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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLE ALUNNE DELL’ISTITUTO DEL SACRO CUORE

Lunedì, 9 maggio 1966

 

Dilette Figlie,

La vostra presenza, così fresca e animata, che dispiega davanti ai Nostri occhi lo spettacolo della giovinezza, splendido come quello della fioritura incantevole di questo mese di maggio, Ci riempie l’animo di grande consolazione.

Ve ne ringraziamo di cuore, e vi accogliamo con paterno affetto. Siete venute dai numerosi Ginnasi e Licei d’Italia, diretti dalle benemerite Religiose della Società del Sacro Cuore, per concludere con un festante Raduno nazionale l’anno centenario della morte di Santa Maddalena Sofia Barat, Fondatrice della Società. Il Nostro pensiero va in questo momento alla Madre Generale (qui presente), e a tutte le benemerite Religiose Educatrici, che spendono la loro vita, nei loro innumerevoli Istituti, sparsi nel mondo, nell’adempimento del loro altissimo compito; il Nostro affetto si rivolge altresì a tutte le schiere giovanili, che, come voi, nelle Scuole della Società del Sacro Cuore, si preparano con serena pensosità alle responsabilità del domani: sono trecentomila, così Ci hanno detto, tutte vostre coetanee, animate dalla vostra stessa vivacità, e dai vostri stessi ideali. A tutte il Nostro saluto, il Nostro augurio, la Nostra benedizione!

UNA PRESENZA CHE SI IMPONE

La vostra presenza Ci suggerisce una osservazione e una speranza. Ve le confidiamo con tutta spontaneità, affinché le Nostre parole rimangano in voi come ricordo del vostro soggiorno romano, e, per il tramite vostro, giungano anche all’immensa schiera delle alunne dei vostri Istituti, che guardano oggi a voi con santa invidia, e certamente sono qui spiritualmente presenti con il pensiero, con l’affetto, con la preghiera.

Una osservazione, anzitutto, ed è questa: che voi, come del resto tutte le alunne delle Scuole cattoliche in Italia e nel mondo, siete una forza viva, una realtà inoppugnabile, una presenza che si impone. Il vostro numero è grande: ed è tanto più significativo, in quanto dietro a ciascuna di voi, dietro a ciascuna di quelle trecentomila condiscepole, come di quei milioni di alunne e di alunni delle Scuole cattoliche nel mondo, stanno le famiglie, sono rappresentati i vostri genitori, i quali hanno scelto per voi un’ottima scuola, anche a costo di reali sacrifici, per attestare la loro e la vostra fede, per premunirla e garantirla da ogni pericolo, per farla prosperare in un ambiente, ov’essa fosse vissuta, e tradotta nella pratica quotidiana dell’aperta convinzione religiosa, alimentata dalla pietà solida liturgica e sostanziosa, illuminata da una sintesi culturale aperta e completa; come solo il Cristianesimo può dare.

Ma siete soprattutto una realtà nel campo dell’educazione giovanile e siete una forza nel concerto morale della società se ciascuna di voi, dilette Figlie, comprende la fortuna d’essere alunna d’una Scuola come la vostra, e assume interiormente l’impegno di rispondere spontaneamente e fortemente all’opera di formazione umana e cristiana che vi è prodigata; la fa sua gioiosamente, alacremente, oggi e per sempre.

Siete dunque una grande, bella, consolante realtà. E dovete averne certezza. Talora i Nostri figli cattolici, lo diciamo con una punta di rammarico e di esortazione insieme, sembrano esposti a un senso di timidezza, a un complesso di inferiorità, come oggi si dice, a un paralizzante riserbo, che pare renderli pavidi delle proprie convinzioni, e impacciati davanti a quelle degli altri. E che dire di coloro che, pur educati in ottime scuole cattoliche, ai primi contatti con le difficoltà della vita reale, alle prime avvisaglie di lotte e di pericoli, non sanno mantenere fede ai principii, soccombendo a mortificanti compromessi?

Oh sì, sappiamo che, fortunatamente per i moltissimi, non è così, e la grande maggioranza non merita questo rilievo: però ne rimane il pericolo, o almeno l’impressione.

