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RADIOMESSAGGIO DI PAOLO VI
PER L’INAUGURAZIONE DELLA CHIESA
DELLA SS.MA MADRE DI DIO A TRIESTE

Domenica, 22 maggio 1966

 

Salutiamo l’eletta corona di cardinali, di arcivescovi e vescovi d’Italia, in particolar modo della regione Triveneta, che han reso più solenne con la loro presenza l’odierna cerimonia per la consacrazione del Tempio votivo di Maria Santissima, Madre e Regina! Salutiamo reverenti le autorità politiche, civili e militari, intervenute allo storico evento.

Salutiamo l’arcivescovo di Trieste, Monsignor Antonio Santin, il clero e i fedeli della diletta diocesi, fieri per l’onore ad essi riserbato di custodire nella loro terra gloriosa un nuovo pegno della protezione della Vergine, ed esultanti per veder oggi realizzato in forme ardite e monumentali il nuovo santuario mariano.

E salutiamo voi, figli dilettissimi dell’Italia cattolica, presenti al rito festivo, o spiritualmente uniti per il tramite della radio e della televisione. Pace e benedizione a voi tutti!

Sette anni non sono ancora trascorsi da quando, il 19 settembre del 1959, benedicendosi la prima pietra di codesto tempio, il Nostro predecessore Giovanni XXIII vi rivolgeva la sua parola incitatrice. Si era appena concluso il Congresso Eucaristico nazionale di Catania, dal cui clima di santo fervore era germinata, come un fiore soavissimo, la consacrazione d’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Un tempio votivo, da erigersi nella diocesi di Trieste, doveva ricordarne nei secoli l’impegno: ed il compianto Pontefice ne sceglieva Lui stesso il titolo, dedicandolo con auspicio precorritore alla dolce Madre e Regina, Maria.

Oggi quel voto si compie, oggi il vostro ardente anelito diventa realtà: su codesto ciglione carsico del Monte Grisa, da cui la vista spazia splendidamente sulla città di Trieste, maestosa e fervente di vita, e sull’arco azzurro del suo golfo, fin verso le lontananze della laguna di Grado e di Aquileia, da una parte, e delle coste istriane, dall’altra, sorge ora solenne il tempio di Maria. Le pietre e i volumi architettonici delle sue moderne strutture, che furono in questi anni paziente conquista del lavoro dell’uomo, ora, con la suggestiva cerimonia della dedicazione, ricca di simbolismo eloquente, sono diventate sacre, sono definitivamente dedicate al culto del Signore e della sua Madre celeste, trasformate in oasi di preghiera e di propiziazione e di perdono, per quanti saliranno fin costà in cerca di spirituale rinnovamento e di pace ristoratrice. E codeste pietre non son solo diventate Casa di Dio, formando un nuovo Santuario mariano fra i cento e i mille che già cantano le lodi della Vergine, ma sono altresì il simbolo possente della Chiesa, formata di pietre viventi, squadrate nella fede, slanciate nella speranza verso il compimento escatologico del Regno dei cieli, fuse nella carità operosa verso Dio e verso i fratelli.

Diletti figli e figlie.

Voi, oggi riuniti nella preghiera e nell’esultanza, attorno all’Altare del nuovo tempio, e voi che piamente siete in ascolto: voi siete, voi formate questa Chiesa, che crede, che ama e che spera, pellegrinante verso la Patria Celeste. Ebbene, come fulgido esempio di virtù perfette, esemplare e modello dell’atteggiamento orante e operoso di tutta la Chiesa, vi precede Maria, costì invocata Madre e Regina: essa, come ha ben indicato il Concilio Ecumenico, è «intimamente congiunta con la Chiesa: la Madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava S. Ambrogio, nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. Infatti, sul mistero della Chiesa, la quale pure è chiamata madre e vergine, la Beata Vergine Maria è andata innanzi, presentandosi in modo eminente e singolare, quale vergine e quale madre» (Cost. dogm. De Ecclesia, n. 63).

A questa Madre, l’Italia si è consacrata con atti rinnovati di convinzione profonda: e l’odierna cerimonia ne ricorda e ricorderà l’impegno della sua storia più recente. Sia pertanto il nuovo tempio, dedicato a Maria, simbolo irraggiante e perenne di una intima adesione degli animi al suo insegnamento e al suo esempio: sia il pegno certissimo della protezione e della intercessione, che Ella non lascia certamente mancare a chi volonterosamente ne segue le orme sulla via della grazia e della santità.

Noi confidiamo che, riacceso il ricordo della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, compiuta al termine del Congresso Eucaristico di Catania, generosa ne segua l’applicazione in tutti i settori della vita, personale, familiare, sociale, civica, culturale: non certo si deve trattare di un entusiasmo solo sentimentale, destinato a passare presto, ma bensì di un rinnovato proposito di vita cristiana: a ciò ha portato quella consacrazione, a ciò vuole portare la vera devozione alla Vergine Santissima. Sia dunque unanime il fervore e profonda la convinzione nel riaffermare solennemente gli impegni cristiani: guardando a Colei, che tutti ci precede nel degno servizio di Dio, ciascuno sappia ravvivare la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa, ciascuno viva lietamente le consegne, che il nome di cattolico impone, come aperta e gioiosa adesione alla verità che sola ci libera ed esalta. Si adornino le famiglie di quelle virtù umane e cristiane, che ne sono l’incanto e la salvaguardia, ed han fatto nei secoli la dote più bella d’Italia. Sia la vita pubblica più saldamente ancorata alle forme vivificanti e unificatrici della civiltà cristiana; lo chiedono le giovani generazioni che salgono, aspettando esempio di coerenza e maturità di pensiero e di vita; lo esige l’ordinato progresso della società.

Sono queste le aspirazioni, che in questo momento Ci nascono dal cuore commosso, e che vogliamo affidare alla vostra sensibilità e all’intercessione della Vergine Maria, Madre e Regina. Le accompagniamo con la Nostra particolare Benedizione Apostolica, che di cuore impartiamo alle autorità religiose e civili, ai dilettissimi cattolici presenti, e a quanti sono in ascolto, su tutti invocando l’effusione copiosa delle grazie del Signore.

                                                     

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