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DISCORSO DI PAOLO VI
AI MEMBRI DEL CENTRO NAZIONALE ECONOMI ITALIANI
Lunedì, 9 maggio 1966
Ci fa particolarmente piacere questo incontro con il vostro Gruppo numeroso,
diletti figli e figlie, che partecipate al VI Convegno Nazionale di studio,
indetto dal Centro Nazionale Economi Cattolici. Ci fa piacere per tre motivi:
anzitutto perché siete Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Laici e dunque porzione
eletta della Chiesa, strettamente associati, col dono della vostra vita, ai
supremi interessi del Regno di Dio.
In secondo luogo, vediamo che rappresentate autorevolmente davanti a Noi le
vostre istituzioni: sono migliaia di Seminari, di Case Religiose, di Scuole,
Asili e Ospedali, di Ospizi e Case di cura, di Comunità di vario tipo e
destinazione, nell’ambito della finalità propria di ciascun istituto: e quindi
Ci portate il saluto pieno di affetto dei vostri Confratelli, Consorelle e
Colleghi, degli ospiti delle vostre case, di quanti in esse vivono e lavorano.
Infine Ci fate molto piacere perché, di tutte codeste Comunità, voi siete un
po’ il motore segreto ed efficace, da cui dipende l’ordinato funzionamento di
tutto l’organismo, ne siete la mente provvida e sagace, che ha su di sé
responsabilità talora gravi, insospettate, poco appariscenti, e se ne assume
tutto il peso, per il dovere dell’obbedienza, lasciando ad altri l’adempimento
di funzioni più gradite, più desiderate forse, e certo più rispondenti alla
peculiarità propria della vocazione sacerdotale e religiosa.
Eppure, anche il compito, a cui attendete, non è meno importante e
altrettanto meritorio; e se è vero che, per gli oneri e i grattacapi propri del
vostro lavoro, siete più simili a Marta che a Maria, questo non toglie nulla
alla bellezza del vostro dovere, e all’amore che a voi riserba Gesù, anzi ve lo
garantisce a un titolo particolare.
Non ha Egli detto, infatti, che tutto quanto è compiuto per i più piccoli tra
i fratelli lo ritiene fatto a Sé? (cfr. Matth. 25, 40). Non ha detto Egli
di esser venuto non a farsi servire, ma per servire? (ib. 20, 28). Non si è Egli
cinto i fianchi per lavare i piedi degli Apostoli, nella stessa notte in cui fu
tradito, quando istituì il Sacramento del suo Amore, eternamente offerto e
presente fra gli uomini? (cfr. Io. 13, 4-17).
Di questa luce d’amore si illumina il vostro quotidiano impegno: e ameremmo
paragonarlo alle sollecitudini dei genitori in ogni buona famiglia, ai fastidi
del padre, che lavora per il sostentamento dei figli, alle cure della madre, che
si preoccupa delle faccende più pratiche, dei problemi anche più umili, delle
risorse della dispensa c del corredo casalingo, fino al rovello quotidiano per
l’opportuna e variata preparazione dei cibi. Sono cose umili e semplici, a cui
nessuno sembra badare. Eppure sono tanto importanti. Possono diventare roûtine,
abitudine disamorata e senza riflesso, è vero: ma quando c’è la fiamma
dell’amore, si trasfigurano, e da piccole e sciatte diventano preziose davanti a
Dio per il loro merito eterno, e altresì preziose e indispensabili per la
società, per i fratelli.
Vi incoraggiamo pertanto a vedere la vostra quotidiana preoccupazione in
questa luce d’amore: non possiamo, né sappiamo entrare nel vivo dei problemi che
vi interessano, e che avete studiato nelle giornate feconde del vostro Convegno.
Ma questo, sì, ve lo volevamo dire anzitutto, a ricordo del vostro soggiorno
romano, a espressione di stima sincera, a incoraggiamento affettuoso, che
rivolgiamo a ciascuno di voi.
Ma c’è ancora un pensiero, che Ci sta a cuore: ed è quello della giusta
finalizzazione dell’economia nel quadro degli intenti apostolici, che ciascuna
delle vostre Istituzioni ha il blando rimprovero di Cristo: Turbaris erga
plurima (Luc. 10, 41) non ha perduto la sua attualità, anzi potrebbe
rivestire particolare severità nelle odierne condizioni della vita, quando le
difficoltà economiche, e tentazioni di varia natura, hanno anche il triste
potere di offuscare la chiara percezione della preminenza dei valori spirituali.
Non è forse vero che quando si pensa troppo al domani, anche nelle sue
implicazioni più modeste, si può affievolire lo spirito di fede, che è un
coraggioso far conto soltanto di Dio e del suo aiuto, un appellarsi in primo
luogo ai desideri celesti, nell’attesa del compimento escatologico del Regno dei
Cieli? Sono sempre da meditare e da vivere le parole evangeliche: Nolite ergo
solliciti esse dicentes: quid manducabimus, aut quid bibemus aut quo operiemur?
Haec enim omnia gentes inquirunt; scit enim Pater vester quia his omnibus
indigetis (Matth. 6, 31-32).
E ancora: salva la povertà personale, gemma preziosa di cui si deve adornare
l’esistenza sacerdotale e religiosa dei singoli, non è forse vero che una
ricerca eccessiva del proprio nome o della sicurezza futura può dare
l’impressione di una mancanza di povertà collettiva? Per le costruzioni, per gli
arredamenti, per le moltiplicate esigenze, per le spese richieste? Il Concilio
ha voluto mettere in luce il valore apologetico della povertà per la Chiesa dei
tempi nostri, e Noi stessi, nella Nostra prima Enciclica, abbiamo volutamente
insistito su questo punto: qui, infatti, è il banco di prova dello spirito
evangelico, che è imitazione di Gesù povero, che è ricerca dei poveri nel corpo
e nello spirito, che è ripudio del mondo con le sue tre concupiscenze. Sono
spunti che affidiamo alla vostra riflessione: ma siamo certi che trovano in voi
la più aperta rispondenza.
Noi vi esortiamo a continuare con amore, serenità e impegno l’ufficio, così
delicato e difficile, che vi è stato affidato dalla fiducia dei Superiori:
mentre esprimiamo il vivo compiacimento a quanto il Centro Nazionale degli
Economi cattolici, nei suoi brevi anni di vita, ha già compiuto, e compie con
slancio encomiabile, per facilitarvi al massimo nell’adempimento del quotidiano
lavoro.
Vi benedica il Signore, vi assistano la Vergine Santissima e S. Giuseppe, che
ben possono essere i vostri modelli e protettori, nell’esempio che rifulge dalla
casa benedetta di Nazareth: delle loro compiacenze vuol essere pegno paterno la
Nostra Benedizione Apostolica, che impartiamo a voi, ai vostri Superiori e alle
vostre Case religiose, unitamente ai benemeriti dirigenti e membri del Centro.
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