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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA SQUADRA DI CALCIO «LANEROSSI-VICENZA»
Sabato, 22
gennaio 1966
Diletti figli della squadra di calcio «Lanerossi-Vicenza»! E voi pure,
diletti atleti della squadra di pallacanestro «Candy», di Bologna!
Siamo lietissimi di accogliervi a cordiale, seppure breve colloquio: e lo
facciamo tanto più volentieri, in quanto siamo a conoscenza del desiderio
schietto, spontaneo, fervidissimo, che avete manifestato, di venirci a portare
il vostro saluto, in occasione della «trasferta» a Roma - lasciate che usiamo
questo termine, familiare agli sportivi - per gli incontri che avrete domani nel
quadro dei rispettivi campionati.
La vostra presenza allieta il Nostro cuore: non soltanto perché siete dei
giovani atleti, per l’idea che, in quanto tali, offrite di prestanza fisica, di
competizione leale e ardimentosa, di allenamento faticoso, di dominio esercitato
e vittorioso del proprio fisico, dei propri riflessi, della propria sensibilità
nella mira costante di leali affermazioni agonistiche. Anche di questo,
sicuramente, vogliamo complimentarci con voi. Ma soprattutto Ci procura vivo
compiacimento l’importanza che voi date anche e specialmente alla cura della
vostra anima: e sappiamo bene, e li vediamo qui presenti, che ottimi sacerdoti
vi seguono spiritualmente, attestandovi la pastorale sollecitudine che il
Cardinale Arcivescovo di Bologna e il Vescovo di Vicenza hanno per voi.
Per questo siamo lietissimi di dedicarvi stamane un po’ del Nostro tempo, per
esprimervi il Nostro incoraggiamento, il Nostro plauso, la Nostra benedizione. I
risultati anche più lusinghieri degli sforzi agonistici sono cose che
entusiasmano e appassionano, ma sono legati a fattori diversi, imponderabili,
non sempre rispondenti alla realtà dei fatti, all’efficienza delle forze; e
perciò, come ogni cosa terrena, sono destinati ad appannarsi e a svanire, col
passar degli anni, col declinare delle energie; sono cose transitorie: diciamo
con San Paolo, costituiscono una corona che perisce, che si corrompe, che
sfiorisce (cfr. 1 Cor. 9, 25). Il vostro impegno sul piano spirituale,
che crediamo certamente profondo e vissuto da tutti voi, dimostra invece che voi
volete aggiungere alle soddisfazioni pur legittime e sacrosante, ma effimere
dell’impegno agonistico, quelle durature, sostanziose, vere dell’impegno
cristiano: che è stato paragonato a quello sportivo, per la padronanza e il
controllo e la risoluzione che richiede, ma che di tanto lo trascende di quanto
l’anima trascende il corpo, e lo regola e governa, e gli conferisce quella
completa armonia, che è sintesi di bellezza fisica e di interiore equilibrio,
cui si aggiunge la grazia di Dio.
È questo l’augurio, che vi rivolgiamo di cuore; e l’augurio si fa preghiera,
invocandovi il continuo aiuto di Dio su quanto di più caro avete; e la preghiera
avvalora la Benedizione Apostolica, che di cuore impartiamo a voi tutti, atleti
qui presenti, ai dirigenti delle vostre squadre e ai vostri diletti familiari.
«La pace del Signore sia sempre con voi!».
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