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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL XX ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
DELL'AGENZIA DI STAMPA «ANSA»

Mercoledì, 1° dicembre 1965

 

Cari ed illustri Signori,

La vostra visita giunge in un momento per Noi sovraccarico di pensieri e di impegni; siamo alla vigilia della chiusura del Concilio ecumenico, e potete immaginare quante persone desiderano incontrarsi con Noi prima che questo grande e straordinario raduno si sciolga e quante questioni si stringano intorno a Noi in ordine alla promulgazione finale dei quattro documenti conciliari, che ancora rimangono per portare a termine il programma stabilito. Se tuttavia non Ci è consentito di godere quanto avremmo desiderato della vostra presenza e della vostra conversazione, sappiate che siamo molto lieti ed onorati di questa vostra visita, che Ci fa in qualche modo partecipare positivamente alla commemorazione del ventesimo anniversario della fondazione della vostra Agenzia. Lieti ed onorati per la cortesia e per la deferenza, che codesta visita Ci dimostra, e che vogliamo considerare rivolte non tanto verso la Nostra modesta persona, quanto piuttosto verso la dignità e l’importanza della Nostra spirituale missione. Vi siamo di ciò molto obbligati. Le parole, che abbiamo testé ascoltate del vostra Presidente, sono una professione di sentimenti molto nobili, che qualificano la fisionomia morale della vostra Agenzia e che confortano in Noi la stima e la fiducia, che abbiamo sempre nutrite per le vostre fatiche e per le vostre persone.

Le vostre persone: sentiamo il dovere di rivolgere un particolare saluto al vostro degno ed illustre Presidente, Lodovico Riccardi, Nostra antica conoscenza milanese; ne abbiamo potuto valutare ed apprezzare gli intenti ideali, che lo fanno devotissimo alla causa della stampa, e sappiamo anche con quali singolari qualità d’intelligenza e di azione egli la sappia servire: a lui le Nostre felicitazioni ed i Nostri auguri sinceri, che estendiamo agli altri membri della Presidenza e della Direzione, non che ai vostri numerosi Redattori (a quelli specialmente che curano i collegamenti con i Nostri servizi-stampa vaticani), e vogliamo che giunga alle centinaia dei vostri corrispondenti, in Italia e all’estero, desiderando associare spiritualmente a questo incontro tutta la grande e vasta rete della vostra organizzazione.

Le vostre fatiche: anche queste conosciamo ed in parte immaginiamo sapendo che l’ANSA lavora ogni giorno ventiquattro ore su ventiquattro e raccoglie da tutto il mondo fiumi di notizie, che con altrettanta abbondanza diffonde per mille canali in tutta la Terra. Lo sviluppo che voi avete saputo dare alla vostra Agenzia, al seguito ed in gara oramai con le più grandi e rinomate, merita anche da Noi un particolare riconoscimento ed un plauso cordiale. Non siamo del tutto digiuni delle nozioni che riguardano un’organizzazione come la vostra; e possiamo perciò apprezzare, con qualche cognizione di causa, il merito che le compete, sia per l’estensione delle sue diramazioni, sia per la perfezione tecnica del suo funzionamento, e sia soprattutto per la prontezza e per serietà dei suoi servizi. Ne diamo testimonianza per l’esperienza, limitata ma significativa, che Noi stessi ne abbiamo avuta durante il periodo della Nostra permanenza a Milano, dove l’ANSA si dimostrò sempre premurosa e rispettosa nel dare e nel ricevere le notizie relative al settore di Nostra competenza, cioè quello religioso e cattolico. Né diverso è ora il Nostro riconoscimento per il collegamento che l’ANSA tiene con gli uffici addetti alla stampa nella Nostra Città del Vaticano. Vada a chi lo merita il Nostro elogio ed il Nostro ringraziamento.

