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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA GUARDIA PALATINA D’ONORE

Domenica, 26 giugno 1966

 

Ecco la Nostra Guardia Palatina d’onore, - così il Santo Padre all’inizio delle sue affettuose parole - che vediamo nei suoi quadri così bene ordinati e nella sua formazione completa.

Il Papa ha, in ogni momento, l’occasione di incontrare alcuni della benemerita Guardia durante i loro servizi e gli svariati impegni: ma soltanto nell’odierna circostanza Gli arride la fortuna di incontrarli tutti e di notare non solo il vigore dei reparti, ma pure lo spirito animatore del Corpo. È perciò, questo, un felice motivo per dare a ognuno e a tutti il suo paterno benvenuto al gradito incontro.

Anzitutto il Santo Padre vuole salutare il Signor Comandante, verso il quale si sente obbligato per le cure che presta al buon andamento della Guardia Palatina; i Signori Ufficiali; Monsignor Cappellano e i Sacerdoti che lo coadiuvano; e quanti prestano il proprio servizio nella eletta formazione, che possiede una luminosa storia e tradizione; e non pochi titoli di merito.

Perciò il saluto si estende a ciascun appartenente alla Guardia Palatina: ed il Papa è lieto di poter accogliere, nella imminenza dilla festa di San Pietro, la loro promessa, il loro giuramento: autentica professione di fedeltà. Ben volentieri Egli accetta tale impegno poiché lo sente, anzitutto, scaturire da animi generosi, da persone che esprimono un convincimento, un proposito veramente sincero ed energico, capace di suscitare, nella vita di chi assume la nobile responsabilità, una forza, un indirizzo, uno stile, un eccellente ideale; e inoltre perché Gli sembra di scorgere, nel medesimo impegno, quello delle rispettive famiglie. Intende dire la devozione del Popolo Romano dal quale le Guardie provengono, ed a cui fanno onore nel portare, con la divisa, le memorie che hanno reso questo stesso Popolo sempre devoto alla Sede Apostolica e cosciente della propria vocazione, appunto romana e cattolica.

Queste le ragioni per cui la promessa testé fatta è molto cara al Vicario di Gesù Cristo, come un dono prezioso. I diletti giovani la rivestono, altresì, di forme militari, di una divisa di soldati. Tuttavia non è certo per prestare un servizio militare che essi ora sono riuniti in questo Corpo e nella sua qualificata organizzazione; ma è per professare uno spirito militante; è per asserire che le Guardie Palatine - come il soldato è pronto a dare la sua vita e a darla in virtù dell’obbedienza e nell’osservanza di doveri particolari tanto precisi, obbliganti, totali, - pur esse, in eguale maniera, sono pronte ad offrire alle loro mansioni l’anima, lo spirito, la pienezza di fedeltà, e, se necessario, anche di tutto ciò la prova, mediante continuo sacrificio e spontanea abnegazione.

È quindi bello e degno che il Papa incoraggi un tale fervore, ed auspichi che esso sempre si manifesti in pienezza, elevato sentimento, e fioritura di opere.

Sappiano, pertanto, coloro i quali fanno parte della Guardia Palatina, che per loro Sua Santità ha stima e benevolenza. Di ciò vuole essere espressione e conferma la medaglia alla Bandiera, - che si appresta a conferire - in riconoscimento del servizio prestato con tanto affetto e dedizione durante le fasi del Concilio Ecumenico, riaffermando anche dinnanzi ai Vescovi del mondo intero che esiste un gruppo di anime forti e fedeli, le quali servono, non per altro stipendio che quello dell’onore e della gioia di dare alla Chiesa il proprio nome, la propria offerta di vivida, alacre diligenza.

Ed ora una paterna raccomandazione. È imminente la festa di San Pietro, celeste Patrono della Guardia Palatina d’Onore. Gia questa solenne circostanza è un incentivo a ribadire il proposito di tenere sempre ardente la devozione al Principe degli Apostoli, non solo per quanto essa può ispirare di pietà, di culto, di perseveranza, giacché sublime cosa è onorare chi ha dato la vita per Cristo e ha fondato la Chiesa, ma anche proprio perché questa fedeltà e devozione a Pietro, come Rappresentante e Capo della Chiesa Cattolica, la quale in Roma ha il suo centro, siano qui particolarmente comprese ed attuate.

Non lasciate languire - così l’Augusto Pontefice concludendo il discorso - tale devozione; accingiamoci ad onorare (proprio in questo momento ce lo ricordano le campane della Basilica) il Fondatore della Chiesa di Roma. Siatene sempre devoti e vogliate trarre appunto da questa fedeltà all’Apostolo gli insegnamenti, le energie, i conforti che sono necessari affinché il vostro servizio sia sempre ottimo, saldo negli ideali, esemplare nella generosa offerta alla Causa di Dio: e perciò inestimabile.

Siate certi che quanto fate per la Chiesa di Cristo, per il suo Vicario, il Successore di San Pietro, rimane per sempre ed avrà il suo premio eterno, come Noi, con la Nostra benedizione, cordialmente a tutti auguriamo.

                                              

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