve ne ringraziamo di
cuore. Se grande è infatti il compiacimento che proviamo al ricevere le folle
dei pellegrini, che si susseguono in questo centro della cattolicità, come
eloquente testimonianza della vitalità e della mirabile varietà della Chiesa,
esso diventa tutto particolare quando abbiamo la soddisfazione di accogliere i
Religiosi, di ogni provenienza e denominazione, porzione eletta del Popolo di
Dio, e prolungamento dell’attività orante e caritativa di Cristo tra gli uomini,
congiunti in modo speciale alla Chiesa - come bene esprime la Costituzione
Conciliare «De Ecclesia» (n. 44) - per mezzo dei consigli evangelici e
della carità.
L’ORDINE DELLA SS.MA TRINITÀ SODALIZIO DI FEDE
Questi sentimenti Ci sorgono oggi in cuore nel vedere qui, riuniti in un solo
palpito di fede, gli eletti membri di storiche e benemerite Famiglie Religiose:
e in voi, come attraverso un prisma scintillante, vediamo riflessi tutti i
vostri Confratelli, che in ogni parte del mondo, nella dedizione generosa,
nell’umile silenziosità della vita, forse nelle prove e nella incomprensione,
spendono gioiosamente le loro energie per il Regno di Cristo.
Salutiamo voi, diletti Capitolari dell’antico Ordine della Santissima
Trinità, che da quasi otto secoli portate agli uomini il profumo di una
devozione profonda, virile, delicata verso Dio Padre, Figlio e Spirito Santo,
verso il «Mistero primordiale» di ogni mistero, da cui parte come dalla fonte
dell’essere ogni vita, ogni conoscenza e ogni amore. La vostra presenza nel
mondo è l’eco tuttora viva di un’epoca piena di fede, che nel nome della Trinità
benedetta seppe dare il meglio di sé, imprimendo un profondo carattere cristiano
a tutte le forme della vita culturale, artistica, civica, sociale: epoca che
vide sorgere le grandi cattedrali della cristianità, le Somme del sapere
teologico e scientifico, i liberi Comuni, i grandi Ordini Religiosi. Da quella
fede voi traete tuttora le ragioni della vostra vita, del vostro apostolato,
specialmente in terra di missione: sappiate esserne i testimoni ardenti e
instancabili anche in un tempo esteriormente freddo ed estremamente critico come
il nostro, siate i degni continuatori di una luminosa tradizione, cui è onore
appartenere.
SALUTO AI FATEBENEFRATELLI E AI MINISTRI DEGLI INFERMI
Salutiamo voi, degnissimi Capitolari dell’Ordine degli Ospedalieri di S.
Giovanni di Dio, che la cara e secolare consuetudine popolare ama chiamare «Fate
bene fratelli». In questa parola è racchiusa tutta la vostra vocazione, il
vostro titolo di onore, il vostro programma efficace: fare il bene per i
fratelli che soffrono, a imitazione di Cristo, il quale passò facendo il bene,
pertransiit benefaciendo et sanando omnes (Act. 10, 38).
E con voi salutiamo i Padri Capitolari dei Ministri degli infermi, il cui
appellativo vibra anch’esso di una soavissima reminiscenza evangelica,
esemplando la loro destinazione di apostolato sul divino modello del Salvatore:
«Sicut Filius hominis non venit ministrari, sed ministrare, et dare animam
suam redemptionem pro multis» (Matth. 20, 28).
Le vostre due famiglie religiose si definiscono essenzialmente nell’esercizio
di una delle più urgenti e universali opere di misericordia corporale: e
l’assistenza prestata alle necessità e ai dolori fisici e spirituali degli
infermi vuol essere il prolungamento dell’inesauribile misericordia e pazienza e
bontà di Gesù Signore, il quale si chinò su tutte le miserie dell’umanità ferita
dal peccato, e attraverso la cura dei corpi doloranti diede pace e salvezza alle
anime. La vostra presenza negli Ospedali, nelle Case di cura, al capezzale dei
poveri e dei bisognosi sia pertanto l’irradiazione costante della carità di
Cristo, l’apologetica vissuta della delicatezza, del disinteresse, dell’eroismo,
se è necessario, di chi ha fatto dell’esempio di Gesù Signore l’unica ragione di
tutta la propria vita, la misura di una generosità senza misura, la molla
segreta di uno slancio destinato a spezzarsi solo con la morte.
