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DISCORSO DI PAOLO VI ALLA
SOCIETÀ EDITRICE «LA SCUOLA» DI BRESCIA
Lunedì,
28 giugno 1965
Cari Signori della Società Editrice «La Scuola», e
cari Figli della Nostra Brescia!
La vostra venuta ha per Noi una commovente virtù evocatrice.
Dire «La Scuola» di Brescia, la valorosa casa editrice della ormai famosa
rivista «La Scuola Italiana Moderna», che da oltre settant’anni alimenta
la classe magistrale di ideali cristiani, umani, pedagogici, con incomparabile
ricchezza di pensiero, di notizie, di materiale didattico, sempre nuova, sempre
fresca, sempre penetrante nel vivo dei problemi scolastici; dire «La Scuola», con la sua poderosa organizzazione editoriale, con il suo sovrabbondante
catalogo di moderne pubblicazioni, con la varietà delle sue riviste e dei
suoi sussidi didattici; dire «La Scuola», con quel suo singolare e
magnifico carattere di comunità di uomini competenti e valenti, appassionati,
come forse pochissimi, alla causa della educazione del popolo, legati in
silenziosa e indefessa dedizione al proprio lavoro, e compresi che altro
migliore non v’è; dire «La Scuola» è per noi, sì, un richiamo ad una
storia, ad uno spirito, ad una milizia, che non già la «carità del natio
loco» fa giudicare ammirabili, ma il valore dell’impresa in se stessa; chi
appena la conosce non può con Noi in ciò non convenire, e che il valore
morale delle persone, che tale impresa fondarono e servirono, la rende degna d’essere
iscritta, anche se volutamente modesta, fra le cose migliori della vita
italiana contemporanea.
Vengono al Nostro spirito figure di uomini ottimi e a Noi, non
meno che a voi, carissimi; prima quella di Giuseppe Tovini, più viva che mai
nel cuore di quanti compongono il vostro gruppo, e nella memoria dei cattolici
militanti italiani. Occorreva un uomo di fede e di azione della sua tempra per
iniziare la pubblicazione della Rivista, che doveva essere la bandiera intorno
alla quale si costituiva, nel 1904, la vostra Società. L’ardimento, l’idealismo,
la tenacia che sostennero ai suoi albori l’impresa possono qualificare
eroica la virtù del Tovini; la distanza di prospettiva da cui oggi noi la
guardiamo ce ne dà migliore certezza, mentre ci fa chiamare provvidenziale il
concorso di anime alte e buone, che confortarono quei difficilissimi inizi;
vengono alle labbra i nomi del Prof. Rezzara di Bergamo, delle Sorelle Girelli
di Brescia, di Caterina Restelli, di Marietta Bianchini, dei Maestri
Pellegrini e Segnali e della Prof. Magnocavallo, e fra tutti quello di
Monsignor Angelo Zammarchi, che possiamo ben dire l’uomo della vostra «Scuola», per esserne stato, per oltre sessant’anni, tutto: l’ispiratore,
il sostenitore, il direttore, il maestro, il servitore; sempre fervente,
sempre indefesso, sempre geniale, e sempre l’ultimo a comparire, umile fino
all’eccesso, capace di tacere come nessuno, e portato a usare la sua voce
squillante come nessuno (egli se ne faceva già vecchio ancora rimprovero),
quando un’idea buona? una verità ammirabile, una causa giusta balzavano nel
suo spirito, e lo trasportavano. Oh! chi l’ha conosciuto non lo dimentichi
mai! Sacerdote purissimo e ferventissimo, studioso e scienziato di
riconosciuta statura, insegnante ed educatore di raro valore, amico discreto e
fedelissimo, diede alla «Scuola» l’anima: chi di voi non gli deve la
certezza ch’essa tutto merita, e l’impulso, l’entusiasmo, la gioia di
servirla con totale fedeltà? La sua fiera modestia, il suo disinteresse
assoluto, il suo interiore assorbimento spirituale, la sua arte di mettere
avanti gli altri, collaboratori e discepoli che fossero, velarono la sua umana
figura agli occhi del pubblico; ma non così che quanti ebbero la ventura di
avvicinarlo non riconoscessero in lui un uomo di eccezionali virtù, di
pensiero; di cuore, di azione. Voi certo lo sapete.
E comprendete come spontaneamente la memoria Ci faccia
intravedere accanto a Monsignor Zammarchi, il profilo alto e nobile d’un’altra
figura di straordinario valore, quella di Luigi Bazoli, amicissimo dello
Zammarchi e della vostra «Scuola», avvocato rinomatissimo, ma ancor più
degno che voi lo ricordiate fra i migliori della vostra schiera per l’incomparabile
dirittura d’animo, per l’insonne attività di pensiero, per la finissima
sensibilità di cuore, per la trascinante e virile virtù di penna e di
parola, per la fede umile e gioconda di cattolico militante. Dovremmo dire
anche come il ricordo di Nostro Padre si unisca a quello di queste buone e
grandi figure; fu egli per non pochi anni presidente della vostra Società; e
tanto basta per dire quanto anch’egli l’abbia amata e servita; e quanto
Noi pure, non insensibili a queste limpide ragioni del cuore, siamo
spiritualmente uniti alla vostra impresa e alle sue altissime finalità.
