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DISCORSO DI PAOLO VI AI COMPONENTI
DELLA FEDERAZIONE AUTONOMA BANCARI ITALIANI

Giovedì, 3 febbraio 1966

 

Cari Signori.

Sincero è il Nostro compiacimento nel ricevere oggi i cinque Segretari Nazionali, e i Membri del Comitato Direttivo Centrale della Federazione Autonoma dei Bancari Italiani. Vi accogliamo con profonda stima e benevolenza; e amiamo salutare, da voi degnamente rappresentati, le migliaia e migliaia di iscritti alla vostra Federazione, ai quali vanno le vostre sollecitudini, ed ora vanno i Nostri voti.

La vostra presenza Ci dice, meglio di ogni parola, quali siano le disposizioni con cui compite il vostro dovere, senza rumore pubblicitario, nella ricerca del bene dei vostri associati, nella collaborazione ad essi prestata con competenza, lealtà, disinteresse. È un compito, il vostro, nel quale Ci piace vedere adombrato un vero e proprio servizio civile e fraterno: servizio di solidarietà e di appoggio, servizio di tutela e di incoraggiamento, nei vari campi a cui vi chiama la vostra qualificazione sindacale. Servizio di carattere sociale e tecnico, ma che deve integrarsi sul piano dell’amore concreto e fattivo, se vuole avere e conservare la sua più nobile e vera e duratura fisionomia.

Nella breve parentesi di questo incontro, vi incoraggiamo pertanto con viva simpatia a dare sempre più alla vostra attività, che si aggiunge con notevole abnegazione a quella della professione e alle cure della famiglia, proprio questo carattere, sovranamente alto, di generosa dedizione ai colleghi e ai fratelli, alle loro necessità e ai loro problemi. Questo atteggiamento non può non essere ispirato, nel suo più recondito e segreto significato, alla legge della carità, alla parola evangelica del Divino Salvatore, il cui influsso, forte e soave, deve estendersi a tutte le forme della vita e del lavoro, deve entrare in profondità, come un lievito nascosto e possente per trasformare in valori soprannaturali, e perciò eterni, imperituri, la trama quotidiana dell’agire umano, forse monotono, forse grigio, forse insignificante, certo sempre assillante e delicato e difficile, esposto com’è al pericolo di venire appiattito dall’uniformità e dalla meccanicità di atti consueti, se non sia come rigenerato dall’interno dal contatto vivo con motivi e ispirazioni superiori.

Non possiamo entrare, e il tempo ristretto non Ce lo permetterebbe, del resto, nella considerazione delle caratteristiche strettamente tecniche e sindacali della vostra attività: e non questo, di certo, vi aspettate da Noi, cui il Signore commette l’alto ufficio di un Magistero, che alle forme, a tutte le forme sane e operose della vita umana, vuole indicare la norma suprema e la luce indefettibile degli orizzonti dell’eterna vita. E pertanto a voi ripetiamo quanto dicemmo a Milano, a distinti membri di un Istituto Bancario in occasione della Missione cittadina del 1957: «La nostra è una voce amica, che non vi distrae dal vostro lavoro, non lo svaluta e non lo critica. Essa vorrebbe piuttosto confortarlo e fargli vedere come nella sua fisionomia di lavoro utile può avere anche dei termini onesti e finalistici, che non lo compromettono e non lo mortificano, ma gli aprono orizzonti prima umani e poi cristiani, e gli additano infine la sorte misteriosa, che attende, al di là, la vita dell’uomo, ammaestrandoli a usare i valori terreni come scala per conseguirla» (La Missione di Milano 1957, p. 191).

E in questa visione superiore e quasi estranea, perché disinteressata e d’altro ordine che non specificamente economica, ma aderente alla realtà della vostra professione, quante considerazioni si presenterebbero facilmente allo spirito! Dalla reciproca incidenza delle leggi morali su quelle economiche e amministrative, come delle leggi propriamente economiche sulle norme della onestà personale e collettiva, alla funzione del credito nelle sempre varie e nuove contingenze sociali, avremmo Noi pure qualche buona parola da dire, la quale voi tuttavia già conoscete o indovinate, specialmente in ordine al servizio che si richiede dagli Istituti bancari, non solo al diritto privato, ma alla pubblica utilità altresì, ai bisogni delle categorie sociali meno abbienti specialmente, redimendo il denaro dal suo nativo egoismo per farne strumento di pubblica utilità e di industriosa beneficenza.

Ecco, cari Signori, qualche paterna indicazione, che vi possa essere di utilità nell’adempimento del vostro lavoro associativo e, al tempo stesso, della vostra professione quotidiana. Sappiate che il Nostro affetto e la Nostra preghiera vi accompagnano in cotesto impegno, invocando l’aiuto del Signore sulle vostre persone, sui vostri cari, su tutti gli iscritti alla Federazione Autonoma dei Bancari Italiani e sulle loro dilette famiglie. A tutti la Nostra particolare Apostolica Benedizione!

                                                

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