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RADIOMESSAGGIO DI PAOLO VI AI MALATI

Venerdì, 10 settembre 1965

 

Cari malati!

Vi siamo vicini! Vi siamo vicini col Nostro ricordo! (spesso gli ammalati pensano d’essere dimenticati).

Vi siamo vicini con la Nostra comprensione! Noi crediamo di comprendere qualche cosa delle vostre sofferenze; quelle fisiche, così dolorose e così moleste; quelle morali, così intime, così profonde, così conturbanti.

Vi siamo vicini con la Nostra preghiera. Sì, Noi preghiamo per voi, sempre; Noi preghiamo con voi. È questo quasi un colloquio, che ha intermediario Cristo, il grande Paziente.

Ora vi siamo vicini anche con la Nostra voce! Ci ascoltate? Vogliamo dirvi cordialmente e umilmente: abbiate pazienza! abbiate coraggio! non perdete la calma interiore, non perdete la speranza!

Procurate d’essere in pace con Dio e lasciate che il balsamo misterioso della sua grazia circoli nel vostro essere sofferente.

Allora (ma dovete crederci), primo, non siete soli: una silenziosa Presenza, quella dell’Uomo del dolore, di Gesù Redentore, veglia presso di voi, dentro di voi: vi assiste, vi parla, vi conforta!

Secondo: la vostra sofferenza non è inutile; il tempo della vostra malattia non è perduto. Essa può essere utile per voi stessi, come una penitenza che vi fa più buoni, come un’esperienza che vi fa più saggi. E può essere utile anche per altri, non solo perché chi soffre virtuosamente dà esempio di fortezza e di bontà; ma anche perché, nella comunione col dolore redentore di Cristo, essa acquista valore di riscatto, di supplica, di salvezza! Può trasformarsi in amore!

Ben sappiamo che questo è difficile a comprendersi, difficile a praticarsi; ma sappiamo che la fede questo rende possibile; lo rende ai cuori pii e generosi relativamente facile, lo rende sublime.

Cari malati, non vi diremo altre parole oltre quest’ultima: procurate d’isolare il vostro spirito dal vostro dolore, sia fisico che morale; e conservate nel centro del vostro spirito, della vostra coscienza, una cella inviolabile, dove voi siete voi, e in quella cella rifugiatevi per dire amorosamente alla volontà di Dio; sì alla fiducia, alla pace del cuore; e per ricevere, messaggera di interiore letizia e di vittoriosa speranza, la Nostra affettuosa Benedizione Apostolica.

                                

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