Noi siamo certi che i Capitoli Generali, celebrati in questi giorni dagli
Ordini, che abbiamo nominato, sono stati un nuovo impulso su la via segnata dei
rispettivi Fondatori; e auguriamo ai Superiori Generali, eletti o riconfermati,
unitamente ai loro collaboratori più stretti, di condurre i propri confratelli
nella volenterosa applicazione della loro specifica vocazione, per il
raggiungimento della perfezione: perché soltanto così essi possono raggiungere
quella completezza di vita, alla quale il Signore li chiama per il bene della
Chiesa e dell’umanità.
PRESENZA DI CRISTO IN MEZZO AI GIOVANI
Salutiamo infine voi, diletti Fratelli delle Scuole Cristiane, che
partecipate a questa udienza in occasione del 30° anniversario di fondazione di
vostre Riviste pedagogiche. La festività liturgica del Santo Fondatore,
celebrata alcuni giorni fa, dà a questo incontro una particolare impronta di
letizia e di riconoscenza: ne prendiamo l’avvio per attestarvi la Nostra stima e
la Nostra benevolenza per l’opera che svolgete per la formazione intellettuale,
religiosa e morale della gioventù, nelle vostre Scuole e nei vostri Collegi, che
vanno giustamente famosi per la qualità e il livello dell’educazione impartita.
La vostra opera è, e deve essere, continuazione e irradiazione della presenza
conquidente di Cristo in mezzo ai giovani: responsabilità gravissima ed
esaltante, se si pensi che le schiere di adolescenti, di tutte le estrazioni
sociali, che affluiscono a voi, si preparano alla vita, alla scuola dei vostri
insegnamenti, e soprattutto dei vostri esempi. A questo deve tendere unicamente
il vostro quotidiano impegno, e così gli eccellenti strumenti pedagogici, che
sostenete con tanta competenza e autorevolezza: siate confortati nel vostro
cammino, prodigandovi incessantemente per il bene della gioventù, speranza di un
domani migliore.
VARIETÀ FIORENTE DI ALTO E GENEROSO APOSTOLATO
Diletti figli.
La peculiare fisionomia delle vostre singole Famiglie Religiose ha conferito
a questa udienza un carattere di amabile varietà, che Ci ha offerto l’occasione
di spaziare - anche se fuggevolmente - in campi diversi di alto e generoso
apostolato. Ma se differente è per ciascuno il compito affidato dalla
Provvidenza, unica è la fiamma, che vi scalda di dentro, e vi sospinge al
servizio di Cristo: unica è la testimonianza vostra in seno alla Chiesa, come è
detto nella accennata Costituzione Conciliare: sia per «maggiormente conformare
il cristiano al genere di vita verginale e povera, che Cristo Signore si scelse
per sé, e che la Vergine Madre Sua abbracciò», sia perché «la edificazione della
città terrena sia sempre fondata nel Signore e a Lui diretta» (cfr. n. 46).
La Nostra preghiera vi accompagna su tale via di perfetta uniformità a
Cristo, nel servizio dei fratelli; e vi invoca copiose grazie celesti, per
l’incremento delle vostre Famiglie Religiose, la perseveranza degli eletti,
l’accrescimento delle vocazioni. E di questi voti vuol essere pegno, pieno di
singolare benevolenza, la Nostra Apostolica Benedizione, che di gran cuore
impartiamo a voi, qui presenti, ed a tutti i vostri confratelli, a Noi tanto
diletti.
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