E allora vi ripetiamo: siate convinte, siate fiere, siate logiche, anche, nel riconoscervi cattoliche, e nel comportarvi come tali, per tutta la vita, quando avrete una famiglia vostra, una professione, un insegnamento vostri.. Se tutte le alunne e gli allievi, che hanno studiato nelle scuole cattoliche, nelle varie nazioni del mondo, sapessero veramente e sinceramente vivere alla luce degli insegnamenti ricevuti nella loro età più bella, quanto diversa e più buona sarebbe la società, ov’essi devono costituire la parte scelta e più aperta!

GLI INSEGNAMENTI DEL CONCILIO

Non è un’utopia: è e dev’essere una lieta realtà. Ci hanno riferito che avete fatto oggetto di studio i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. È vero? Ebbene, come ricorderete, la Dichiarazione sulla educazione cristiana dipinge vividamente davanti ai vostri occhi il ritratto degli alunni delle scuole cattoliche, e il compito di queste, quando dice che tali scuole devono «aiutare gli adolescenti, perché nello sviluppo della loro personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura, che in essi ha realizzato il Battesimo, e coordinare l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, sicché la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede. Solo così la scuola cattolica - prosegue la Dichiarazione - . . . educa i suoi alunni a promuovere efficacemente il bene della città terrena, ed insieme li prepara al servizio per la diffusione del Regno di Dio, sicché, attraverso la pratica di una vita esemplare ed apostolica, diventino come il fermento di salvezza della comunità umana» (n. 8).

Parole alte e sante, che dovrete ricordare per tutta la vita, affinché gli anni della scuola, quelli che ora vivete con tanta intensità e con esemplare rendimento, siano per voi la fucina di sante convinzioni, che si irradino continuamente nei vostri futuri impegni.

LA GRANDE SPERANZA DELLA CHIESA

E questa è la speranza, che vi affidiamo con trepida commozione, dilette Figlie: il Concilio, come avete udito, aspetta da voi che siate «come il fermento di salvezza della comunità umana».

Il Concilio ha guardato con immensa fiducia alla gioventù, rivolgendo ai giovani e alle figliole del mondo intero un fervido messaggio di simpatia e di incoraggiamento, dicendo loro: «È nel nome di Dio e del suo Figlio Gesù che noi vi esortiamo ad aprire il vostro cuore alle dimensioni del mondo, ad ascoltare l’appello dei vostri fratelli, mettendo arditamente a loro servizio le vostre giovani energie. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di lasciar libero corso agli istinti di violenza e di odio . . . Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite con entusiasmo un mondo migliore di quello di chi vi ha preceduto! La Chiesa guarda a voi con amore e confidenza. Ricca di un lungo passato in essa tuttora vivo, e rivolta verso la perfezione umana, nel tempo, e verso gli ultimi destini della storia e della vita, essa è la vera giovinezza del mondo. Essa possiede ciò che forma il vigore e il fascino dei giovani: la facoltà di compiacersi di ciò che inizia, di donarsi senza pentimenti, di rinnovarsi e di partire per nuove conquiste. Guardate a lei, e vi troverete il volto di Cristo, il vero eroe, umile e sapiente, il profeta della verità e dell’amore, il compagno e l’amico dei giovani».

Ecco con quali sentimenti la Chiesa del tempo nostro si rivolge a voi, che siete la speranza di un domani migliore; sappiate corrispondere a questa aspettativa, sappiate vivere e lottare per la bellezza della vostra fede, impegnando l’intera vostra vita alla gloria di Dio, e ai trionfi del suo Regno, ovunque il Signore vorrà che impieghiate i vostri talenti.

È il Papa, il Vicario di Cristo, che ve lo ricorda e ve lo augura, con animo lieto e commosso, con cuore presago della vostra generosa risposta.

A tanto vi conforti la Nostra Apostolica Benedizione, che invoca i copiosi aiuti del Cielo su di voi, sui vostri cari, e sulla intera Famiglia delle Religiose del Sacro Cuore, per i continui, lieti incrementi della loro missione educatrice.

                                                 

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