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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL IV CENTENARIO DEL SEMINARIO ROMANO


Giovedì, 2 dicembre 1965

           

Signor Cardinale Vicario! Signori Cardinali qui presenti! Venerati Confratelli Vescovi e Sacerdoti e Religiosi! e fra tutti voi Parroci dell’Urbe e voi specialmente Superiori e Professori di questo Nostro dilettissimo Seminario Romano! ed ancor voi, cari Alunni, di ieri e di oggi, che avete la fortuna di dirlo «vostro» questo stesso Seminario!

Conoscete tutti l’antico adagio scolastico: «pluribus intentus minor est ad singula sensus». Lo dobbiamo citare in Nostra difesa, se all’avvenimento che stiamo celebrando non corrisponde la durata della Nostra presenza, come esso meriterebbe e come sarebbe Nostro piacere concedere. Voi certo immaginate, nella vostra bontà, quanto queste giornate precedenti la conclusione del Concilio ecumenico siano per Noi sovraccariche di occupazioni. Ma nello stesso tempo lo vogliamo contraddire quel proverbio per quanto riguarda la sensibilità, l’adesione, la commozione, la spirituale partecipazione, che Noi accordiamo pienamente a questo momento: veramente esso riempie tutto il Nostro spirito e vi suscita vivissime impressioni e ricchissimi pensieri. Se ora non vi diamo l’espressione ch’essi vorrebbero, sappiate che tutto quanto qui Ci circonda è raccolto nella profondità del Nostro animo ed entra fortemente nella circolazione dei più cordiali sentimenti, che trovano poi il loro linguaggio interiore nel colloquio con Dio, al Quale si dicono le cose più care, più importanti, più belle.

Entrare in un Seminario, lo dicano i Vescovi presenti, è sempre per un Pastore di anime, uno degli atti che più lo interessano e lo commuovono: tutto ciò che fa dolce un focolare domestico, che fa degna una scuola, che fa esaltante e trepidante un incontro con la gioventù, che fa assorbente un sogno ed una speranza, che fa pesante e coraggiosa una fatica, profonda una conversazione, armoniosa e corale una preghiera, il Vescovo trova nel suo Seminario. Non ignoriamo questa esperienza. Pensate allora quale sia in quest’ora la vivacità di tale esperienza per Noi, che giungiamo nel «Nostro» Seminario (dove vorremmo assai più spesso venire), in un’occasione straordinaria come questa.

Siete voi, Dignitari della Chiesa Romana, voi, Presuli di tante Diocesi italiane ed estere, voi, Maestri delle nostre Università, voi, antichi Alunni di questo Seminario, che accrescete con la vostra presenza il carattere sacro e solenne di questo incontro, e che Ci stimolate a ricordare. Nulla è più fecondo di ricordi che una inaugurazione: qui si inaugura questa splendida parte nuovissima del Seminario, la quale Ci porterebbe a ricostruire luoghi, vicende, persone d’un passato prossimo che sembra inebriare di soavi e spirituali profumi quest’atmosfera, dove il soffio della novità vuole avere il sopravvento: e non sono i ricordi, quasi a confronto ed a conflitto con le novità stesse vittoriose e padrone dei tempi che incalzano, un’inesauribile sorgente di emozioni? Se poi i ricordi, come nel caso Nostro, assumono la veste solenne di una commemorazione, e per giunta quattro volte secolare, le emozioni si fanno attrazioni desiderose di vagare a ritroso per i sentieri della storia fino a quel 10 febbraio del 1565, nel quale il Nostro Predecessore, ora ricordato dalle parole del Cardinale Vicario, istituiva il Seminario Romano, mediante la valida opera del Cardinale Giacomo Savelli, Cardinale Vicario di allora e non senza forse la collaborazione del Cardinale Nepote di Pio IV, Carlo Borromeo, santo fondatore a Milano, non molto dopo, dei Seminari magnifici. Rendiamo onore alla memoria del primo Rettore del Seminario Romano, Romano lui pure e Gesuita, il Padre Giovanni Battista Perusio; e frenando l’onda dei ricordi veniamo all’attualità: anche questa di quanto vibrante interesse non è ricca! Vediamo qui compiuta un’opera, che si iscrive fra quelle provvide e notevoli del Pontificato di Papa Giovanni XXIII, già Alunno e poi Mecenate di questo Seminario: la sua memoria si lega a questa Casa per sempre e certo in ammonimento e in benedizione.

Dobbiamo, a questo punto, dire la Nostra riconoscenza a quanti hanno dato ingegno, opera e lavoro a questo edificio; chiamando le benedizioni del Signore sopra di esso non dimenticheremo di invocare il Signore per coloro che vi hanno posto mano.

