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DISCORSO DI PAOLO VI
AL CENTRO MISSIONARIO DELLA SOCIETÀ DEL
DIVIN VERBO
Lunedì, 6 settembre 1965
Con speciale affetto il Santo Padre saluta il Superiore e tutti i Religiosi e
manifesta la propria gratitudine. Il primo motivo della visita - Egli dice - è
di conoscere questa comunità, di conoscere questa vostra ampia e moderna dimora,
di cui avevamo già avuto da diverse parti, notizie piene di ammirazione e di
compiacenza.
In quest’ora la luce del sole ci manca, non manca però la luce dell’anima. Il
solo fatto che questo incontro avviene, conferma la sensazione del Padre: quella
di conoscere figli tanto benemeriti.
Un’altra ragione della visita - ed è più cordiale ancora - è quella di
ringraziare. Ben conosco l’ospitalità che avete dato durante questo periodo alle
Commissioni Conciliari. Sono lieto che ad illustrare il mio ringraziamento, ci
sia il plauso e la compiacenza di quanti sono stati ospiti nella vostra casa. So
che il Cardinale Agagianian è il primo ad essere grato dell’accoglienza vostra
fraterna, diciamo proprio cattolica, che voi avete dato a questi operai
impegnati per la preparazione dell’ultima sessione del Concilio Ecumenico.
Grazie! Ma il mio grazie si fa più ampio, diventa veramente espressione del
ministero pastorale e apostolico. Perché? Perché il grazie si rivolge a tutta la
vostra bella e grande Famiglia religiosa missionaria. Il Papa sa bene qual è
l’opera svolta dai Verbiti nel mondo missionario, dove si effonde tanto loro
zelo, con bontà, abnegazione e senso apostolico. Sua Santità è lieto di poter
esprimere così fervida riconoscenza nel nome stesso del Saldatore, di quel
Cristo che è nostro gaudio e nostra vita.
Ecco, quindi, che alla diletta Congregazione Religiosa giunge la gratitudine
dell’intera Chiesa, per l’energia, per l’opera, l’estensione date alla causa del
regno di Dio.
Dopo questa premessa, una seconda parola: di conforto e di incoraggiamento.
Non avete forse bisogno di essere sorretti nell’apostolato, che già prende tutta
la vostra vita, la vostra volontà, i vostri propositi? Non sembri, dunque,
superfluo l’incoraggiamento che viene dall’umile Servo dei servi del Signore, il
quale vi dice: continuate. Sappiamo di poter dare un voto di plauso a tutta la
vostra Famiglia religiosa, per i suoi meriti, che sono quelli di un’educazione
severa, esatta, diremmo quasi scientifica - wissenschaftlich - fatta di
precisione, di impegno. Questo metodo di educazione ecclesiastica, sviluppato
con ardore missionario, è originale, eccellente. Mantenetelo! Osservatelo, e
vedrete che diventerà luminoso ed esemplare anche per altre famiglie religiose,
non meno degne di essere encomiate ed incoraggiate, giacché potranno attingere
dalla vostra esperienza tante egregie cose, che il Papa ama vedere diffondersi
nel campo ecclesiastico e missionario. Perseverate!
La casa che ora vi accoglie, il periodo che vi state trascorrendo mirano a
farvi acquisire forze nuove, e rinnovare propositi generosi per ritrovarvi
ancora più ferventi e pronti a tutti i sacrifici, che la vostra vocazione
richiede. È un periodo, cioè, in cui si accentua la virtù della perseveranza. Il
Santo Padre confida in questa virtù, fatta di tanti propositi e di tante
fiducie, perché davvero possa la vostra vita proseguire, senza soluzione di
continuità, ad essere in tutto coerente con i grandi problemi, i grandi impegni,
i fervidi voti cosparsi sul vostro cammino.
Perseverate! Ciascuno voglia ripeterlo a se stesso, alla propria anima,
davanti a Cristo crocifisso: Ho detto di sì una volta; non sarà mai che io debba
ritrattare questo mio impegno.
L’Augusto Pontefice è felice di avere ascoltato dalla parola del vostro
Superiore questo proposito di fedeltà; di volere, cioè, sempre meglio
comprendere i bisogni, i desideri delle anime e di attendere pure all’osservanza
anche di quelle discipline canoniche esteriori, ricche sempre di profonda
interiorità e d’una indispensabile ragione di essere.
Perseverate soprattutto nella vostra fatica missionaria. Lo zelo missionario
non dice mai basta, non dice mai: ho finito. Esso dischiude continuamente,
davanti ai cattolici, orizzonti che, a prima vista, sembrerebbero sgomentare le
limitate forze umane: eppure sono raggiungibili, con l’aiuto di Dio.
Perseverate! Il Signore non chiede che noi riportiamo risultati, chiede che
noi siamo generosi nell’offerta totale delle nostre vite.
Per questo - altro motivo della presenza del Papa - la sua benedizione.
Vogliamo benedire, Egli dice, propiziare sopra le vostre persone, su tutta la
vostra Comunità religiosa, le benedizioni di Dio. Viviamo un’ora solenne: l’ora
di Dio, per l’avvenire della Chiesa. Il Concilio Ecumenico, che porta il suo
studio su tanti problemi, suscita in noi propositi nuovi, ci fa vedere tante
nostre debolezze, manchevolezze e molte cose viete che non servono più. Ebbene:
- questo l’augurio del Padre - la virtù di Dio scenda sopra di voi, per rendere
l’anima illuminata, pronta e fervorosa, sì che possa bene seguire lo spirito del
Concilio, operare una rinascita interiore, quasi di primavera, come se il
Signore venisse a farci udire ancora la sua voce attraente e misteriosa che
sussurra a ognuno: Vieni, seguimi.
La benedizione del Signore conforti l’intimo dei cuori, la vocazione che ha
qualificato il grande destino della vostra vita, sì da cogliere sempre la
certezza: Non ho sbagliato, non ho affrontato un rischio che può fallire. Ho
creduto alla carità e so a Chi mi sono affidato.
Tale persuasione, gioia e sicurezza della scelta, possa sempre accompagnarci
tutti nel cammino di Dio.
La benedizione infine non è soltanto per la Comunità, ma si dirige a ciascuna
persona, sì che ognuno possa augurarsi conforto e letizia, per il ministero che
ancora lo attende.
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