Voi ora, con la vostra visita e con l’omaggio delle vostre
recenti produzioni librarie, tra cui il prezioso volume sui problemi attuali
circa «L’Educazione e la Società» a Noi dedicato, Ci dimostrate cose
che Ci riempiono l’animo d’immensa soddisfazione.
Voi Ci fate vedere i vostri progressi: il grano di senape è
diventato, evangelicamente, e realmente, uno stupendo albero, fiorente e
vigoreggiante di magnifiche strutture e di molteplici iniziative; le vostre
pubblicazioni ne sono la prova evidente. Voi Ci date altresì prova d’un’altra
vitalità, quella della vostra compagine, di persone e di opere; e Ci sembra
cotesto un meraviglioso attestato di quelle virtù nascoste e tenaci, che
fanno prospere e grandi le imprese, e che sempre dovrebbero distinguere quelle
che intendono servire il regno di Dio: la concordia, l’abnegazione, l’alacrità,
la saggezza, l’onestà... Elogiamo e benediciamo! Voi ancora Ci lasciate
leggere nei vostri. animi i sentimenti generatori di tanto lavoro; due ne
scorgiamo principalissimi, la vostra fede cattolica, che in voi, una volta di
più, dà saggio della sua connaturalità con le migliori facoltà dello
spirito umano; c perciò offre conferma della sua fecondità generatrice delle
migliori energie di pensiero e di azioni, di quella chiaroveggenza delle
verità, che danno senso e destino alla vita, e delle necessità, che
reclamano intervento e soccorso, e suscitano nell’animo la santa
inquietudine dell’apostolato: «Necessitas enim mihi incumbit; vae enim
mihi est, si non evangelizavero», una necessità mi spinge; e guai a me
se non mi farò annunciatore del Vangelo (1 Cor. 9, 16). Sappiamo
quanto un simile fervore di fede si effonda. e forse, per dire ancor meglio,
si realizzi in una spontanea e ferma adesione al nome cattolico, e alla Chiesa
perciò, che sempre è stata dell’opera vostra e guida e tutela amorosa.
Anche per codesta filiale professione Noi vi elogiamo e vi benediciamo.
Poi un altro sentimento scorgiamo nei vostri cuori, reso
palese ed eloquente dalla vostra venuta presso di Noi: il vostro amore alla
causa della scuola. Oh! Dio vi benedica per così eletta e provvida vocazione!
Non Ci sembrerebbe difficile derivarne da Lui stesso la prima ed intima
origine. Essa ha il carattere delle cose migliori, che possono albergare nel
cuore umano. Essa si profila sul grande mistero del Verbo che si fa uomo;
nasce dalla verità, che, per circolare nella rete delle esistenze umane, ha
bisogno di chi la apprenda e la comunichi; ha bisogno del servizio d’un
magistero che la ricerchi, la custodisca, la esprima, la renda parola, la
trasmetta ad altri spiriti, la fecondi con l’esempio e con l’amore, la
renda vita. Essa è ministero che si curva su i piccoli, è arte che ne
dischiude le implicite facoltà, è prodigio che forma la personalità dell’uomo
e lo incammina alla pienezza e alla perfezione dell’essere suo. Ricordiamo
sempre la scultorea definizione del Tommaseo: educare vale a me emancipare.
Così che operando libera, compiendo il dover suo si annulla; il maestro ha
formato l’uomo, lo ha avviato sul cammino della vita; tace e scompare:
grandezza della sua missione e magnanimità del suo umile sacrificio!
Il discorso non avrebbe più fine, e Ci metterebbe a colloquio
con voi; e inoltrandosi nell’analisi dei problemi suoi propri Ci farebbe
piuttosto vostri ascoltatori, che interlocutori. Diamo onore alla vostra
consumata scienza pedagogica; diamo incoraggiamento alla vostra attività in
servizio della scuola, di quella primaria e popolare specialmente; diamo
riconoscimento alla vostra sensibilità moderna dei problemi scolastici; diamo
lode ai frutti, che già avete così largamente conseguiti; e diamo voti per i
forti propositi che spingono la vostra attività, non solo alla conservazione
dell’efficienza raggiunta, ma all’audacia altresì di nuovi sviluppi e di
nuove conquiste. Il Nostro affetto vi conforti, la Nostra stima vi avvalori,
la Nostra Benedizione vi segua e vi ottenga da Dio luce, vigore, merito e
premio.
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