Profittiamo anzi della felice circostanza per esprimere la Nostra compiacenza per il servizio compiuto dalla vostra Agenzia in occasione del Concilio ecumenico: la ricchezza di notizie, la serietà delle informazioni, come hanno giovato alla pubblicità, che un tale avvenimento esigeva, così hanno fatto onore alla valorosa Agenzia italiana, che non ha voluto, come era suo dovere e sua ambizione, essere seconda ad alcuna altra nel seguire giorno per giorno lo svolgersi del grande Sinodo ecumenico.

E qui ritorna spontanea l’osservazione che sempre ricorre quando si riflette o si parla circa la vostra professione; osservazione che non vogliamo, nemmeno questa volta, tacere.

L’osservazione è quella dell’enorme importanza assunta nel mondo moderno dai servizi d’informazione. A parte il fatto che la diffusione d’una notizia è come un sasso lanciato in uno specchio d’acqua sul quale si spandono in cerchi sempre più larghi le onde sollevate dalla prima percussione, è da notare, primo, che il mondo moderno, in quella sua espressione indefinibile e formidabile, ch’è l’opinione pubblica, vive di codeste onde, palpita con esse, cioè alimenta il suo pensiero del nutrimento di notizie, di commenti, di giudizi, che voi gli fornite; e, secondo, che molto, moltissimo la tonalità, la vibrazione, l’acquisizione dell’opinione pubblica dipende dal modo con cui la notizia giunge a lei formulata. Ben sappiamo, per averlo udito ripetere testé dal vostro Presidente, che il vostro servizio si attiene a criteri di severa imparzialità ed obbiettività; ma sono proprio questi criteri che danno credito, e perciò efficienza ed importanza, a tale servizio e che gli conferiscono una funzione, che potremmo dire pedagogica, verso l’opinione pubblica, quella di educarla alla verità, alla onestà dell’osservazione e del giudizio su quanto accade nel mondo. Non possiamo rilevare questo aspetto fondamentale del vostro servizio senza riconoscerne la responsabilità, la dignità, la funzione sociale, e in un certo senso l’appassionante bellezza: si tratta d’un’attività che da tecnica e professionale diventa umana, partecipa cioè al culto di quei valori che definiscono buona la vita, civile la società. E non possiamo perciò non elogiarvi per la fedeltà che voi vi studiate di professare ai menzionati criteri, e Ci autorizziamo a raccomandarvi di averli sempre in onore, come una bandiera. Non vogliamo andare oltre; ma potremmo anche osservare come, nel rispetto rigoroso della linea prefissa, resti sempre un margine all’iniziativa personale circa il modo con cui essa è seguita e circa la passione del bene con cui è servita; e non è a dire quale merito morale ciò aggiunga al compimento burocratico del dovere e quale imponderabile riflesso ciò possa avere sul complesso del fatto informativo. La coscienza entra sempre nel giro delle cose umane e con la coscienza quanti altri elementi spirituali, che Noi auguriamo siano sempre superiori e - perché no? - saggiamente cristiani.

Ma il discorso si fa lungo! Lo terminiamo con l’augurio che la vostra impresa, collaudata da un ventennio di valorosa esperienza, possa nobilmente continuare a bene servire la stampa e l’opinione pubblica, e svilupparsi in ordine ai sempre nuovi bisogni, e ad ispirarsi sempre a ideali degni della vostra professione e della società a cui prestate servizio. E lo terminiamo anche facendo il voto che il ricordo del Concilio, al quale avete dedicate le vostre premure, sia qualche cosa di più che una memoria d’un singolare episodio professionale, ma anche per voi un richiamo alla grande causa, ch’esso ha inteso servire, quella del regno di Dio, messaggio, per tutti gli uomini di buona volontà, di pace e di salvezza.

E agli auguri aggiungiamo volentieri per voi tutti, i vostri Colleghi, i vostri Corrispondenti e le vostre Famiglie, con un anticipato voto di buon Natale, la Nostra Benedizione Apostolica.

                                      

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