E a vederlo così degno e nuovo, questo Seminario, il pensiero, sempre commosso ed avido di esprimersi con voce cordiale e penetrante, si rivolge agli Alunni, per i quali è stato con tanto lavoro e con tanta spesa in così cospicua parte costruito e nell’insieme rinnovato. Questa novità è per voi, cari Seminaristi! Ed il pensiero trova qui una fonte ancora più abbondante. Per voi! Questo riferimento Ci dice quanto voi Ci appartenete; Ci ricorda quanto voi, fra tutti, Ci siete figliuoli; Ci richiama il Nostro dovere di maestro e di educatore. Vedete quante cose scaturiscono nel cuore in una circostanza come questa! Tanti, tanti pensieri c’inviterebbero a discorso senza fine; ma ora, per non tacerli tutti e per limitarci a quelli più ovvii e spontanei, accenneremo soltanto a due, carissimi giovani! Il primo è quello appunto dei ricordi. Chi li deve raccogliere e custodire e rivivere, se non voi, Alunni di oggi e di domani? Ciò che dicevamo giorni fa inaugurando la nuova sede del Seminario Lombardo, possiamo ripetere a voi: siate solleciti, anzi fieri e gelosi delle tradizioni del vostro Seminario. Non tanto per fare esercizio di memoria su date e nomi ed episodi e statistiche; ma per avere vivo il senso del patrimonio di fede, di virtù, di sapere, di servizio, di santità che questa Casa ha accumulato e che ora trasmette a voi. Non l’orgoglio e non la vanità del passato, che possono vegetare come erbe indiscrete sopra un monumento; devono nutrire le vostre fantasie; ma il senso del disegno storico-provvidenziale, che in questa istituzione si dispiega, e che arriva alle vostre mani, perché lo abbiate a continuare, alle vostre anime perché lo abbiate a comprendere e ad arricchire del merito della vostra virtuosa testimonianza. Questa coerenza con la tradizione ha valore di radice: non è un vincolo che arresti e faccia prevalere le forme arcaiche su quelle vive e presenti, è una linfa che nutre e che consente sempre nuova e spontanea primavera di genuina educazione ecclesiastica; ha cioè un valore pedagogico e formativo che deve costituire la vitalità caratteristica d’un Seminario che si chiama Romano!

E l’altro pensiero, al quale hanno pure accennato le parole del Signor Cardinale Vicario, riguarda la coincidenza di questa celebrazione commemorativa e inaugurale ad un tempo con la conclusione del Concilio ecumenico vaticano secondo, il quale lascia alla Chiesa un volume di dottrine e di precetti d’incalcolabile pregio e di indiscutibile impegno; esso diventa il codice del rinnovamento della vita ecclesiastica e deve far sentire la sua corroborante autorità in ogni settore della Chiesa; anche ed in modo particolare nei Seminari. Vi sarà certamente tutto spiegato. Troverete tanta luce di sapienza e tanto vigore di azione in questo tesoro dei Decreti conciliari; Noi vi raccomandiamo di prendere in attenta e fedele considerazione tale volontà della Chiesa e di farne norma non solo di puntuale esecuzione per quanto riguarda direttamente i Seminaristi oggi, i Sacerdoti domani, ma di farne altresì fermento della vostra vita interiore; di quella vita interiore che ha ragione di principio informatore e santificante per tutto il resto della vita ecclesiastica. Specialmente un punto, che Ci sembra focale in tutta la visione conciliare: quello sulla Chiesa, che mostra il suo volto stupendo e misterioso di sacramento di Cristo; così che voi, che al servizio della Chiesa vi preparate e delle sue sembianze umane e concrete dovete essere studiosi, abbiate come faro affascinante la faccia di Cristo trasparente nel volto della Chiesa, ed abbiate di Cristo l’appassionato amore, che di Lui vi faccia discepoli, imitatori, seguaci, amici, testimoni, apostoli, servitori, come lo può e lo deve essere chi, col Sacerdozio, più d’ogni altro cristiano, alter Christus sarà chiamato e diventerà. Questo studio di Gesù Cristo deve più che mai riempire le vostre anime e caratterizzare la vostra formazione; diremo, con San Paolo, che questo è il Nostro principale desiderio a vostro riguardo, proprio in virtù della Nostra paternità pastorale ed apostolica: «Donec formetur Christus in vobis» (Gal. 4, 19); e ciò precisamente anche per la vostra diretta e filiale dipendenza da quel Vicario di Cristo, «onde Cristo è Romano»! E che la Madonna, lampada foriera di Cristo, per la vostra fiducia nella sua materna assistenza, a tanto vi guidi, diremo con l’Apostolo Pietro: «Dominum .. . Christum sanctificate in cordibus vestris» (1 Petr. 4, 15).

E Dio voglia che abbiate in questa scuola cristificante, con così bravi Superiori e Maestri, molti, molti nuovi compagni! Con la Nostra Benedizione Apostolica!              

 

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