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DISCORSO DI PAOLO VI
A GIOVANI SORDO-MUTI

Martedì, 8 giugno 1965

 

La vostra presenza, diletti figli e figlie, Ci allieta e commuove ad un tempo: sia per la speciale caratteristica, che distingue il vostro numeroso e fervente gruppo, sia per la provenienza, che riporta al Nostro pensiero il ricordo sempre vivo e indimenticabile della diletta Città di Milano, qui rappresentata da benemeriti Istituti di educazione e di assistenza.

Vi salutiamo pertanto con pienezza di affetto, diletti Superiori e Dirigenti, diletti Alunni ed Alunne del Pio Istituto Sordomuti Poveri; dell’Istituto Statale dei Sordomuti; della Scuola Giulio Tarra; dell’Istituto Culturale Femminile di via Goja, alle dipendenze dell’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordomuti. Siate tutti cordialmente benvenuti, siate benedetti.

Il Nostro paterno compiacimento si rivolge a quanti fra voi, con diversa competenza ma con eguale dedizione, si dedicano alla cura paziente ed esperta, all’assistenza amorevole e disinteressata, all’educazione sapiente e metodica di codesti cari figliuoli, la cui particolare condizione ve li rende più cari e più degni di attenzione costante. È un’opera grande, la vostra, un’opera benemerita dell’umana società, un’opera insostituibile e preziosa: basti pensare al dono della parola, che voi sapete comunicare ai vostri alunni con la vostra esperienza e maestria e soprattutto con la vostra invitta speranza, portandoli dall’isolamento doloroso, in cui la natura li ha posti, alla felicità di poter comunicare col mondo circostante, di poter comprendere e far comprendere la ricchezza di sentimenti, che tumultuavano inespressi nel tormento della propria sofferenza. Continuate a donarvi, continuate a prodigarvi: è vero che la vostra opera non è forse conosciuta ed apprezzata, com’essa merita; ma essa è conosciuta da Dio, essa è da Lui avvalorata e santificata, se compiuta per amor suo; e sarà da Lui premiata, secondo la promessa dolcissima .della Scrittura che tanto bene si applica anche alla vostra delicata missione educativa: «I savi splenderanno come lo splendore del firmamento, e coloro che avranno insegnato a molti la giustizia saranno come stelle in eterno e per sempre» (Dan. 12, 3).

A voi, dilettissimi alunni, esprimiamo il Nostro affetto, pieno e paterno. Sappiamo con quanta diligenza e intelligenza e costanza e forza di volontà sapete accogliere gli insegnamenti dei vostri maestri. Bravi! Meritate il più ampio elogio da Chi umilmente rappresenta lo stesso Gesù in terra, e in suo nome vi abbraccia e vi benedice, augurandovi una vita operosa, esemplare, utile e fruttuosa alla famiglia e alla società, lieta dell’unica vera letizia, che proviene dalla grazia di Dio e dalla buona coscienza, dedita al ben fare.

In pegno dei continui doni del Signore, che vi invochiamo copiosi per il raggiungimento delle vostre tanto nobili aspirazioni, ed a testimonianza della Nostra particolare benevolenza, impartiamo a voi tutti qui presenti, e ai vostri cari lontani l’Apostolica Benedizione, affinché in tutti sia la serenità e la pace di Dio.

                                              

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